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L'inutile volo del calabrone
sabato pomeriggio. pochi rumori dal quartiere desideroso di stanchezza. gorgheggi usuali di uccelli cittadini. l’arpa di lorena mckennit dipinge solo un poco lo sfondo. dalla finestra entra un grosso calabrone. ronza impacciato fra i mobili ikea. poi punta i fiori sulla mia scrivania. ci fa l’amore un po’. sembra contento. e gli sorrido. piega allora sulla pista di betulla. vira quasi rapito attorno alla tastiera e se ne va. placido e paffuto. peccato che i fiori fossero di carta. ci sono scampoli di vita in cui la voglia di fare la cosa più scontata è tanto forte, che la fai. domenica mattina. per una fortunata alchimia d’eventi, mi sono ritrovato solo in casa. ho cercato un disco di chopin. ho messo la moka sul fornello. ho avvicinato alla finestra la poltrona. il pianoforte, la neve, l’aroma del caffè. nient’altro. pochi, lunghissimi minuti. poi, la famiglia è ricomparsa facendo il solito, lieto, rumore. |
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