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Indice articolo

C'era una volta
Mia suocera...
Dalle mie parti, tanto tempo fa...
Vivere è raccontare.
La vita è un viaggio
Non esiste un vascello...
La parola ROMANZO

In principio era il racconto...
Perché si leggono romanzi?
Racconta ancora, dice il bambino... (1)
Racconta ancora, dice il bambino... (2)
Tempo di lettura, tempo d'amore
Per una definizione di romanzo

Leggere allunga la vita
L'uomo che visse due volte

Ora tocca a te

Bibliografia

 

 

 

Il fascino indiscreto della narrativa


C’era una volta…

Eccoti una frettolosa lista di idee più o meno pertinenti. Leggile attentamente perché poi...

Mia suocera...

non legge libri, né giornali, né riviste. Non va a teatro, non gioca a bridge e non frequenta i salotti. D’estate, quando i lavori incalzano, non va nemmeno in chiesa a sentire la predica del curato e le chiacchiere delle beghine sul sagrato.  E’ una lavoratrice instancabile: si alza che è ancora notte, va nella stalla, cura il pollaio, fa le faccende di casa, va nei campi (dove vale per due uomini)... prepara il pranzo, lava i piatti, si siede dieci minuti... poi torna nei campi, nella stalla, cura l’orto, il pollaio... prepara da mangiare... Le sue uniche preoccupazioni sembrano essere i pomodori, le angurie, le barbabietole, i vitellini, il vitellone (cioè il figliolo trentenne perennemente in bilico fra un presente da farfallone ed un possibile futuro da serioso commercialista)... Eppure, cascasse il mondo, alla domenica sera, poco prima delle nove, si piazza davanti alla televisione per seguire l’ennesima puntata di “Beautiful”, il mieloso teleromanzo di marca americana che fa impazzire le donne (e qualche uomo?) di mezzo mondo.

Mia madre, casalinga e sarta quasi in pensione, riposa, dorme, pulisce, stira, cuce... con lo schermo perennemente sintonizzato su un qualche “Dallas”, “Quando si ama”, “Sentieri”, “General hospital”... ed altri polpettoni sentimental-avventurosi propinati dalle diverse emittenti.

Come sarebbe la vita di mia suocera, di mia madre, di mia zia Onorina... di milioni di donne (ma anche uomini), senza la dose quotidiana di lacrime e baci?

Qualcuno riesce ad immaginarsi la vita senza TV? E la TV senza sceneggiati, serials, telenovelas, ecc.?

E una volta? Come facevano una volta? Come facevano nell’Ottocento?

Semplice: non c’era la TV, ma c’erano i feuilleton: buoni e cattivi, vergini fanciulle  e crudeli seduttori, vittime e carnefici, tradimenti e vendette, inganni ed agnizioni, hotels e squallide locande...


Dalle mie parti, tanto tempo fa...

i vecchi e i bambini portavano le mucche al pascolo.

Io passavo intere giornate, nei campi o vicino al bosco,  con cinque mucche, un libro  e la nonna. Leggevo storie di dame e cavalieri. Mia nonna mi raccontava storie di martiri e santi.

Di notte, qualche volta, dormivamo all'aperto, sul prato, vicino al vecchio ciliegio. Noi piccoli guardavamo le stelle e ascoltavamo le storie dei grandi: la guerra, e Mussolini e Gigi Sega che era morto schiacciato dal carro, e l'Emerina che era scappata...

E quando i nostri grandi erano piccoli, d'inverno, si scaldavano al tepore della stalla raccontandosi storie di re e di regine, di caccia e di lavoro...


Vivere è raccontare. E raccontare è vivere.

Le storie sono vitali, sia per chi si sente gratificato da Joyce e Musil, sia per chi fugge con London o  Liala.


La vita è un viaggio fra le storie.

Caratteristica del viaggio è che si sa quando e dove si parte, ma non si sa quando, dove e se si arriva. Potremmo perderci in un labirinto senza uscita. Potremmo perderci nell'immensa biblioteca di Babele (troppo facile scomodare Borges?). Non sempre, infatti, un viaggio fra le storie assicura lo scioglimento consolatorio del lieto fine; ma, non è detto che tutto il piacere consista nell'arrivare alla meta.

Meglio non farsi prendere dall'ansia di arrivare a tutti i costi: ci si può fermare, di tanto in tanto, a dare un'occhiata anche ai paesaggi più comuni... e scopriremo, magari, un incanto insospettato, un colore, un'emozione.


 

Non esiste un vascello

Non esiste un vascello
veloce come un libro
per portarci in terre lontane
né corsieri come una pagina
di poesia che si impenna -
questa traversata
può farla anche il povero
senza oppressione di pedaggio -
tanto è frugale
il carro dell'anima

(E. Dickinson)





 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


La sola parola ROMANZO rievoca...

una realtà familiare carica di gradite connotazioni: Maigret, James Bond, Marlowe, Poirot...  viaggi, rapimenti, agnizioni, complotti, passioni... l'intimità di una camera, l'amaca sotto gli alberi del giardino, la sabbia e il sole, il freddo e la stufa... una vecchia soffitta zeppa di... un cassetto pieno di sorprese... la ricerca di un tesoro... il mondo brulicante di Guerra e Pace, la Commedia Umana, la ricerca del tempo perduto... eroi fittizi, personaggi storici... battaglie, guerre, rivoluzioni... ambizioni, aspirazioni, filosofia...

Romanzo > tempo libero > riposo del corpo e della mente > OTIUM (Petrarca e le sue valli, Ariosto...)...

piacere > divertimento = ci distoglie dalla vita reale per immeterci in un mondo fittizio (più reale del reale?)



In principio era il racconto...

letterature orali

(leggende... animali, eroi, forze della natura, imprese guerresche e contadine...)

il mito le fiabe [la mitologia, la Bibbia, le Mille e una notte... (la lett. orale si confonde, alle origini, con la religione)]

l'iniziazione il giovane eroe che passa attraverso una serie di prove (Ercole, Teseo e Arianna, Pinocchio, J. Sorel, Renzo, 'Ntoni...)

il viaggio e l'infilzamento (Ulisse, Orlando, Don Chisciotte, il picaro...)


Perché si leggono romanzi?

Leggete romanzi? Perché? Cosa chiedete ad un romanzo?

Da un'inchiesta > il r. deve raccontare una storia (azione, svariate situazioni, caratteri, eroi, odissee...), ma deve anche comprendere il suo tempo ed esprimerlo

> forma di evasione o di conoscenza (specchio fedele della realtà)?

> arrivare alla realtà per ritrovarcisi o sfuggirle?


Racconta ancora, dice il bambino...

l'ora della fiaba (un'importanza magica):

far provvista di sogni prima del sonno?

lasciarsi calmare dal potere suggestivo delle parole?

si ascoltano e si inventano storie (il bimbo inventa un suo mondo... il tempo è raramente vuoto per lui...)

il racconto si identifica, alla sua origine, con la fantasticheria... sembra il prolungamento di uno stato interiore...

le vocazioni del narratore nascono probabilmente da questa attività immaginativa...

I sogni si spengono con la vecchiaia (o si diventa vecchi quando non si sogna più?)

L'uomo maturo soffoca le sue favole (paura del ridicolo, la scuola che intellettualizza, il peso delle preoccupazioni - economicamente - serie, fannullone!!!) ma rimane sensibile al fascino delle storie che si inventano per lui...


Racconta ancora, dice il bambino...

I cicli  (i bimbi amano sentirsi raccontare le stesse storie con poche varianti...)...

La sorpresa e la puntata: "In quel momento la porta si aprì. La baronessa lanciò un grido e svenne. (Continua)

Il r. diventa un oppio. (assuefazione) (evasione) (anche nel senso: leggo X addormentarmi)

Sostituzione della monotonia della vita (avventura, amore, lusso...) anche per chi scrive (ex. mio romanzo). L'identificazione (superman - Clarc Kent).

Si leggono r. per compensare lacune dell'esperienza (comportamenti che a lui sono impediti dalle convenzioni, dalla morale, dalle censure...)

la lettura ci libera e ci rivela (da forma alle nostre paure e ai nostri desideri)


Tempo di lettura, tempo d'amore

la solitudine, l'intimità (la storia infinita) - la capacità di isolarsi anche sull'autobus affollato

"il bisogno di evasione che anima il lettore, che cerca di sfuggire all'aggressione del mondo quotidiano, sostituendo ad esso un mondo fittizio non necessariamente bello e seducente, ma anzitutto coerente..." (Coerente? e Joyce?)

Shahràzad avrà salva la vita se la storia che racconta durerà fino al levare del sole

"Il tempo della lettura, come il tempo dell'amore, dilata il tempo della vita"

In poche ore ho vissuto tutti gli anni di A. Karenina ("Oh, il ricordo di quelle ore di lettura rubate sotto le coperte alla luce di una torcia elettrica! Come correva Anna Karenina verso il suo Vronskij in quelle ore della notte! Si amavano, quei due, ed era già bello, ma si amavano contro la proibizione di leggere e questo era ancora più bello!" Pennac)

Emma Bovary sostituisce alla tetra routine di un villaggio normanno gli amori al chiaro di luna, le raffinatezze dei bei cavalieri, i viaggi in Italia, gli audaci rapimenti... lo straordinario diventa realtà > il suo mondo >

il r. crea solitudine e, nello stesso tempo permette di uscirne

"A cosa servono i libri se non ci riconducono verso la vita, se non riescono a farci bere ad essa con maggiore avidità? La speranza di tutti noi, prendendo un libro, è di incontrare un uomo secondo il nostro cuore, di vivere tragedie e gioie che non abbiamo il coraggio di provocare noi stessi, di fare sogni che rendano la vita più appassionante, fors'anche di scoprire una filosofia dell'esistenza che ci renda capace di affrontare meglio i problemi e le prove che ci assalgono" (Henry Miller)


Per una definizione di romanzo

Il r. tende ad assorbire tutti gli altri generi (persino le arti)

Satira (Candide), Epopea (Guerra e pace), romanzo poetico (Le grande Meaulnes), affresco impressionista (Goncourt), cinema (rom. americano), psicamalisi (Joyce, Svevo...), filosofia (Nietzche, D'Annunzio...), lotta di classe (Malraux... )

Spesso il r. diventa una summa, una enciclopedia...

Un genere dal carattere aperto

pronto ad incorporare documenti, saggi, favole, riflessioni filosofiche, precetti morali, canti poetici, descrizioni, pubblicità...

Un genere senza frontiere > lunga vita al r.

> rischioso ogni tentativo di definizione

Il r. è racconto (il teatro è rappresentazione) (però... in Pirandello, anche il racc...)

Il r. racconta una storia (una successione di avvenimenti concatenati nel tempo) FABULA

Il r. taglia, cuce, scarta, inverte, monta... tesse... compone una storia nell'intento di produrre un certo effetto sul lettore (tenerlo desto, commuoverlo, spingerlo a riflettere...) INTRECCIO

il r. compone una storia fittizia (VS biografia, autobiografia, racconto di viaggi...) MA...

impossibile concepire un romanzo puro (tutto completamente inventato; tutto completamente distaccato dalla realtà) (e viceversa? un'autobiografia, un racconto di viaggio...)

il r. gioca continuamente sull'ambigua frontiera del reale e della finzione

il r. è una struttura autonoma, che risponde a SUE regole (il tempo del r., lo spazio del r...)


Leggere allunga la vita

il r. è costituito da un fascio di forze dinamiche che interagiscono fra loro (e poi, se mai, con la realtà)

è un universo a sé,

un microcosmo autonomo (anche indipendente?), distinto dal mondo reale e di cui occorre cercare il significato attraverso le forme che lo costituiscono.

Leggere allunga la vita?

Leggere, dunque, è importante.

Certo non si può dire che la lettura, in Italia, abbia molti seguaci (secondo le statistiche siamo il fanalino di coda dell'Europa!). Eppure basta riflettere un momento per convincersi che leggere, oltre ad essere spesso divertente, è utile, anzi indispensabile. I libri aiutano a maturare. I libri stimolano la creatività. I libri appagano le nostre curiosità intellettuali. I libri ci  aiutano a migliorare il nostro status sociale. Ma, soprattutto, i libri allungano la vita.


 "Quando oggi si leggono articoli preoccupati per l'avvenire dell'intelligenza umana di fronte a nuove macchine che si apprestano a sostituire la nostra memoria, si avverte un'aria di famiglia. Chi ne sa qualcosa riconosce subito quel passo del Fedro platonico, citato innumerevoli volte, in cui il faraone al dio Toth inventore della scrittura chiede preoccupato se quel diabolico dispositivo non renderà l'uomo disadatto a ricordare, e quindi a pensare.

Lo stesso moto di terrore deve aver colto chi ha visto per la prima volta una ruota. Avrà pensato che avremmo disimparato a camminare. Forse gli uomini di quei tempi erano più dotati di noi per compiere maratone nei deserti e nelle steppe, ma morivano prima e oggi sarebbero riformati al primo distretto militare. [...]

Che cosa ha guadagnato l'uomo con l'invenzione della scrittura, della stampa, delle memorie elettroniche?


L'uomo che visse due volte

Una volta Valentino Bompiani aveva fatto circolare un motto: "Un uomo che legge ne vale due". Detto da un editore potrebbe essere inteso solo come uno slogan indovinato, ma io penso significhi che la scrittura (in generale il linguaggio) allunga la vita. Sin dal tempo in cui la specie incominciava ad emettere i suoi primi suoni significativi, le famiglie e le tribù hanno avuto bisogno dei vecchi. Forse prima non servivano e venivano buttati quando non erano più buoni per la caccia. ma con il linguaggio i vecchi sono diventati la memoria della specie: si sedevano nella caverna, attorno al fuoco, e raccontavano quello che era accaduto [...] prima che i giovani fossero nati. Prima che si iniziasse a coltivare questa memoria sociale, l'uomo nasceva senza esperienza, non faceva in tempo a farsela, e moriva. Dopo, un giovane di vent'anni era come se ne avesse vissuti cinquemila. I fatti accaduti prima di lui, e quello che avevano imparato gli anziani, entravano a far parte della sua memoria.

Oggi i libri sono i nostri vecchi. Non ce ne rendiamo conto, ma la nostra ricchezza rispetto all'analfabeta (o a chi, alfabeta, non legge) è che lui sta vivendo e vivrà solo la sua vita e noi ne abbiamo vissute moltissime. Ricordiamo, insieme ai nostri giochi d'infanzia, quelli di Proust, abbiamo spasimato per il nostro amore ma anche per quello di Piramo e Tisbe, abbiamo assimilato qualcosa della saggezza di Solone, abbiamo rabbrividito per certe notti di vento a Sant'Elena e ci ripetiamo, insieme alla fiaba che ci ha raccontato la nonna, quella che aveva raccontato Shahrazàd. [...]

Il libro è un'assicurazione sulla vita, una piccola anticipazione di immortalità. All'indietro (ahimé) anziché in avanti. Ma non si può avere tutto e subito." (Umberto Eco su L'"Espresso" del 2 giugno 1991)

Dunque...

 


Ora tocca a te:

 Attenzione: 

rileggi velocemente questi appunti più o meno disordinati e...

tenendo conto della tua personalità seleziona le 10 "idee" che ti sembrano più interessanti

aggiungi alle idee selezionate alcune tue riflessioni

a questo punto metti le 10 idee (+ le tue riflessioni) in ordine (scaletta!) in modo da ipotizzare un percorso discorsivo pertinente, coerente, efficace e piacevole

quindi procedi alla stesura del testo (che non dovrebbe essere più lungo di 2/3 facciate di foglio protocollo)

infine confronta il tuo elaborato con quelli che hai analizzato e valutato precedentemente: esprimi un giudizio sintetico e concludilo con un voto.


Micro-bibliografia

 Ti è piaciuto questo argomento? Sì? Perché non provi allora ad approfondirlo? Eccoti alcuni consigli per gli acquisti. Esistono ovviamente decine di libri che offrono l'occasione per una riflessione sulla narrativa (e la narratologia); mi limito a pochi consigli per gli acquisti. Cominciamo da una piccola chicca, un libretto agile, fresco... che si legge come un romanzo...  Pennac, Come un romanzo, Paravia (ma anche Feltrinelli).

 Lo studente curioso e che coltiva già intriganti velleità intellettuali, potrebbe provare anche con l'interessante (e non difficilissimo):  Bourneuf-Ouellet, L'universo del romanzo, Einaudi. Facile e discorsivo il manualetto di Freedman, Il romanzo, Mondadori (1978). Interessante e carino: Cotroneo, Se una mattina d'estate un bambino, Paravia (ma anche Frassinelli). Più maturi, ma anche più impegnativi: Calvino, Perché leggere i classici, Mondadori; Scholes-Kellogg, La natura della narrativa, Il Mulino; Auerbach, Mimesis, Einaudi.


     

A cura di Agati Mario – agtmultim@libero.it – www.agatimario.it