|
|
|
|||
| HOME | <<<< | <<<< | <<<< | <<<< |
|
|
||||
|
|
un non impero in decadenza non frequento i salotti buoni. ho smesso di frequentare le osterie di fuoriporta. non frequento le manifestazioni di piazza. non frequento girotondi. non conosco la società civile. non so cosa sia un aeroporto. faccio le vacanze nell’afosa campagna dei miei suoceri. cammino piano nei panni di un maturo insegnante. mi ubriaco di lavoretti per sopravvivere a 2 figli e 3 mutui. e quando guardo il mondo dall’angusta finestra del mio provincialismo m’avvolgo di una sensazione sapida di decadenza. mi guardo attorno e vedo gente che tira a campare. che gioca in difesa. che professa il verbo del si salvi chi può. non vedo slanci. né entusiasmi. né progetti. non vedo drappi rossi. né verdi. né neri, che sventolano all’orizzonte. non vedo soli dell’avvenire. né posti al sole da conquistare. né teologie da liberare. vedo ogni tanto la folla in piazza che s’affanna. ma non lo fa per incendiare. o costruire. o liberare. ma per difendersi. per conservare: questa scuola pubblica, questo stato sociale, queste pensioni, questa vita. vogliamo la pace. vogliamo starcene in pace. la pace dorata di chi s’adagia nei riti patinati dei vernissage, e del sassicaia, e delle beauty farme, e dei last minute, e delle suv… la pace simildorata di chi s’addorme nei riti colorati dell’home theatre, e del brunello, e dell’agriturismo turistico, e del week end al mare, e della monovolume comperata a rate sarà una decadenza lunga, lenta, molle. priva di promesse. densa di onanistici piaceri. per pochi fortunati. per tutti gli altri ci sarà l’oppio dei quizzoni, dei grandi fratelli, e dei tarocchi multimediali. oppure la rabbia dell’invidia e dell’ingiustizia con i suoi zainetti esplosivi abbandonati in qualche scuola o in qualche chiesa. non volevo bacchettare nessuno. né esprimere giudizi di valore. solo raccontare una sensazione. una delle tante sensazioni che mi assale quando cerco di scattare un’istantanea del mondo. del nostro mondo. del vecchio mondo che mi circonda. e che forse non circonda i miei 4 lettori. io ammiro chi innalza barricate. chi si prende per mano nelle piazze. chi canta slogan sotto le notti infiaccolate. io sogno ancora un tribuno che spezzi le catene della stoltezza. e spazzi via i tiranni dalle strade. io invidio chi dispensa sofismi nell’agorà. io ho nostalgia. della mia sciarpa rossa, e dell’eskimo sdrucito, e del megafono ammaccato. e persino degli acri lacrimogeni. e del ritmo sincopato dei sampietrini contro gli opliti della celere. io ho molto creduto. e molto amato. e molto sognato. ma la vecchiaia mi ha regalato il privilegio agrodolce del disincanto. e vedo il mondo a tratti bello. struggente ed intrigante. ma vecchio. mollemente vecchio. e decadente. che viviamo un’epoca di decadenza mi pare ovvio. lo si legge sui volti della bella gente. nelle sterili schermaglie verbali dei nostri paladini politici. nello svacco delle assemblee studentesche. nella ritualità dello struscio per le vie condotti dei nostri villaggi imbellettati. nelle riviste patinate che consultiamo in bagno: sguardi pallidi di modelle d’armani vestite. che viviamo un’epoca di decadenza mi pare ovvio. ma non tragico. forse. [estetica] i decadentismi hanno prodotto capolavori inebrianti. raffaelliti e preraffaelliti. dannunzio e gozzano. liberty e decò. mosaici dorati e porcellane sensuali. amo l’arte decadente. le ville decadenti. i versi decadenti. [etica] si può andare al di la del bene e del male. oltre la morale borghese e proletaria. sopra l’innocenza e il peccato. si può fare della propria vita un’opera d’arte. sacrificando il buono al piacere. trasformando il male in bellezza. non mi turbano certo gli adepti di dioniso e pan. [politica] ma sono stato tribuno della plebe. e non posso chiudere gli occhi di fronte al fossato sociale che stiamo scavando. pochi godranno. quelli che hanno riempito i solai d’oro e mercanzie. col furto e con l’ingegno. e s’alzeranno di mattina sulle rive di un lago dorato sorseggiando te verde. gli altri. i molti. dormiranno in squallide stanze. stordendosi di pessimo vino o preparando ordigni per la vendetta. che faranno i nuovi tribuni della plebe? oltre ai girotondi e alle convention e alle comparsate da lerner e costanzo? [agaetica] io non ho accumulato oro. né mercanzie. né vitalizi da ex tribuno. ho collezionato qualche libro e due pensieri. troppo poco per il lago dorato. troppo per sventolare ancora il libro rosso. |
|||