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neuroni con lo zainetto

ho letto da qualche parte che alla mia età se ne vanno badilate di neuroni ogni giorno. e dev’essere vero.

nella mia frenetica vita ed incasinata non riesco quasi più a trovare un po’ di tempo per bloggare. troppi impegni. troppi lavori da finire. troppi progetti. così mi capita sempre più spesso di farmi dei post virtuali: quando guido come uno scemo per colpire l’ennesimo appuntamento della giornata, quando faccio la doccia, quando fingo di ascoltare il relatore di turno. persino un po’ prima e un po’ dopo della ginnastica nuziale.

e a volte sono post belli. molto belli.

poi trovo uno scampolo di tempo per accarezzare la tastiera. tento di rievocare tutti i post pensati. invano. la mente rigurgita solo parole secche. prive di aura.

e mi pare di vederli, quegli stronzetti di neuroni, che scappano via a frotte con lo zainetto delle mie idee sulle spalle.

buona vita anche a loro.


erba e neuroni

perché anche in questi giorni ho partorito quintalate di post fantasma che ora che ora non ricordo più.

perché tante cose capitano pure nella vita di un vecchio prof di provincia.

mercoledì, per esempio: cinque scrutini di fila. oh quanti bei pensierini su quelle bocciature casuali, su quei colleghi sempre incazzati. e su quelli che hanno sempre l’orologio in mano. e quelli che fanno sempre sì con la testina. e quelli che fanno sempre no.  e quelli che riescono sempre a mettere l’insufficienza solo nelle schiere dei ragazzi segati, così non hanno nemmeno il pensiero dei debiti. e quelli che mettono quattro e votano per promuovere. e quelli pavidi che mettono sei ma fanno di tutto per affossare. e quelli che sparano 16 insufficienze su ventitre perché questi ragazzi di oggi non capiscono più un cazzo. e quelli che la colpa è delle medie che ci mandano idioti che non sanno nemmeno scrivere. e quelli che è colpa della famiglia. e quelli che conosco sua madre e… tanti post interessanti, che ora non ricordo più.

mercoledì sera, per esempio. la pagella esaltante del mio cucciolo minore. con la prof che mi sorride e dice che è così bravo, e così simpatico e così… e la cena in collina, per festeggiare. col fratello, e qualche amico. e le risate. e la sosta a una parco per piccini. e giochi in altalena. e gli spruzzi alla fontana. e la corsa. e i miei figli che mi battono. per la prima volta. e la lotta sull’erba. e una miriade di post pensati, che ora non ricordo più.

giovedì mattina, per esempio, alla riunione dei presidenti di commissione. con presidi che menomale che fanno i presidi perché come insegnanti avrebbero fatto accapponare le palle. e quelli che sanno tutte le leggine a memoria, quelli che è tutto sbagliato e tutto da rifare, quelli che ormai si regalano le promozioni, quelli che… e la mia mente che nuota fra ricordi grotteschi: faccio esami di maturità dal 1980. e veramente ho visto cose che nessun umano… e l’ho raccontato in tanti post fantasmatici, che ora non ricordo più.

giovedì pomeriggio, per esempio: per la prima volta, quest’anno, ho rubato il tempo. ho tirato fuori dal garage la mia mtb, l’ho baciata, l’ho pulita e vestito come marco mi sono arrampicato fra ciliegi e calanchi. soffrendo lo sterrato e stringendo i denti sui tornanti assolati. fino in cima: una chiesetta assonnata. una fontana. il profumo del fieno. le cime all’orizzonte. e tanti post nostalgicodecadenti che ora non ricordo più.

e l’altro giorno, per esempio. la presentazione del portale. nell’austera sala del consiglio. con i referenti che dovevano sbranarmi. e che invece hanno plaudito. sorriso, persino. e le vicende politiche. che ogni tanto mi sfiorano. e la proiezione degli ipertesti finali. con le bimbe emozionate. e gli applausi. e le lacrime. e tanti post encomiasticocelebrativi che ora non ricordo più.

ma la cosa di cui vorrei parlare è un flash di stamattina. mentre schivavo al solito le macchine. col telefonino in mano e il cervello a rincorrere pensieri paralleli. ho visto, quasi per caso, tute d’operai che tagliavano l’erba del parco. ho inchiodato, ed ho parcheggiato. ed ho accettato di arrivare in ritardo. pur di attraversare la voluttà del rituale tuffo nel passato.

il profumo dell’erba appena tagliata: il borgo appollaiato sul colle, i cipressi, i prati, gli ampi boschi, il grano spettinato, la nonna, le mucche, le storie di santi e cavalieri...  

un infinito post che non ho mai scordato.