IL PENSIERO
Il Foscolo vive in un
periodo delicato della nostra storia, un periodo di crisi, di passaggio.
Fatti importanti sconvolgono la società europea: rivoluzione francese,
imprese napoleoniche, Restaurazione, società segrete e movimenti
liberali...
vive il dramma
spirituale della sua generazione
Essendo un intellettuale molto sensibile ed impegnato, egli vive il dramma
spirituale della sua generazione, una generazione combattuta fra ideali
rivoluzionari e desiderio di pace, fra materialismo ed ansia religiosa,
fra razionalismo ed idealismo, fra arte neoclassica e tendenze
romantiche...
riflette le contraddizioni del suo tempo
Ed il Foscolo riflette pienamente le contraddizioni del suo tempo: il suo
pensiero e la sua poetica sono pieni di dubbi, oscillazioni, scelte
contrastanti.
ha una vita inquieta
La sua stessa vita appare inquieta, disordinata, tumultuosa: una vita
tipicamente romantica. Al di là di ogni calcolo e buon senso, il poeta si
abbandona spesso ai sentimenti, ai folli amori, alle roventi passioni...
Una vita, quindi, in balìa di un cuore che, come egli stesso amava dire, è
ricco di vizi e di virtù: capacissimo di battersi per gli ideali più
nobili quanto di perdersi dietro agli istinti più bassi (come l’amore per
il gioco, il lusso...), pronto spesso al dirompente furore dell’impegno
politico, ma anche disposto, talvolta, a chiudersi rigidamente in se
stesso.
Un carattere senza pace, senza equilibrio: egocentrico, scontroso,
insofferente...
diventa illuminista, ateo, materialista
Perduta la fede cristiana, egli aderisce pienamente alle filosofie
illuministiche: si sente razionalmente ateo e materialista. Per lui sono
valide solo le conoscenze che derivano dai sensi e dalla ragione;
l’universo è un meccanismo che si autoregola: un ciclo perenne di nascita,
morte e trasformazione della materia; e l’uomo è un semplice ingranaggio
di questo organismo: si muove ed agisce in base a forze meccaniche:
istinti, passioni, lotta per la sopravvivenza...
Foscolo, dunque, è un pessimista
L’uomo, dunque, vive in un mondo senza speranze, senza verità assolute,
senza entità ultraterrene. La vita è un drammatico errare senza scopo
verso il “nulla eterno”. Da ciò deriva il radicato pessimismo del poeta,
la sua disperata angoscia esistenziale.
ma avverte il fascino dei grandi ideali
Ma se la ragione gli detta simili considerazioni, la sua profonda
sensibilità lo porta intimamente a diffidare di queste concezioni
meccanicistiche. Il Foscolo intuisce che una vita basata solo sul
materialismo esasperato, sarebbe un’esistenza vuota e squallida. Egli
avverte il fascino del trascendente, l’ansia di infinito, egli avverte la
necessità di credere in più alti ideali, negli ideali, di verità, libertà,
giustizia, patria, bellezza, amore...
ed elabora la sua “religione delle illusioni”
D’altro canto egli si rende perfettamente conto che tali valori sono solo
illusioni momentanee (l’amore prima o poi finisce; la bellezza sfiorisce;
gli ideali politici non si realizzano...) ma vi si aggrappa lo stesso con
passione perché senza di essi, afferma, “io non sentirei la vita che nel
dolore, o (che mi spaventa ancor di più) nella rigida e noiosa indolenza”.
E’ questa la sua “religione delle illusioni”: una religione la cui fede è
sempre messa a dura prova: spesso all’uomo che si rende conto della
caducità degli ideali, non rimane che il suicidio. E’ quello che succede
all’Ortis: visto il fallimento di ogni sforzo patriottico, vista
l’impossibilità di un amore felice, vista l’incapacità di dare un nobile
senso alla propria vita, egli si suicida eroicamente. E lo stesso Foscolo,
in più di una occasione, invoca la morte come fine di tutti i suoi
travagli.
fra cui spicca la poesia come “eternizzatrice di valori”
Ma fortunatamente questa “teoria delle illusioni” non ha sempre risvolti
così pessimistici, se non altro perché fra le illusioni, fra i miti, fra i
valori più alti c’è la poesia: la più grande espressione di umanità e
civiltà: la sola in grado di eternizzare i valori (e con essi gli eroi e i
poeti).
Un figlio della
rivoluzione che...
Un angolino a parte va riservato alle concezioni politico-ideologiche del
Foscolo. Anch’esse, infatti, sono molto importanti per una corretta
comprensione delle sue opere. Ed anch’esse, tra l’altro, non sono di
facile ed immediata etichettazione perché il poeta, com’è ormai evidente,
partecipava agli eventi con spontanea intensità, senza piani razionalmente
prestabiliti, andando incontro, ovviamente, ad atteggiamenti talvolta
piuttosto contraddittori.
Per semplificare un po’
le cose, però, certi critici dividono l’esperienza foscoliana in tre
periodi.
Dal 1796 al 1799 il
Foscolo è un “pupil of revolution” (un figlio della Rivoluzione) come
egli stesso amava definirsi. Egli partecipa attivamente alle vicende
rivoluzionarie, difendendo e diffondendo le posizione più estremistiche e
giacobine: urla contro ogni tirannide, inneggia alla libertà e alla
patria, sostiene le tesi più democratiche, arriva addirittura a mettere in
discussione la proprietà privata.
I suoi modelli sono gli
eroi della rivoluzione francese e lo stesso Napoleone, visto come un
liberatore disinteressato, come colui che avrebbe fatto trionfare gli
ideali della rivoluzione in tutta Europa.
Il Trattato di
Campoformio, la realtà della politica napoleonica (neoassolutistica ed
imperialistica), la scarsa forza e coerenza del “movimento
indipendentistici italiano”, segnano il poeta in modo traumatico. Egli
passa dalla profonda delusione ad un radicato senso di impotenza e
sconfitta.
Abbandonati i giovanili
entusiasmi, le sue analisi si fanno più concrete e realistiche, mentre la
sua visione politica, pur rimanendo saldamente ancorata alle idee
liberali, diventa in assoluto più moderata: rifiuta decisamente la
politica imperialistica di Napoleone, ma nello stesso tempo rivaluta il
principio della proprietà privata (arriva addirittura a riconoscere piena
dignità di cittadini ai soli proprietari terrieri) e abbandona le istanze
più democratiche (esprimendo giudizi molto duri sul “Quarto stato”, il
“volgo” capace solo di farsi strumentalizzare dai potenti di turno).
L’abbandono degli
ideali rivoluzionari e le progressive delusioni, portano in breve il poeta
al disimpegno. Soprattutto dopo il 1815, egli non parteciperà più in prima
persona alle vicende politiche, anche se nelle sue opere continuerà ad
esaltare i grandi miti della patria e della libertà (soprattutto della
libertà di pensiero: il Foscolo si scaglierà più di una volta contro i
poeti cortigiani, quei poeti cioè che usano la loro arte per organizzare
il consenso attorno alle strategie politiche dei potenti).
Ricorda che il materiale pubblicato è soggetto a
copyright
(© 1994 by CSC srl,
Modena):
puoi usarlo solo per scopi personali - non commerciali - citando
correttamente la fonte e
avvertendomi dell'uso con una mail. Buona vita. |