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Indice articolo

Leggere è bello
Leggere è un piacere
Il piacere di dilatare il piacere
Il potere seduttivo della parola

Tocca a te

Esercizio 1
Esercizio 2
Esercizio 3
Esercizio 4
Esercizio 5
Esercizio 6
Esercizio 7
Esercizio 8
Esercizio 9

Esercizio finale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LEGGERE fa bene alla salute!


Leggere è bello. Leggere fa bene.

Leggere è una delle ginnastiche celebrali più efficaci: leggendo ci si tiene in forma divertendosi. Dipende, ovviamente, da cosa si legge e da come si legge. Si dice spesso, infatti, che per imparare a scrivere bisogna leggere: leggere quotidiani, settimanali, manuali di scrittura, saggi di cultura civica, ecc. Vero, naturalmente. Tutto vero. Ma io vorrei aggiungere che una qualsiasi forma di ginnastica deve essere in qualche modo anche piacevole, così ci si rinforza i muscoli senza sfibrare la vita. Questa estate, ad esempio, per colpa di un’inopportuna ernia inguinale, non ho potuto dedicarmi al mio sport preferito, la bicicletta. Per tentare di tenermi decentemente in forma, ho dovuto ripiegare sul nuoto che sollecitava meno la parte menomata. Vasche, su vasche, su vasche... sempre con la testa giù, a rimirare il fondo eternamente uguale della piscina. Noia, su noia, su noia. Non va: così ci si tiene in forma, ma ci si tedia, si consuma un pezzo di vita. Spero di risolvere al più presto i miei problemi fisici per poter ritornare alla bici, e alle salite, ed ai tornanti alpini: pedalate, su pedalate, su pedalate... ma anche un paesaggio che cambia, l’aria via via più profumata, l’inebriante sensazione di leggerezza che si prova elevandosi sopra le miserie urbane.  

Deve essere così anche per la ginnastica mentale. Se un genere di lettura ci annoia, finisce per farci più male che bene. Ecco perché ai miei studenti dico sì di leggere quotidiani, riviste impegnate e saggio culturalmente profondi, ma anche - e soprattutto - di leggere racconti e romanzi (e poesie). Perché di solito ci si diverte di più a seguire qualche intrigante intreccio. E non è detto che ci aiuti di più a riflettere sulla vita (e a fare i temi) un manuale di economia politica piuttosto di un bel romanzo di Salinger, Pennac, Kundera, Sepulveda eccetera eccetera.


Leggere è anche un piacere fine a se stesso.

Ed è un piacere molto individuale, come il buon vino, la buona cucina, lo sport. C’è chi prova piacere accompagnando il cinghiale arrosto con il lambrusco di Castelvetro, e chi preferisce il Morellino di Scansano. C’è chi ama i pizzoccheri ed i tortelli valtellinesi, e chi non può fare a meno del sushi e delle polpette di riso. E c’è pure chi ama il nuoto in piscina, ovviamente. 

Ma lo studente dovrebbe cercare di coniugare piacere a dovere. Il dovere di imparare. Imparare a leggere sempre meglio, ad esempio. Imparare a scrivere. Imparare a riflettere. Imparare nuove strategie comunicative. Imparare ad imparare.

Impara, quindi, a leggere con intelligenza. Leggi dove vuoi, e nella posizione che preferisci: sdraiato sul letto della tua cameretta, o sulla poltrona davanti al caminetto, o sulla spiaggia... ma cerca ogni tanto di avere con te una matita, per sottolineare le descrizioni più efficaci, le riflessioni più interessanti, gli aggettivi più coinvolgenti, gli stilemi più intriganti. Solo così il libro che leggi diventa veramente tuo.


Il piacere di dilatare altri piaceri

Capiterà, magari per colpa del tuo insegnante, di dover affrontare letture faticose, persino noiose. E allora ripensa alle centinaia di tediosissime vasche in piscina che ancora mi ostino a percorrere nonostante la chirurgia abbia risolto i miei problemi inguinali. Perché? Perché ho imparato che un’oretta di nuoto ogni tanto aiuta a sconfiggere la ruggine ed alcuni acciacchi dell’età. Ma, soprattutto, ho imparato che anche una stoica sofferenza può generare piacere: il piacere di raggiungere un obiettivo, il piacere di sentirsi in pace con se stessi, il piacere di sentirsi bene, il piacere di dilatare altri piaceri. Un allenamento intenso è faticoso, ma ti permette di andare più avanti, di vincere, di superare nuovi ostacoli, di provare nuove sensazioni…  

Leggere i Promessi Sposi – ad esempio -  può sembrarti talvolta un allenamento difficile, noioso, faticoso. Ma è comunque un allenamento. Un esercizio sistematico che amplifica le tue potenzialità e le tue possibilità. E che ti rende via via più autonomo, più consapevole. E quindi più libero. Senza contare che come qualcuno ama il nuoto in piscina, qualcun altro potrebbe persino amare l’allenamento scolastico fatto da letture-esercizi proposti dall’insegnante-allenatore.


Ricorda però che si impara a scrivere leggendo, ma soprattutto scrivendo. Così, magari in un secondo momento, nell’ovattata tranquillità della tua cameretta, rileggi quello che hai sottolineato o appuntato, e trascrivi quello che ti pare più importante su un taccuino cartaceo o analogico. E piano piano, quasi senza accorgertene, scivolerai piacevolmente dal mondo della lettura al mondo della scrittura. 

Un mondo affascinante e potente, al di là del presunto dominio della civiltà iconica. Non credo, infatti,  alla dipartita del mondo letterario né alla vittoria delle immagini sulle parole.

Il potere seduttivo della parola non è tramontato.

E non tramonterà. Anche se rischia di diventare un piacere d'élite, un godimento raffinato per pochi eletti. I giovani d'oggi si sono abituati alla facile e consolatoria banalità della televisione e della "cultura" di massa. E così rischiano di perdersi il meglio.

Ma come la divulgazione dissennata di Coca Cola, birrette e vinacci gassificati non ha eliminato del tutto i buongustai (che sanno apprezzare un Brunello, un Barolo, un Nobile...), così la marea montante di paccottiglia pseudomultimediale non affogherà tutti i veri buongustai della letteratura. Tocca a te scegliere:  uomo libero dal palato raffinato, o uomo massa dai gusti standardizzati?

Ecco: ho aggiunto queste poche pagine sulla narrativa anche nella speranza che qualcuno  rifletta su il piacere della lettura. E magari approdi lentamente al piacere della scrittura.

Leggere e scrivere non sono un dovere. Sono un diritto. Ma soprattutto sono un piacere. Un piacere sottile, raffinato, profondo, emozionante...


Tocca a te

Ti propongo ora l’analisi di alcuni testi prodotti da studenti. Era stato loro chiesto di stendere un breve articolo per un giornalino scolastico che affrontasse in maniera personale questo argomento:

Il romanzo è un oggetto magico dai mille poteri: fa ridere e piangere, ricordare e dimenticare, sognare e riflettere... Esso ci distoglie dal mondo quotidiano per immetterci in un mondo fittizio talvolta più reale del reale. 

Prima però di giudicare il lavoro altrui, cimentati tu stesso nell’impresa…

Esercizio 1

 

  • Leggi attentamente la traccia e

  • sottolinea le parole chiave.

  • Prova quindi a "buttar giù" una lista disordinata delle idee (o un grappolo associativo)

  • Ordina le idee secondo un percorso discorsivo (fai la scaletta!)

  • Confronta il tuo lavoro con i testi seguenti (correggi i passaggi che ti sembrano errati svolgi gli esercizi proposti in coda ai testi)

  • NB: come puoi facilmente notare di fianco agli elaborati ho lasciato alcuni centimetri di margine: servono per le tue correzioni, le tue osservazioni; al limite usali per segnare con un semplice + le idee e le argomentazioni che ti sembrano particolarmente carine ed interessanti, mentre evidenzia con un - i passaggi scontati, sciocchi, sbagliati.

Buon lavoro.


Esercizio 2

"Leggere ti fa volare".

Era lo spot pubblicitario di poco tempo fa ed era accompagnato dall'immagine di un bambino che leggeva disteso sulla nuvoletta di un cielo limpidissimo.

Il romanzo è un oggetto magico che riesce a farci evadere dal mondo reale... Ed entriamo in un mondo fantastico capace di farci vivere mille emozioni diverse, mille avventure; capace di farci tralasciare i problemi quotidiani. Ma la realtà è pur sempre la realtà e non si può dimenticare. Non è vero.

"...per immetterci in un mondo fittizio, talvolta più reale del reale." Esiste un mondo vero? Esiste ancora il principio della sincerità? Ormai siamo in un'epoca falsa, dove solamente con la falsità si riesce a vivere. Non ci si può più fidare di nessuno, neanche della propria famiglia.

Quindi, l'unico rifugio sicuro che ci resta è il romanzo, dove tutto è vero perché è inventato. (C. F., classe prima)

 

Prova ad esprimere un giudizio su questo elaborato, tenendo conto delle seguenti domande:

  • L'elaborato è aderente alla traccia?

  • L'elaborato presenta una struttura organica, lineare, efficace?

  • L'elaborato è ricco di idee?

  • Motivazioni ed argomentazioni sono adeguate ed approfondite?

  • Il testo è originale e personalizzato?

  • La forma è corretta?

  • Il lessico è ricco e pertinente?

  • Altri aspetti positivi:

  • Altri aspetti negativi


    Esercizio 3

Fin dai tempi più lontani, l'uomo ha sempre sentito il bisogno di tramandare (oralmente o per iscritto ) miti, racconti e leggende che lo facevano sentire felice per un lieto fine, angosciato per uno scioglimento tragico.  Anche oggi gli uomini amano i romanzi, questi oggetti magici dai mille poteri, con cui si può evadere  con l'immaginazione e la fantasia.

Nel mondo moderno il romanzo è un ampio componimento narrativo, fondato su avvenimenti fantastici o avventurosi, su grandi temi sociali o ideologici, sullo studio dei costumi, dei caratteri e dei sentimenti. Ma l'aspetto che caratterizza e caratterizzerà il romanzo resta il fatto che leggendolo si possono provare emozioni; si può ridere, piangere, sognare, riflettere... Si può persino rivivere i ricordi già sotterrati nello scantinato buio e cupo del nostro cuore.

Il romanzo è una struttura complessa e ne esistono di svariati tipi: c'è quello d'avventura, dove si nota la prevalenza dell'intreccio sulle altre strutture narrative; poi c'è quello rosa, dove compaiono zuccherose vicende d'amore sempre a lieto fine; quindi c'è il romanzo nero, che provoca cupe sollecitazioni nel lettore con storie truci e tragiche; ecc..

Un racconto si può leggere dove si vuole e con chi si desidera: basta avere un po' di tempo a disposizione.

"Il romanzo ci distoglie dal mondo del quotidiano per immetterci in un mondo fittizio, talvolta più reale del reale!". Questa affermazione è molto affascinante perché esprime con parole semplici, concetti immensi. Infatti il romanzo può davvero farci scoprire verità che prima consideravamo false; o viceversa. Senza contare che questo insieme di fogli scritti può essere un amico con cui si combatte la solitudine o la noia. In fondo, leggere un romanzo richiede solo tempo, ma in cambio si ricevono emozioni. Provaci! (M.M. , classe prima) 

Esprimi un breve giudizio su questo tema e concludilo con un voto.


Esercizio 4

 

Ammirazione e meraviglia nascono davanti all'opera di un artista che ha dentro tanta bravura da coniare un'idea, portarla fuori da sé, materializzarla in modo da colpirmi e forgiare i miei sensi. Il romanzo è l'opera di un artista; un'opera che in ogni momento può diventare il biglietto di un lungo viaggio.

Non ho mai visitato Trieste, ma Svevo mi ha fatto passeggiare per la sua città: ne ho avvertito l'antico profumo, ne ho udito i privati brontolii, ne ho intravisto la fievole luce... E, quando penso a Silone, sento l'avvolgente caldo del Sud, il sapore della polvere, il sudore di quei piccoli cafoni... Verga, invece, mi immerge nelle viuzze di Aci Trezza, nella atavica calura, nel dolore dei Toscano...

Alcuni autori hanno catturato la realtà e ci hanno giocato. Come Calvino, che narra di città invisibili e di uomini dimidiati, di magici castelli e di vite sugli alberi. O Kafka, che ci trasforma in scarafaggi, ci abbandona in labirinti senza fine e ci soffoca con la polvere da sempre accatastata su pile di scartoffie. O, ancora,  Pirandello, che ha lacerato la mia razionalità sbattendomi in faccia i miei mille volti interiori... Geni che, mescolando parole sulla pagina, creano immagini che saranno sensazioni e sentimenti in un'altra persona. 

Il romanzo è una macchina fantastica. Può essere l'affresco di un'intera epoca o l'istantanea di un fuggevole evento. Può farci riflettere sul presente, o farci rivivere le sensazioni del passato. Può farci ridere o piangere... Il romanzo può darci tante cose che altrimenti non avremmo.

Possiamo leggere per conoscere; possiamo leggere per crescere. Spesso, però, io leggo per dimenticare.

 

Esprimi un breve giudizio su questo tema e concludilo con un voto.


Esercizio 5

 

Non potrei immaginare la mia vita senza libri. Già nello sfogliare, sfiorare le pagine, c'è qualcosa di misterioso. Qualcosa che mi fa pensare al vibrante rituale di due amanti che si fondono. Leggere, è far penetrare dentro di me quel fiume di parole. A volte dolci e romantiche; a volte irruenti e cariche di rabbia; oppure tragiche, tediose, calde, sensuali...

Ancora più emozionante, poi, è cercare di trattenerle dentro di me, morbosamente, gelosamente... Nella speranza, quasi, che ridiventino un mia creatura.

Come non cedere al fascino di un invernale pomeriggio di lettura, avvolti nel calore del camino scoppiettante. Come resistere all'attrazione fatale di un tiepida giornata primaverile, vissuta mollemente dentro un libro di avventura.

Lo scrittore è un artista. Le parole sono i suoi strumenti. Il vizio e la virtù sono i suoi materiali. Il romanzo è la sua creatura: un corpo che deve diventare un tutt'uno con il nostro, o non esiste. Il romanzo ci deve sedurre, circuire, possedere. 

Un romanzo d'amore può farci volare con la forza del sublime o può annegarci con un fiume di amarezza. Un thriller può annientarci col terrore. Il "Grande Meulnes" mi fatto rivivere l'adolescenza. Agatha Christie ha dipinto nella mia mente uno sfondo di indelebili villaggetti inglesi. E Dorian Gray mi ha accompagnato fra i profumi di un malato "fin du siècle"...

Anche la durezza di un racconto di vita vera, di vita vissuta, può essere molto forte e coinvolgermi emotivamente.  Quando ho letto "Tutto il pane del mondo" - il racconto autobiografico di Fabiola de Clerq, che narra il caso straziante di un'anoressica - ho provato una rabbia impotente, un'angoscia profonda, un disgusto per la vita. Lo stesso disgusto che provo, talvolta, leggendo qualche demenziale storia di Bukowski, con il suo immancabile corredo di macabro sarcasmo, di squallidi dettagli, di putrefatta emarginazione. Come vorrei, in questi momenti, allontanarmi dalla vita. Come vorrei tornare bambina e lasciarmi cullare dal magico incanto delle fiabe. Perdermi in un bosco misterioso; abbuffarmi con una casetta di marzapane; danzare fra fiori giganti; indossare la mitica scarpetta di cristallo e... 

Il racconto, dunque, può contenere di tutto, può parlare di tutto, può tutto. Può farci ridere e piangere, ricordare e dimenticare... Può farci sognare, volare, evadere dalla realtà... Ma alla fine, nel cuore e nella mente, qualcosa di concreto ci rimane: un'occasione in più per riflettere: una chiave di lettura in più per leggere il reale. 

  • Ti è piaciuta l'introduzione? Perché?

  • L'alunna ha fatto bene a citare alcuni romanzi? Perché

  • Ne ha citati pochi, troppi...?

  • Sono bastate queste citazioni per dimostrare la sua sensibilità e la sua cultura narrativa?

  • Esprimi un parere motivato sul lessico: l'alunna ha usato termini appropriati? Ha fatto delle ripetizioni? Ha sfoggiato un lessico (molto, poco, abbastanza...) ricco?

  • L'elaborato è perfettamente aderente alla traccia? E' entrato sostanzialmente in merito al rapporto fra narrativa e realtà?

  • L'elaborato è troppo corto? Se sì, quale parte avresti ampliato?

  • Il testo è facilmente leggibile? I periodi sono troppo corti?

Esprimi un breve giudizio su questo tema e concludilo con un voto.


Esercizio 6

Il romanzo è un viaggio meraviglioso alla scoperta di mille piaceri. Già lo scorrere dei fogli fra le dita, il profumo della carta stampata, l'incanto dei caratteri stampati mi riporta ad entusiasmi infantili.

Preferisco leggere alla sera, quanto tutto è quieto ed ovattato. Adoro calarmi nel tepore del letto, all'ombra di una vecchia lampada dalla luce edulcorata. Sotto gli occhi incuriositi sfilano lente le parole del romanzo prescelto. E subito divento l'unica spettatrice di un grande teatro. Le parole, e le frasi, ed i punti continuano a sfilare, a volta un po' sterili ed impacciati. Poi, la testa si rilassa sul cuscino, le parole acquistano colore, e l'emozione sottile s'impadronisce di me. E, come per magia, da spettatrice divento attrice e personaggio.

Riconosco me stessa, le mie paure, le mie emozioni. Ripercorro il mio passato, vedo il mio presente, sogno il mio futuro. E' incredibile come, a volte, ritrovi i miei pensieri e le mie sensazioni attraverso parole scritte da altri. Scrittori lontani, sconosciuti, che per un qualche strano potere hanno attraversato il mio cuore e la mia mente per riportare a galla riflessioni e sentimenti. Il romanzo, spesso, è dunque un  viaggio dentro noi stessi. Ma è anche un viaggio dentro altre persone, assieme ad altre persone. E così vedo il mondo, la realtà, attraverso tanti punti di vista, tante culture, tante morali... e mi arricchisco.

Talvolta questo viaggio ci porta lontano; lontano dal nostro mondo, dal nostro misero quotidiano. Ci fa evadere, dimenticare i nostri problemi... Ma, anche, ci incuriosisce, ci spinge a guardare oltre il nostro cortile, oltre il nostro confine, oltre il nostro limite. Ecco! Il romanzo è anche questo: la possibilità di infrangere confini, norme, consuetudini, regole. 

  • Confronta questo tema con quello precedente: quale preferisci? Perché?

  • Ti è piaciuta l'introduzione? Perché?

  • L'alunna ha fatto bene a non citare romanzi particolari? Perché

  • Nonostante la mancanza di citazioni, è riuscita lo stesso a dimostrare la sua sensibilità e la sua cultura narrativa?

  • Esprimi un parere motivato sul lessico: l'alunna ha usato termini appropriati? Ha fatto delle ripetizioni? Ha sfoggiato un lessico (molto, poco, abbastanza...) ricco?

  • L'elaborato è perfettamente aderente alla traccia? E' entrato sostanzialmente in merito al rapporto fra narrativa e realtà?

  • L'elaborato è troppo corto? Se sì, quale parte avresti ampliato?

  • Il testo è facilmente leggibile? I periodi sono troppo corti?

Esprimi un breve giudizio su questo tema e concludilo con un voto.


Esercizio 7

 

Da bambino non amavo i libri. Genitori e parenti me ne regalavano a sacchi, ma i vari "Zanna bianca" e "Cuore" finivano su scaffali polverosi, dimenticati dopo poche righe di svogliata lettura. A tredici anni comprai, per caso, un romanzo di fantascienza della collana "Urania". Cominciò così una travolgente avventura che dura tuttora.

Lessi avidamente quelle pagine, sognando astronavi luccicanti e l'immensità del cosmo. Divenni un fan della fantascienza avventurosa e divorai in breve tempo i classici del genere, passando senza sosta dagli imperi di  Asimov alle truppe spaziali di Heilnein.

In seguito la scuola mi fece scoprire Verga e D'Annunzio, Calvino e Pavese... Ma solo qualche anno dopo capii cosa significa veramente leggere un libro, lasciarsi prendere dalle emozioni ed immergersi totalmente nel mondo fantastico delle pagine. Il merito va a "Cent'anni di solitudine" di Marquez. Penso di averlo letto cinque, sei volte. Ed ogni volta il testo mi faceva riflettere su qualche aspetto nuovo della realtà, della vita, dei suoi drammi quotidiani. Dalle malinconiche vicende della famiglia Buendìa, ho imparato a non prendere troppo sul serio il mondo; ho imparato che la vita è una tragicomica beffa; ho imparato ad affrontare la fatica del vivere con un sorriso ironico.

In quegli stessi anni m'innamorai anche di Conrand. Fu un film,  tratto da un suo racconto, a favorire l'incontro con un autore tanto affascinante. Rimasi folgorato soprattutto da "Cuore di tenebra", con le sue splendide descrizioni e la sua capacità di dare un'anima anche al paesaggio... Ma non potrò mai dimenticare nemmeno "Tifone", "Al limite estremo", "I duellanti" e lo stupendo "Freya delle sette isole": la struggente storia di un amore impossibile: una dolorosa metafora del sogno irrealizzabile che si scontra con la gretta meschinità del vivere quotidiano e che lascia all'uomo solo il rimpianto e la disperazione.

Ogni tanto, tra un libro di Miller o di Kafka, di Kerouac o di Sartre, tornavo alla prima passione, alla voglia del fantastico assoluto, del sogno celeste o dell'incubo ancestrale. Non rincorrevo più, però, le astronavi ruggenti di Silverberg, ma le paure quadridimensionali di Ballard, le mostruosità devastatrici di Muatenson e Dick, le estasi inquietanti di Bradbury.

La vita proseguiva e con essa la passione per i romanzi. Solo nei romanzi, ormai, potevo incontrare i miei più intensi desideri; solo i romanzi, ormai, mi potevano dare brividi profondi; solo dietro il paravento dei romanzi, ormai, potevo dar sfogo alla mia tristezza infinita. Quante volte un romanzo è venuto incontro alla mia disperazione! Quante volte un romanzo mi ha fatto varcare i confini angusti della mia prigione.

I libri vivono con me, scandendo fugaci vittorie ed eterne sconfitte, attimi di gioia ed anni di dolore. Mi hanno aiutato a capire, a crescere, regalandomi sogni ed affetto. E domani, qualunque cosa accada, ci sarà sempre un libro pronto a regalarmi cinque minuti di tregua, un respiro per rendere più sopportabile la vita. Perché l'avventura continua, malgrado tutto. (Luca B.) 

  • In questo caso l'alunno ha fatto molte citazioni (e forse alcuni nomi di scrittori non sono del tutto corretti!!); ha fatto bene? Perché?

  • Ti è piaciuta l'introduzione? Perché?

  • L'elaborato è perfettamente aderente alla traccia? E' entrato sostanzialmente in merito al rapporto fra narrativa e realtà?

Esprimi un breve giudizio su questo tema e concludilo con un voto.


Esercizio 8

Che cosa si cerca in un romanzo? La breve evasione da un mondo che non ci aggrada? La possibilità di provare sensazioni interiori che una vita solitamente troppo vuota non può trasmetterci? O, semplicemente, il desiderio di arricchire la propria cultura? Tutto questo, probabilmente.

Ma si cerca anche qualcosa di più, qualcosa che è difficile da definire, a cui si può andare molto vicino con il concetto che segue: desiderio di onnipotenza. Strano? Non troppo, a pensarci bene. E' il lettore che dà, letteralmente, la vita al romanzo. Basta aprire il libro, leggere le prime parole e già siamo catapultati in un mondo nuovo. La storia, poi, si dipana sotto i nostri occhi e siamo noi a dar forma ai personaggi, viviamo in noi i loro sentimenti, le loro emozioni, gioie, paure... Si parla di altri. ma in realtà siamo noi. L'immedesimazione - almeno per me - con il ruolo di uno dei personaggi maschili, è naturale, subitanea. Non è onnipotenza, questa?

E poter viaggiare nel tempo, nello spazio? Nessun luogo, nessun periodo storico, nessun anfratto della memoria umana ci è precluso. Possiamo racchiudere secoli nel nostro pugno. Possiamo vivere la storia di intere generazioni, con relative nascite, morti, amori, matrimoni, passioni, tragedie, sogni, quotidianità. Ed essere noi, noi soli, a dominare su tutto e tutti. La macchina del tempo non serve inventarla, l'abbiamo già. Non è onnipotenza, questa? Non è, forse, provare, toccare l'eternità, l'immortalità?

Ho letto, recentemente, un romanzo che suscita esattamente queste sensazioni: "Queen" di Alex Haley. E' la storia, certamente edulcorata ma perfettamente verosimile, della famiglia dell'autore. Dalla metà del XVIII° secolo ai nostri giorni. Da quando il suo avo, James Jackson, scappò dall'Irlanda in seguito alle persecuzioni politiche inglesi e si trasferì in America. Passiamo attraverso  duecento anni di storia: ricchezza, schiavitù, guerra civile, miseria. E viviamo tutto "nei" personaggi, nell'interno più intimo, a volte, del loro inconscio. E' come una corrispondenza di amorosi sensi. A volte la sensazione di sentire esattamente ciò che sente il protagonista si fa, senza esagerare, struggente. E' questione di attimi, ma tu non sei più sulla tua poltrona, col libro in mano: tu sei là, là dove ti dice l'autore e dove, forse, vorresti veramente essere.

E' un'emozione che ho provato leggendo "Una questione privata" di Beppe Fenoglio. Quando, durante la Resistenza, il partigiano Milton, preso dalla nostalgia, torna a visitare la casa dove abitava lei... la ragazza di cui si era totalmente, disperatamente innamorato. Ma lei, Fulvia, non c'è più: è tornata a Torino, dalla sua famiglia. Entrando prima nel cortile, poi nella stanza dove loro due erano soliti ascoltare musica e parlare per ore ( era un rapporto casto), comincia, nella mente di Milton, una tempesta di ricordi, di dialoghi, di immagini. La rivede sul vialetto, o sotto il ciliegio, o accovacciata nell'angolo preferito del divano. ne ascolta la voce, rivede i suoi occhi, quegli occhi... E risente quella canzone - Somewhere over the rainbow -  che entrambi amavano... Una canzone che anch'io sentivo. Perché anch'io, in quei momenti, ero là. Con Milton. Anzi, ero lui. Quella stanza la vedevo, ne sentivo l'odore. ero un partigiano, in guerra. Ma lì, in quella stanza, la guerra non c'era, non entrava, scavalcata, sovrastata da quell'amore assoluto che, forse, soltanto la nostalgia ci può dare. Man pioggia

Ma ho scoperto un'altra forte emozione data dalla lettura. A volte, infatti, il romanzo può esprimere una bellezza ed una grandezza superiori a quelle date dalla visione della natura stessa. Un esempio? Le pagine in cui Ippolito Nievo, nelle "Confessioni di un italiano" descrive il magico spettacolo del tramonto sulle colline friulane. Carlino, il protagonista - ancora fanciullo al momento della scena - rimane attonito di fronte a tale maestosità. Era sempre vissuto all'interno del castello. Non aveva mai visto le colline dall'alto; non aveva mai visto il sole incendiare quel pezzo di mare che da lì si scorgeva. Per la prima volta lui, ancora bambino, si sente pervadere da una sensazione di armonia divina, che lo fa crollare in ginocchio.

Una commozione che io, forse, non sono mai riuscito a provare in presenza di spettacoli naturali. Ma che lui, Carlino, è riuscito a trasmettermi. Il romanzo è vita.

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Esercizio 9

 

In aereo, sulla pista di decollo, quando il tempo è già fermo e l'inevitabile fluire degli eventi va avanti senza di me, il "paradiso degli orchi" mi aiuta a rimanere nel limbo con i suoi personaggi grotteschi che mi sembra sempre di vedere, ma che non riesco mai ad acchiappare.

Finalmente atterro e con Stefano Benni mi accorgo di nuovo di avere i piedi sul pianeta "Terra" dove la realtà copia la fantasia, dove le ore di luce non mi fanno desiderare altro che il mondo ovattato della notte, del mio giaciglio, del mio angolino, della mia postazione.

Sono pronto, sto decollando di nuovo. Chissà, forse sarà l'ultimo dei miei viaggi. O forse no. Non importa: adesso ho un compagno simpaticissimo, fresco, giovane e con tanta voglia di apprendere. Si chiama J. Livingstone e vuole che io gli racconti una storia. Decido di raccontargli l'infinito con i suoi mondi paralleli fatti di mille colori e di spruzzi d'acqua. Jonathan è veramente entusiasta, vuole che io vada avanti. 

Purtroppo il comandante di volo, un certo Céline, mi interrompe per dare un messaggio: "La vita è come un .... fritto!" 

Lo schianto è enorme, Jonathan si volatilizza, io cado al suolo. Fortunatamente mi rialzo con solo qualche ammaccatura. (Alessandro Storchi) 

  • Come ti sembra questo elaborato? Troppo corto?  Troppo superficiale?

  • Oppure, nonostante la sintesi stringente, l'alunno è riuscito ad esprimere un congruo numero di impressioni (sensazioni, emozioni)?

  • Doveva, forse, argomentare più ampiamente certi spunti riflessivi?  Come?

  • Sono bastate queste citazioni per dimostrare la sua sensibilità e la sua cultura narrativa?

Esprimi un breve giudizio su questo tema e concludilo con un voto.


Esercizio finale:

  • Qual è, allora, il testo che ti è piaciuto di più? Perché?

 A cura di Agati Mario – agtmultim@libero.it – www.agatimario.it -