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Nuotare fra flutti digitali

Nel web c’è di tutto e di più. Usare Internet è facile. Usare bene Internet è difficile. La navigazione può diventare un’impresa frustrante e il naufragio è più probabile dell’approdo. Per questo il docente deve trasformarsi in abile nostromo e dimostrare ai suoi ragazzi che la navigazione – prima di essere spavalda e spregiudicata - deve essere finalizzata e consapevole. 

Internet è la concretizzazione della dimensione onirica di Borges: l’illimitata biblioteca di Babele, l’immenso giardino dei sentieri che si biforcano all’infinito, un’eterna infilata di specchi deformanti. è il “diluvio universale delle informazioni” (R. Ascott). Un diluvio che non si placherà mai e che continuerà ad alimentare un oceano perennemente instabile.

Ai nostri figli, ai nostri studenti “dovremo insegnare a nuotare, a stare a galla, forse a navigare” (P. Lévy). 

Un buon insegnante deve dunque diventare un bravo nostromo. Deve sapersi procurare gli indirizzi web da digitare correttamente nell’apposito spazio dei browser. Deve sapersi destreggiare fra gli indici tematici di Yahoo e le keyword di Google. E, in attesa del web semantico promessoci dall’inventore del web (Tim Barnes-Lee, L’architettura del nuovo web, Feltrinelli) un buon insegnante deve aiutare gli alunni a non affogare sotto i flutti di saperi sbriciolati e a riallacciare i fili di questa colossale matassa cognitiva (F. Frabboni). 

Perché il primo e più importante motore di ricerca è l’insegnante stesso. 

Per i nostri alunni, dobbiamo essere noi Virgilio (o, al limite, Beatrice!). E se non abbiamo abbastanza competenze dell’oltretomba virtuale, continuiamo pure a fare gli scout del mondo reale. Soprattutto a certi livelli, un’indicazione precisa per andare a reperire informazioni sull’eroe del paese presso la Biblioteca Comunale è più intelligente e potenzialmente assai meno dannosa che indirizzare il ragazzo nei vischiosi meandri del cyberspazio senza fornirgli le opportune coordinate spazio-culturali. 

Se invece vogliamo diventare delle cyberguide, non ci resta che studiare e allenarci. E magari cominciare a navigare sotto costa, al riparo di portali generosi.

Ed ogni docente, nel suo sito (portale) di riferimento, dovrebbe creare - o contribuire a svilupparsi - una selezione di siti ad alto valore didattico. Siti ricchi, attendibili, didatticamente utili, consigliati e sperimentati dai membri della community.

Un modo illuminato per difendere e diffondere l’idea di una ricerca critica e consapevole. Perché “non è dal volume di dati di cui l’uomo dispone che un’epoca deve trarre un sentimento immeritato di superiorità, ma dalla misura in cui l’uomo sa plasmare e padroneggiare le informazioni che possiede” (Goethe).

Articolo già apparso in www.ted.scuole.provincia.modena.it



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