Romanticismo

Ehi: hai provato a guardare quante pagine del tuo libro di testo sono dedicate al Romanticismo?

Un bel po'?

Ovvio:

il Romanticismo è uno dei movimenti culturali più importanti della nostra storia.

La sintesi qua sotto potrebbe aiutarti ad inquadrare il fenomeno, ma nulla potrà mai sostituire i tuoi approfondimenti personali...

 


Il romanticismo è un vasto movimento culturale.

Nasce verso la fine del ‘700 (in Inghilterra e in Germania)   e domina la scena europea per tutta la prima metà dell’ ‘800. Pur essendo un movimento molto complesso ed eterogeneo, lascia trasparire alcuni denominatori comuni. Vediamoli.

Il romanticismo si oppone all’illuminismo

Gli illuministi, grazie alla ragione (e con l’ausilio della scienza e della tecnica) erano convinti di potere sciogliere ogni dubbio, di potere dare una risposta esatta ad ogni domanda. Alcuni intellettuali però (i romantici, appunto) avvertirono i limiti della ragione: sentirono cioè che la sola ragione non era in grado di spiegare tutto (chi siamo? da dove veniamo? dove andiamo? che senso ha la vita?...); in particolare nessuna teoria razionale e scientifica riusciva a spiegare in modo soddisfacente l’origine di alcuni sentimenti, di alcuni stati d’animo che derivano dalle zone più profonde e misteriose della mente (dell’anima).

Inoltre gli illuministi, sempre grazie alla ragione (e con l’aiuto della scienza e della tecnica) erano sicuri di potere risolvere tutti i problemi e di potere costruire una società felice e perfetta. Invece, in molti giovani intellettuali (i romantici, appunto) sorge il dubbio sulla possibilità della ragione di liberare l’uomo dal dolore e dalle imperfezioni; essi si rendono drammaticamente conto che esiste una frattura insanabile fra ideale (un mondo bello, sereno, felice, senza problemi e senza dolore) e realtà (il mondo in cui effettivamente si vive, pieno di problemi, contraddizioni, dolore...) e ciò provoca lo stato d’animo forse più tipico del romanticismo: la profonda insoddisfazione del presente ( => malinconia, tristezza... ). Questo stato di insoddisfazione sarà amplificato ancora di più, poi, dalla delusione per il fallimento della Rivoluzione Francese: nata sull’onda dell’entusiasmo per gli ideali illuministici (libertà, fratellanza, uguaglianza...) la rivoluzione non aveva saputo costruire la società perfetta, ma aveva provocato terribili guerre fratricide (terrore rosso, terrore bianco...) e alla fine si era spenta nella dittatura napoleonica e nella restaurazione.

Logico pertanto che si registri un distacco amaro e spesso violentemente polemico dagli ideali illuministici.

Il romanticismo rivaluta il sentimento

l'Illuminismo aveva posto la ragione al di sopra di tutto; i romantici, invece, anche se riconoscono alla ragione una certa validità conoscitiva, esaltano il sentimento (l’emozione, lo stato d’animo...). L’eroe romantico è quello che riconosce il primato del sentimento sulla ragione, che agisce in base alle sue pulsioni istintive, alle sue emozioni, alle sue passioni: passioni per l’amico, l’amata, l’infinito, la natura, la patria, il popolo...

Il romanticismo rivaluta l’animo

L’illuminismo riteneva valide solo le verità che si potevano dimostrare attraverso i sensi e/o la ragione, pertanto aveva negato l’esistenza dell’anima. Per molti illuministi l’uomo era semplicemente una macchina fatta di ossa, muscoli e ingranaggi a cui la ragione dava movimento. I romantici, invece, esaltano l’animo come sede interna, profonda, misteriosa di tutte le pulsioni spirituali, affettive, sentimentali.

Il romanticismo rivaluta l’individualismo

Per molti illuministi tutti gli uomini sono uguali perché tutti gli uomini sono provvisti di ragione; per i romantici, invece, ogni uomo è diverso dagli altri perché prova sensazioni, stati d’animo, sentimenti diversi dagli altri. Ogni individuo, infatti, ha dei sentimenti privati, ha una sua specifica condizione esistenziale, ha una sua “anima”. Questo insistere sulla sfera personale, porta talvolta alla celebrazione dell’individualismo esasperato che può avere manifestazioni diverse come il vittimismo (tendenza al ripiegamento interiore, al chiudersi in se stessi, ad investigare continuamente il proprio animo, all’autobiografismo...) o il titanismo (esaltazione della propria personalità, del proprio genio creatore, della propria condizione di ribelle che lotta con ogni mezzo contro la morale conformista, contro il grigiore del vivere quotidiano...; voglia di vivere gesta eroiche ed esaltanti...).

Il romanticismo rivaluta lo spiritualismo

Mentre gli illuministi erano tendenzialmente atei e materialisti, in molti romantici troviamo un’altissima tensione spirituale che si manifesta in varie forme: anelito verso l’infinito, desiderio di immortalità, culto dei più alti valori spirituali (compreso il culto per la patria, per l’umanità...),  profonda ansia religiosa. Vengono così rivalutate anche le religioni tradizionali e si registra soprattutto una entusiastica riscoperta del cristianesimo evangelico.

Il romanticismo rivaluta la storia

Gli illuministi tradizionali non si curavano molto del passato che ritenevano un cumulo di errori; i romantici, invece, nutrono un appassionato amore per la storia vista nel suo perenne e dialettico divenire. In particolare i romantici rivalutano il medioevo perché in quel periodo trionfava la spiritualità cristiana e soprattutto perché nel medioevo sono nate le moderne nazioni europee.

Il romanticismo esalta il concetto di nazione

Infatti, mentre gli illuministi avevano tendenze cosmopolite, i romantici danno un’enorme importanza alle origini etnico-geografiche degli uomini. Ogni individuo, per i romantici, deve molto alle abitudini, agli usi, ai costumi, alle tradizioni del luogo in cui è nato. E’ il romanticismo, in pratica, che crea ed esalta il concetto di nazione (a cui sono strettamente correlati, ovviamente, i concetti di popolo e di patria). Ed è in nome di questi ideali romantici che i popoli oppressi o dominati da potenze straniere (italiani, polacchi, greci...) combattono per la loro libertà e indipendenza.  Questo amore per le proprie radici (etniche, storiche, politiche, culturali...) porta gli intellettuali romantici a studiare e ad esaltare le tradizioni popolari come le antiche fiabe, leggende, saghe...

Il romanticismo esalta la libertà creativa

Dal punto di vista delle poetiche, si è soliti dire che il romanticismo si oppone al classicismo. Anche se tale affermazione (come tutte le affermazioni categoriche) non è esatta (esiste un “classicismo romantico” e un “romanticismo classico” o, più semplicemente, ci sono autori che elaborano una loro personalissima poetica che attinge da entrambe le tendenze) serve però a sintetizzare in qualche modo le tendenze poetiche del romanticismo. Così come i neoclassici tendevano all’imitazione degli antichi, ad usare la mitologia, a seguire i modelli e le regole... i romantici in genere perseguono l’ideale della libertà creativa. In campo artistico, infatti, il romanticismo sostiene la libertà dell’artista da tutto ciò che ne condiziona l’ispirazione. L’arte deve essere la libera creazione del sentimento individuale. Per questo l’artista romantico

  • rifiuta il condizionamento da regole esterne  (politiche, sociali, religiose...)

  • rifiuta il concetto di arte come imitazione di opere del passato

  • rifiuta i generi tradizionali

  • rifiuta di seguire le regole classiche

  • rifiuta i modelli esemplari.

Insomma: la poesia deve essere una creazione libera, autonoma, originale, che sgorga dal profondo dell’animo; il poeta romantico (così come l’artista, il musicista...) scrive solo quando è ispirato dal suo genio, e lo fa abbandonandosi alla spontaneità, alla sincerità, all’urgenza dei suoi sentimenti.

Altre caratteristiche centrali dell’estetica romantica (soprattutto di quella tedesca e nordica) sono

  • l’amore per  il libero gioco della fantasia,
    l’attrazione per il sogno e per le altre manifestazioni dell’inconscio,

  • la tendenza ad abolire le distinzioni fra poesia e prosa (si tende a creare della prosa lirica e della lirica prosastica).


 

Possibili approfondimenti


Qui sotto trovi alcuni appunti su possibili itinerari di approfondimento.

Ti consiglio di leggerli, sia pure velocemente: contengono nozioni e concetti che probabilmente anche il tuo insegnante considera fondamentali.

Potresti fare bella figura con poco sforzo!

Il romanticismo inglese

Fu innanzitutto in Inghilterra che l’aggettivo “romantico” (romantic) trovò un fertile terreno. Esso veniva usato nella seconda metà del Seicento per denominare, in senso spregiativo, i temi e le atmosfere di certi romanzi cavallereschi. Infatti, in contrapposizione col gusto dominante (che amava l’ordine, la concretezza, la scientificità e il razionalismo) questi romanzi riportavano storie incredibili, imprese inverosimili, avventure ai limiti dell’immaginazione e della fantasia. Di conseguenza veniva poi definito sprezzantemente romantico tutto ciò che appariva irrazionale e prodotto da una sregolata fantasia.

Nel corso del Settecento, però, si ebbe una lenta ma inesorabile trasformazione del gusto: non solo molti intellettuali cominciarono a prendere le distanze (per stanchezza o per sfiducia) dai miti della scienza e della ragione, ma iniziarono anche ad

  • apprezzare le antiche saghe popolari e i vecchi romanzi cavallereschi,

  • a riconoscere l’importanza della fantasia nell’arte,

  • ad amare quei luoghi, quei paesaggi, quelle atmosfere (cimiteri, paludi, castelli abbandonati, rovine, montagne solitarie, foreste selvagge...) particolarmente adatte a stimolare l’immaginazione e a regalare suggestioni spesso irrazionali e misteriose (oggi parleremmo di immagini che fanno appello all’inconscio).

L’aggettivo romantico, quindi, cominciò a designare (questa volta in senso positivo) tali tendenze.

Un precursore importante del gusto romantico fu James Macpherson che pubblicò fra il 1760 e il 1773 Le poesie di Ossian, una serie di poemetti in prosa ritmica ambientati in un passato assai remoto (l’autore li presentava come traduzioni di antichi poemi irlandesi e scozzesi); l’opera ebbe un grande successo europeo: le intense passioni d’amore e guerra, le avventure eroiche e fantastiche, l’atmosfera suggestiva e lugubre, i paesaggi nordici (solitari e selvaggi), lo scatenarsi tumultuoso delle forze della natura (“Era una notte buia e tempestosa...”) andavano infatti incontro alla diffusa voglia di novità. Più o meno negli stessi anni due testi di  Thomas Gray (Elegia scritta in un cimitero di campagna) e di Edward Young (Il lamento, o pensieri notturni sulla vita, la morte e l’immortalità) contribuirono a fissare nell’immaginario collettivo altri motivi tipici della nuova sensibilità romantica: il senso della morte e del mistero, le riflessioni talvolta angosciose sul rapido trascorrere del tempo, il tema del sepolcro e dell’oblio eterno, l’amore per le rovine, per gli spettri, per le passeggiate notturne fra le tombe, per le atmosfere tristi e malinconiche... Questi poeti ebbero stuoli di imitatori (in patria e fuori) tanto che si può parlare di una vera e propria moda della “poesia notturna e sepolcrale”.

Ufficialmente, comunque, il Romanticismo si impone (come movimento consapevole e programmatico) dopo il 1798. In tale anno, infatti, William Wordsworth e S. T. Coleridge pubblicano le Lyrical Ballads. Nella prefazione (che è però del 1801) i due autori affermano che la poesia non può essere niente altro che espressione del sentimento (“la buona poesia è spontaneo traboccare di forti emozioni”); essi pertanto manifestano l’intenzione di rinnovare la poesia stessa, sia nella forma (il linguaggio deve essere semplice, spontaneo, vicino al quotidiano) che nei contenuti (amore intenso e sincero per la natura, soprattutto per i paesaggi solitari e desolati del nord; immagini semplici e comuni, specie della vita agreste; attrazione per il soprannaturale che deve apparire credibile e quasi tangibile...).

Il libro fu considerato un vero e proprio manifesto ed un’intera generazione di giovani poeti si ispirò ai due sensibili autori, soprattutto a Coleridge le cui liriche si svolgono su una trama di sogni e di incantesimi che travolgono la volontà e la razionalità dei protagonisti in un’atmosfera incantata e surreale. Si impose così la tendenza romantica al contatto intenso con la natura, all’evasione nel sogno, alla creazione di atmosfere esotiche e fiabesche.  Insomma: molti  intellettuali, spaventati dall’imporsi sempre più rapido e caotico della  industrializzazione, ossessionati dalle metropoli fumose e disumane si volgevano alla natura per cercarvi rifugio e protezione. Altri, altrettanto delusi dal presente, si sentivano in conflitto con la società: assumevano atteggiamenti da eroe-ribelle e/o cercavano di evadere con  fughe nello spazio (=> amore per l’esotico, per le mitiche terre lontane non ancora contaminate dalla civiltà e dalla ragione), nel tempo (=> amore per le epoche lontane, soprattutto per il Medioevo barbaro e cristiano)  nel sogno e nei paradisi artificiali  (non di rado alcool e droga). Le poesie trasudano quasi sempre un’aria di malinconia, tristezza, abbandono, chiusura in se stessi, angoscia... tanto che alcuni critici parlano di un vero e proprio  “male del secolo”, tipico del romanticismo inglese di inizio secolo, ma anche di molti altri intellettuali europei, soprattutto nordici.


Il romanticismo tedesco

In Germania, poi, le avvisaglie del nuovo gusto sono innumerevoli e diventa inutile (e forse impossibile) citarle tutte. Indubbiamente  comunque lo “Sturm und drang” (“Tempesta e assalto”), un movimento letterario sorto attorno al 1770, ha dato uno dei contributi maggiori alla formazione della sensibilità romantica. Esso infatti fu animato da un gruppo di intellettuali (Goethe, Schiller, Burger, Herder...) in decisa polemica con la cultura illuministica e contrari soprattutto alla soggezione culturale francese. Nei loro testi è evidente

  • la presa di distanza dai miti razionalistici,

  • l’esaltazione del sentimento,

  • l’abbandono spesso drammatico alle passioni,

  • la rivalutazione dell’individualismo,

  • il recupero delle antiche tradizioni popolari,

  • l’amore per la storia vista nel suo perenne divenire,

  • l’attrazione verso i temi suggestivi della morte e per le atmosfere notturne.

Da segnalare poi che, nell’ambito dello “Sturm und drang”, avviene la nascita del primo grande eroe romantico, il giovane Werther,  protagonista del romanzo di Goethe.

Werther ama Carlotta, una ragazza sensibile e deliziosa che, nonostante si senta attratta dal protagonista (a cui concede persino un bacio!) non sa rinunciare al fidanzato Alberto (amico intimo, tra l’altro, di Werther). Werther, disperato perché non può avere tutto per sé l’oggetto del desiderio, angosciato da un amore profondo e da una spietata solitudine esistenziale, si suicida.

Il romanzo, con straordinaria intensità espressiva (una prosa che spesso si fa lirica) dà forma ad alcune delle più importanti tematiche romantiche (il paesaggio pittoresco, la sublimità della passione amorosa, la centralità dell’io) e soprattutto delinea un personaggio che diventerà emblematico, quello - per dirla con lo stesso Goethe - di un giovane che si smarrisce in sogni fantastici e che mina col pensiero la sua essenza. Werther avrà una lunga sequenza di imitatori (sia nei romanzi che nella realtà), una serie di romantiche “anime belle”, di “puri”, di sognatori che vivono intense esperienze interiori (nutrite di letteratura), ma che non sanno (o non vogliono) adattarsi alla realtà.

Come abbiamo visto, quindi, tutti quei fermenti in qualche modo alternativi ai miti centrali dell’illuminismo, tutte quelle tendenze cioè che, per comodità, potremmo definire “preromantiche”, vanno via via confluendo in un complesso movimento spirituale e culturale. Tale movimento trova la sua consacrazione ufficiale proprio in Germania (e proprio nello stesso anno in cui parte ufficialmente il romanticismo inglese) nel 1898, quando cioè inizia la pubblicazione della rivista  “ATHENEUM” a cui collaborano intellettuali come i fratelli Schlegel, Novalis, Tieck. La stessa parola “romanticismo” (che deriva ovviamente dall’aggettivo “romantic”) è usata per la prima volta da Federico von Schlegel per indicare  quel tipo di letteratura moderna che si contrappone alla letteratura antichizzante (classicismo).

Gli intellettuali di Atheneum riprendono alcuni temi dello “Sturm und Drang” e, attraverso una serie di interventi (articoli, saggi, “manifesti”, lezioni...) propongono la nascita di una vera e propria scuola romantica che:

  • sviluppi la nuova anima romantica (che si contrappone alla ragione illuminista),

  • rivaluti la spiritualità ed in particolare il cristianesimo (in contrapposizione con l’ateismo illuministico e col paganesimo dell’antichità),

  • approfondisca lo studio della storia e soprattutto del medioevo (in contrapposizione con l’astoricità dell’illuminismo, e dell’amore per Roma e l’antica Grecia del classicismo),

  • insegni ai poeti che lo scopo dell’arte è l’anelito all’infinito,

  • rivaluti le tradizioni popolari, ecc..

Dalla Germania (e dall’Inghilterra) il Romanticismo si diffonde più o meno rapidamente in tutta Europa fino a divenire il movimento culturale dominante, tanto è vero che il periodo che va dall’inizio del secolo al 1848 circa viene definito appunto età del romanticismo.


Il romanticismo è dunque un movimento molto complesso ed eterogeneo.

In Germania, ad esempio, (ma succede così anche negli altri paesi), esiste un primo, un secondo ed un terzo romanticismo. Senza contare che il romanticismo tedesco è diverso da quello inglese; quello francese è diverso da quello tedesco ed inglese; quello italiano è assolutamente diverso da quello francese, tedesco... Per non parlare poi del fatto che autori dello stesso paese (e dello stesso periodo) interpretano il romanticismo in maniera assai diversa: Manzoni e Leopardi, ad esempio, sono i nostri più grandi autori romantici, ma si rifanno a filosofie, concezioni estetiche e poetiche diametralmente opposte.  Esiste  un romanticismo reazionario: molti intellettuali, delusi per il fallimento degli ideali illuministi e della Rivoluzione Francese, delusi per il dispotismo napoleonico, stanchi dopo anni di sommosse, guerre, caos... auspicano un periodo di pace, di quiete, di ordine sociale e politico; per questo rivalutano la religiosità tradizionale (dogmatica ed oscurantista), la monarchia assoluta (ultramontanismo) ed invocano la repressione di ogni velleità riformista e democratica.

Ma esiste anche un romanticismo liberale che esalta le libertà individuali e sociali, che si batte per la libertà dei popoli oppressi e che si rifà, se mai, al cristianesimo evangelico; così come esiste un romanticismo democratico: rappresentato, ad esempio, da Mazzini e dai mazziniani che lottano per un’Italia libera, unita, repubblicana e democratica. Esistono romantici che predicano l’impegno socio-politico, e romantici che praticano il disimpegno totale; romantici che si pongono alla testa dei popoli e romantici che si chiudono vittimisticamente in se stessi; romantici che inseguono la realtà e romantici che fuggono da essa... Segni talmente contrastanti ed opposti da rendere disperata qualsiasi sintesi, anche se qualche critico ha pensato di poter individuare nel marasma della letteratura romantica due linee di tendenza abbastanza definite: una che fa capo alla

  • poetica dell’io (in genere rappresentata dalla lirica individuale ed introspettiva prodotta dallo scrittore che, non essendo in sintonia con la società, si chiude in se stesso e si macera in uno scavo introspettivo teso a cantare l’infelicità, l’angoscia esistenziale, il desiderio d’evasione...) e l’altra che pratica una

  • poetica del reale (rappresentata soprattutto da quegli scrittori che, servendosi anche della ragione - depurata dai suoi eccessi - vanno alla ricerca delle verità e si concentrano sullo studio e sulla rappresentazione realistica della società nelle sue dinamiche concrete).

 


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