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(... lo studente in viaggio?) La scuola rappresenta il luogo dove la conoscenza (la cultura) va verso (viene fatta calare sul) il ragazzo; mentre invece più proficuo è indubbiamente il percorso contrario: quello del ragazzo che va incontro alle conoscenze e alla cultura. Il percorso educativo dovrebbe essere un viaggio di ricerca. Il viaggio all’interno di un universo di conoscenze. Un testo giornalmente ricostruito verso una molteplicità di direzioni. Un ipertesto in perenne divenire. Invece... (dopo le vacanze!) Quando leggo tutte quelle belle cose del nuovo mondo (web content manager, web writer, regista multimediale…) mi monto alquanto la testa e sono quasi fiero di sentirmi un poco parte di questa cyberdimensione. Ma temo che simili attacchi di etilismo digitale siano dovuti soprattutto al fatto che mi immergo in tali studi nei momenti di vacanza: con montagne di libri adagiate sul prato, il portatile sulle ginocchia e un fondale dipinto da pini marittimi è più facile sognare. Quando si torna a scuola, la sbornia svanisce: ricomincia la quotidiana lotta con stampanti che non stampano, reti che non comunicano, tecnici privi di tecnica, presidi che non presidiano, colleghi che non collegano...
(un attacco di nihilismo) Mio zio Bigiola – quando assieme cercavamo di estirpare la gramigna dal vigneto – amava ricordarmi - fra tante altre pillole di saggezza popolare - che chi non è rivoluzionario (comunista!) a 18 anni è senza cuore, e chi rimane rivoluzionario (comunista!) a 30 anni è senza cervello. Io ho avuto tanto cuore in gioventù, poi ho cercato di usare anche un po’ di cervello. E per trent’anni ho perseguito il lento ma costruttivo riformismo. La politica dei piccoli passi! Ma dopo quasi 50 anni passati nella scuola - come scolaro prima, ed insegnante poi – confesso di avere talvolta rigurgiti rivoluzionari, nichilistici perfino. E di pensare che - nonostante gli aggiornamenti forzati, e la riforma sull’autonomia, e il ventilato riordino dei cicli, e i piani ministeriali per l’informatizzazione, e i progetti, e il POF, e le Funzioni Obiettivo, e… - la scuola non sia poi tanto cambiata. E che la vita è altrove… (vestali e sacerdoti della parola) Le ex nuove tecnologie hanno rivoluzionato il modo di lavorare di imprenditori e impiegati, di bancari e magazzinieri, di viticultori e casalinghe… Computer, Internet, videogiochi, telecomandi, MP3, DVD… interagiscono con noi nelle case, negli uffici, nelle automobili, nei magazzini… ma spesso non superano i ponti levatoi che separano le aule scolastiche dal mondo. L’essenza della nostra scuola è ancora incarnata da lunghi corridoi sui quali si affacciano fughe di aule con file rigorose di banchetti e… una lavagna. L’abituale tecnologia della quotidiana prassi didattica è ancora l’abecedario, il sussidiario, la penna e la cara, vecchia lavagna sulla quale vestali e sacerdoti della parola rinnovano il rito dello stilo e della tavoletta d’argilla. (eh sì, che io m'annoio!) Al di là dei trionfalistici proclami ministeriali e di alcuni sondaggi birichini, la rivoluzione informatica ha solo lambito le mura scolastiche. Cumuli di tecnologia digitale dalle inespresse potenzialità giacciono in oscuri magazzini riverniciati da laboratori. Le scuole sono in rete solo nei discorsi dei nostri dirigenti. E nelle aule allineate e coperte si perpetua il rito dei graffiti sulla roccia. e poi ci si lamenta perché i ragazzi si annoiano (è il primo giorno di scuola) le scuole riaprono le porte ai ragazzi. un lato bello del mio lavoro. odio
il primo giorno di scuola per la routine. amo il primo giorno di scuola per i
colori. i colori dei ragazzi. finalmente neri, gialli, bianchi. ritorno a scuola. . |
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