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Ugo Foscolo: introduzione
ma la storia è appassionante e certe immagini, certi sfoghi, certi tormenti esistenziali sono ancora in grado di trasmetterci vibranti emozioni. Io l’ho letto nell’estate di parecchi ani fa. Avevo sedici anni ed ero dolcemente tormentato da dubbi esistenziali e politici. L’ho letto in un lungo pomeriggio di sole, all’ombra di giovani pioppi, sdraiato a pancia in giù sull’erba fresca. Ed ho trovato in Jacopo un amico che condivideva certi miei sogni, certi miei dolori, un certo modo di intendere l’amore, e la vita, e la morte. Sì, anche la morte. Da ragazzi si pensa spesso alla morte. E talvolta si sogna il proprio suicidio. E si immaginano, con struggente piacere, le lacrime che le donne, gli amici e gli insensibili adulti verseranno sul nostro acerbo cadavere. Leggere la storia di Jacopo può essere dunque anche l’occasione per fare quattro passi nei nostri sogni di adolescenti, nei nostri inquieti - e spesso inconfessati - desideri romantici. Da insegnate ho recitato centinaia di volte A Zacinto. E tutte le volte ho provato vibrazioni nuove. Brividi tenui e struggenti. Un rampollare inesausto di ricordi che si intrecciano con quelli del poeta in un ipertesto mentale infinito ed intrigante. E certamente conoscerai il sonetto Alla sera, uno dei più belli della nostra letteratura. La sera, per il poeta, è il momento più bello della giornata: il momento in cui, finalmente, ci si può riposare dopo gli affanni quotidiani; il momento in cui si placano i rumori dell’esistenza ed il cuore è invaso da uno stato d’animo di pace e serenità. Ma la meditazione sulla sera è anche una riflessione sulla morte. Anche la morte, come la sera, è una promessa di pace: una pace dolce e definitiva: un rassicurante porto d’oblio dove si annullano le fatiche di un’esistenza tribolata ed angosciosa. Dovresti proprio fartelo, un viaggio con Ughetto!
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