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blogghite 1 

ieri ho avuto la certezza degli effetti collaterali del blog.

ho aperto la porta di casa. dopo una faticosa giornata di lavoro e la traversata della tangenziale con bufera di neve. il cucciolo e mia moglie erano davanti al computer. li  saluto. risatine.

faccio la doccia e mi torturo mentalmente con i problemi di bilancio familiare.

rientro in soggiorno, guardo la mezza famiglia al computer, che mi guarda e sorride. 

solo all’ora di cena capisco. avete letto il mio blog, dico. si, dicono. risatine. 

mi sento come se fossi andato a messa nudo.

che c’è di strano, dico? 

e giù a dire che quello del blog non ero io. che io sono papà wolf, il cinico, nevrotico, incazzoso, scostante… mentre quel tizio del blog… 

ho ingoiato un panino e sono andato a lavorare (corso serale di informatica per adulti!) 

questa mattina, davanti a un frettoloso tè, ho chiesto a floo cosa pensasse seriamente del mio blog. 

tu, amor – mi ha detto sorridendo – sei come una prostituta: ti offri al meglio solo col grande pubblico! 

poi mi ha baciato. e se ne è andata a lavorare.

mi sono lavato i denti, e sono andato a lavorare.


blogghite 2 

raramente trovo il tempo per una cena conviviale. l’altra sera è successo. ed è stato bello.

c’erano quasi tutti i miei corsisti. che sono poi colleghi ed anche amici. 

a metà cena giuliana dice che ha letto il mio blog. e ride. flavia la interroga. e giuliana, sorridendo: sai, ho scoperto che il nostro tutor ha un’anima. e ride.


blogghite 3 

in effetti non so proprio cosa mi succede quando bloggo. durante il giorno mi capita di inventarmi post su post. uno sfogo contro lo stato che ci paga poco. la mia avventura kafkiana fra i meandri della burocrazia bancaria. la mia idea di scuola di sinistra. le battaglie dell’ulivo. le disavventure di una scuola allo sbaraglio. le cazzate di berlusconi. i furti di Guglielmo cancelli (bill gates). la lotta impari contro spam e virus. lo sfogo contro colleghi scemi… poi mi siedo al computer e… 

mi escono pensierini sulla neve. e la nebbia. e la nonna. e l’attimo fuggente. e la felicità relativa. 

preoccupante?


Un’intera giornata

buttato

lontano dal blog 

e nessuno

ha pianto!


OK! non ho che 2, forse tre, lettori. 

eppure scrivo lo stesso. perché scrivo per me. 

lo so benissimo, caro giuseppe che l’unità di un testo non sta nella sua origine, ma nella sua destinazione. che è romanticamente giurassico scrivere per se stessi. che solo la partecipazione immaginativa del lettore fa vivere il messaggio. 

lo so bene giuseppe. sono cresciuto a pane e barthes. ho condiviso gli echi di lector in fabula. e ho visto joyce influenzare cervantes. 

eppure scrivo per me stesso. 

certo: sapere che qualcuno legge i tuoi post è meglio. scoprire un commento – anche uno solo – ad una tua alchimia testuale è adrenalinico. come trovare il sorriso di una ragazza. o il riflesso della carne promettente fra gli spacchi di una gonna appena attillata. 

dopo un commento. dopo un sorriso verbale. dopo la promessa di amplessi virtuali. ti viene voglia di scrivere ancora. e ancora. e quasi trattieni il fiato cercando il numerino rivelatore sotto l’ultimo post.  

ma io scrivo lo stesso. anche se quel numerino è sempre assai prossimo allo zero assoluto. 

sogniamo un po’ tutti di diventare scrittori veri. di essere pubblicati. e letti. ed essere additati. ed invitati al talk show. e ai vernissage del villaggio inglobale. 

ma io scrivo lo stesso. anche se non ho lettori. e non sarà mai invitato a fingere alchimie verbali in diretta.  

scrivo perché non voglio privarmi del piacere della scrittura.

come uno che non vuole privarsi del piacere del sesso solo perché privo di una donna. 

l’autoerotismo testuale è come l’onanismo sessuale. meno intenso, meno sfoggiabile. ma comunque amaramente piacevole. 

[pausa caffè] 

si potrebbe obiettare che per praticare l’onanismo testuale non è necessario scomodare il web. basta un qualsiasi brogliaccio cartaceo da chiudere nel cassetto. 

ma. 

ma c’è un altro masochistico piacere che insidia il solitario blogger: la sindrome del messaggio nella bottiglia. 

il post è come quel messaggio imbottigliato che il naufrago lancia in pasto alla risacca. o come la disperata rotta dell’onanista perso che vaga fra i quartieri sconosciuti nell’illusione vitrea di imbattersi nella sua altra storia. 

così, ammaro le mie storte sillabe fra i quartieri periferici del web nell’illusione vitrea di imbattermi nella mia altra storia. 

anche se so benissimo, caro giuseppe, che chi scrive sperando… 

[pausa sigaretta] [anche se non fumo] 

e poi. chi scrive per se stesso, non è vero che non ha lettori. ha se stesso. ha i se stessi.  

io lettore sono altro dall’io scrittore. e sono tanti lettori diversi. già trovo straniente incontrare il me stesso di qualche giorno fa. sarà ancor più straniante, fra qualche anno, incontrare l’io scrittore di oggi. 

dunque scrivo. per me stesso. per i me stessi. 

anche se in fondo, caro giuseppe, temo proprio che tu abbia ragione. 

ciao, e buona vita. 

ed è un poco illustre sconosciuto il me stesso che ha partorito i post di pochi mesi fa.


uno, nessuno e centomila

ho incontrato questi giorni un paio di vecchi conoscenti che casualmente si sono imbattuti nel mio blog ed hanno tirato fuori la solita storia che l’agaetis che esce dai post non ha nulla in comune con l’agaetis che loro conoscono. dai post traspare l’immagine – dicono – di un vecchietto [de]cadente, triste, nostalgico, con strane idiosincrasie mortuarie, eccetera, eccetera.

mentre nella realtà…

rispondo: non sto a tirar fuori la storia degli uno, nessuno e centomila… ma cribbio [visto: non ho detto cazzo?] mi pare troppo scontato che di agaetis ce ne siano un casino… e siccome quegli altri agaetis – quello ottimista, quello frenetico, quello sanguigno, quello battagliero, quello incazzoso, quello ironico, quello saccente, quello stronzo, quello superficiale, quello dannunziano, quello ex comunista, quello… - si palesano in tutte le altre mie parallele vite – docente, formatore, tutor, web master, consulente… - ed in tutti gli antri cibernetici che portano la mia firma – il mio sito, il sito del liceo, il sito delle direzioni didattiche, il sito delle scuole della provincia, il sito della csr, il sito… - in questo blog – per motivi anche a me sconosciuti – fa capolino un altro agaetis che scopro anch’io andando a rileggere certi post [visto che coerenza: io odio i periodi lunghi e gli incisi!]. Ma evidentemente [ma non ero io quello che predicava di non usare gli avverbi?] esiste anche questo agaetis: vecchio, triste e nostalgico [sia pure, spero, con un’evidente arteria di ironia].

anzi: devo dire che è la roba più bella che mi ha regalato questa storia dei blog.

confesso di non essere mai stato attratto da certi aspetti di internet: non ho mai chattato (se non per lavoro, dovendo spiegare a vari tizi come funzionano le chat], non ho mai amato più di tanto la dinamica dei gruppi virtuali [anche se, per lavoro, devo gestire gruppi e classi virtuali], non ho mai… e ho cominciato qualche blog solo perché, come presunto esperto di TIC e TE (tecnologie educative), dovevo sperimentare lo strumento.

uno dei vari blog iniziati per “lavoro” – questo – ad un certo punto ha cominciato a camminare quasi da solo. mi sono trovato a passare frammenti di giornate pensando a cosa avrei scritto nel blog. e la cosa è stata – è – piacevole.  anche se non so ancora bene perché (la scrittura, in ogni caso, ha un valore catartico).

il blog, dunque, mi ha regalato un altro me stesso, un tizio – non nuovissimo, per la verità - che non mi dispiace affatto [assieme agli altri me stessi: da solo, sarebbe in effetti un robo un po’ preoccupante]. insomma: grazie al blog mi sono riconosciuto un altro po’.

del resto non ho mai sopportato di imbalsamarmi in un ruolo, in un volto [ma perché cribbio continuo a citare pirandello, visto che mi sta su???], in un solo agaetis. anche fisicamente: tengo i capelli lunghi (anche se ormai, più di tanto…), la barba lunga, i maglioncioni lunghi, le braghe sbragate, poi, quando mi gira, mi rapo a zero, curo i baffi, e mi vesto da figo.

il blog è un frammento della mia vita. e questa vita è un frammento delle mie vite precedenti e parallele: il monello povero, il bravo chierichetto, il primo della classe, l’anarchico, l’aspirante suicida, l’hippy, il rivoluzionario, il leader studentesco, il cattolico del dissenso, il segretario di cellula, il dimissionario, l’operaio, il giornalista, il trattorista, il facchino, il bracciante, il cameriere, l’arredatore, l’ufficiale, l’insegnante, il ciappinaro del web…

non sarò mai qualcuno. non avrei mai potuto essere qualcuno. sono un ibrido collages di tanti possibili qualcuno. [ma qualcuno è veramente qualcuno?]


tornando alla storia dei vari agaetis. prendiamo lo sport.

quei 4 malcapitati che hanno letto gli ultimi post, si sono fatti l’idea che io ami il nuoto come sport. niente di più falso.

io amo nuotare al mare e mi piace cazzeggiare nelle piscine estive (se non c’è troppo sole e la piscina è immersa nel verde, possibilmente in collina). ma odio la piscina invernale. odio lo spogliatoio grigio e puzzolente, e l’odore di cloro, e la monotonia assurda delle vasche su vasche su vasche. e le docce collettive. e il raffreddore postumo. e…

eppure, da ottobre a giugno, mi impongo di andare in piscina almeno due o tre volte alla settimana. come una terapia. mi alzo alle 6, sono in vasca alle 7, sono abile per il lavoro prima delle 9 (nei giorni festivi mi alzo alle 7, sono in vasca alle 8 ed abile per la colazione alle 10). me lo impongo come un dovere verso me stesso (visto che non mi va di rinunciare a tortelli, pizzoccheri, fiorentine, chianti, brunello, teroldego, primitivo,eccetera).

gli sport che amo veramente sono altri: calcio (anche se ormai non gioco quasi più), sci, corsa e soprattutto ciclismo. soprattutto in salita.

ma questa è un’altra storia. per un altro post.