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LA POETICA
Tanto per cambiare: la
poetica del Foscolo non è facilmente schematizzabile in pochi, precisi,
punti. Essa infatti non è frutto di un disegno organico e lineare, ma è la
risultante di diverse intuizioni, di influssi disparati e provenienti da
aree culturali talvolta in apparente contrapposizione. Tanto è vero che
spesso i critici (e soprattutto i compilatori di testi scolastici) si sono
trovati in difficoltà ad etichettare il poeta: classico? neoclassico?
romantico? preromantico...
L’immaginario del Foscolo si
forma alla luce di interessi assai vari; ricordiamo almeno le sue passioni
per:
-
il mondo greco: i
temi, gli eroi, i miti della letteratura greca popolano la sua fantasia
e la sua anima, mescolandosi con la struggente nostalgia per la sua
isola natale e per quel mare che ancora riecheggia le antiche leggende.
Va subito detto, però, che quasi mai, nelle sue opere, la mitologia
diviene materiale inerte, freddo, scenografico, decorativo, frutto di
un’erudizione fine a se stessa: ma un repertorio di vicende e personaggi
ricchi di umanità, affetti, passioni, ansie, sofferenze...
-
la letteratura latina
(Catullo, Lucrezio, Seneca, Tacito...)
-
la letteratura
italiana: i grandi del passato (Dante, Petrarca, Machiavelli), ma
anche i fieri intellettuali del Settecento: Vico, Parini e soprattutto
l’Alfieri del quale condivide l’insofferenza per ogni forma di tirannide
-
la cultura
illuministica: sia di matrice inglese (Locke, Hume, Hobbes...) che
(soprattutto) francese (da cui assimila la visione laica e
materialistica della vita)
-
le tendenze romantiche
(preromantiche): l’attrazione per Shakespeare, per la letteratura
sepolcrale, per Rousseau (con la sua esaltazione della natura e col suo
mito del buon selvaggio), per l’Ossian (dal 1795 segue, a Padova, le
lezioni di Melchiorre Cesarotti, il traduttore dei “Canti di Ossian”),
per Goethe (e soprattutto per Werther)...
Già queste osservazioni
potrebbero spiegare, almeno in parte, le sue continue oscillazioni (più o
meno consapevoli) fra classicismo e romanticismo, e le sue riflessioni non
sempre univoche sul significato e la funzione della poesia. In ogni caso
dai suoi scritti traspaiono, a grandi linee, certe convinzioni:
-
il fare poetico deve
aspirare ad una armonica fusione fra forma e contenuto, fra
tecnica ed ispirazione (una poesia bella su una contenuto insulso non è
artistica);
-
il vero poeta non deve
tendere all’imitazione, ma alla creazione individuale;
-
la poesia deve trarre
ispirazione dal reale (dalla osservazione della natura, della
rappresentazione di stati d’animo e sentimenti veramente provati, dalla
passione per le ideologie del proprio tempo) senza rinunciare all’ideale
(ai sogni, ai miti, all’immaginazione, alla fantasia): la bella
poesia scaturisce dall’intima fusione fra reale e ideale;
-
per questo un grande
poeta deve essere soprattutto un grande uomo: deve avere una vita
intensa, deve provare forti emozioni e passioni (il forte sentire):
senza di esse la poesia sarebbe fragile, vuota, superficiale;
-
ma le vibranti
suggestioni, le forti passioni devono poi comporsi in una classica
armonia.
Come si vede, quindi, per il
Foscolo la poesia con la P maiuscola dovrebbe scaturire dalla
-
armonica sintesi fra
forma e contenuto, tecnica e ispirazione,reale ed ideale...
una sintesi, in altre parole,
-
fra la sensibilità
romantica e il gusto classico.
Va subito aggiunto che non
sempre egli riesce a raggiungere questo superiore equilibrio nelle sue
opere: a volte la passione prevale sull’armonia, altre volte la ricerca
della perfezione formale tende a soffocare l’ispirazione. Così ci sono
opere dove prevale la tendenza romantica (Le ultime lettere di Jacopo
Ortis, alcuni Sonetti, I Sepolcri), altre dove è evidente l’aspirazione
alla serena bellezza tipica della classicità (Le Grazie), altre ancora che
rientrano senza infamia e senza lode nella categoria delle poesie
encomiastiche tipiche di certo neoclassicismo di maniera (Le Odi); e
forse, solo nei sonetti “maggiori” (Alla sera, A Zacinto, In morte del
fratello Giovanni) possiamo rilevare un vero equilibrio, una giusta
fusione fra tecnica e ispirazione.
Per concludere ribadiamo il
grande valore che il Foscolo attribuisce alla poesia; secondo il poeta,
-
la poesia ha la funzione
di attivare le illusioni,
-
di stimolare l’uomo a
compiere grandi imprese (“egregie cose”), di rasserenare, di incivilire
i popoli,
-
di eternizzare i valori,
gli eroi, i poeti...
I poeti, d’altro canto, non
devono abbandonarsi all’ “otium” letterario e non devono prostituirsi (=
non devono pensare solo all’arte, ma devono avere una coscienza civica e
devono essere liberi di pensare e dire ciò che sentono veramente).
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