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Indice articolo

Leggere per scrivere

Come si fa una recensione

Esempi:

La zona morta di S. King

Patricia D. Cornwell, Postmortem

Micro-recensioni

ORGOGLIO E PREGIUDIZIO, di Jane Austen

DUE DI DUE, di Andrea De Carlo

JACK FRUSCIANTE E' USCITO DAL GRUPPO, di enrico Brizzi

LA MONACA, di Diderot

IL VECCHIO E IL MARE, di Ernest Hemingway

MOLL FLANDERS, di Daniel Defoe 

Ora tocca a te    

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La recensione


leggere per scrivere… scrivere per leggere

Abbiamo visto che leggere è bello, oltre che importante; ma abbiamo più volte sottolineato che anche scrivere è importante oltre che bello. Diventa oltremodo utile abituarsi a scrivere di ciò che si legge. Un po’ quello che ti fanno fare sempre i tuoi insegnanti: commenta il tal racconto o la tal poesia; fai una relazione sulle tue letture estive; elabora un resoconto critico sul romanzo pinco pallino; eccetera eccetera. Ripeto: questo tipo di attività è fondamentale per la tua carriera di studente e di uomo. Ogni volta che leggi un racconto, una lettera, un articolo, un romanzo, un fumetto intelligente... dovresti proprio compilare una scheda di lettura; e, pian pianino, raccogliere tutte le schede in un contenitore (meglio ovviamente se usi qualche supporto digitale!).

Non è qui il caso di insistere sulle tecniche da utilizzare per analizzare (e quindi realizzare i relativi resoconti critici) i testi narrativi e non, perché i tuoi libri di scuola sono sicuramente pieni di consigli ed esempi in proposito. Voglio solo mettere in risalto in questa occasione l’importanza di una tipologia testuale intrigante: la recensione. Scrivendo recensioni - di libri, di film, ecc. - gli studenti si sentono più adulti, più protagonisti. Elaborare una recensione, infatti, significa esprimere un giudizio personale, e non ripetere pedissequamente una sequenza di attività suggerite a viva forza dall’insegnante (leggere il brano, dividerlo in sequenze, sottolineare i tempi verbali, individuare le figure retoriche, eccetera eccetera). Ma cos’è esattamente una recensione? Rispondo utilizzando - con alcune varianti - le pagine di un agile e fresco testo scolastico: Cozzi/Virno, Lavori in corso, Loescher.


La recensione

La recensione è un testo di sintesi e di valutazione di un romanzo, un racconto un film, un'opera teatrale, con cui vogliamo fornire alcune informazioni fondamentali (la sintesi) e il nostro personale giudizio (la valutazione) sull'opera in questione.

Più spesso di quanto si pensi capita di fare recensioni.  Quando un amico ci chiede com'era il film che abbiamo visto, ecco che noi, alla buona, ci comportiamo come un giornalista: glielo presentiamo, raccontandogli un po' la storia, e gli diciamo il nostro parere consigliandogli o meno di andarselo a vedere.

Non è facile però decidere cosa dire cosa non dire, e con che ordine procedere, non è facile spiegare, per esempio, perché quel film che parla d'amore come tanti altri è però molto diverso e originale, spesso poi la cosa più difficile è giustificare proprio il fatto che ci è piaciuto o che ci ha lasciato indifferenti.  Così qualche volta va a finire che l'amico che ci ha chiesto il parere resti frastornato, senza aver capito bene di che film si tratti, e magari anche un po' annoiato per il modo banale e prolisso con cui gliene abbiamo parlato.

Limitiamoci ora al caso di una recensione di un testo narrativo (romanzo o racconto). 


 

Esempio: recensione di La zona morta di Stephen King.  Il testo riportato qui di seguito è stato scritto come compito in classe da un alunno della tua età (Giorgio Bottara della II E dell'ITIS «Marie Curie» di Milano nel 1993).  Lo abbiamo trascritto nella sua forma originaria: si tratta di un buon lavoro, piuttosto ricco e vivace, buon esempio di quello che si può fare.  Qualche specificazione che arricchisse il discorso, posta dove abbiamo messo la freccia, lo avrebbe reso «perfetto». 

Basato su una storia chiaramente fantastica, questo libro ci fa riflettere su alcuni aspetti del nostro mondo.

John Smith, insegnante, è legato sentimentalmente a Sarah, anche lei insegnante nella stessa scuola.  Una sera vanno insieme al Luna park, cominciando bene una serata che finisce in tragedia: Johnny ha un terribile incidente di macchina.  Apre gli occhi quattro anni e mezzo dopo ma il mondo attorno a lui è completamente cambiato.  Sua madre è in preda a un fanatismo religioso che rase,90 la follia, Sarah si è sposata e il suo lavoro è andato perduto.  Ma anche Johnny è cambiato. II coma ha risvegliato in lui un tremendo e incontrollabile potere: può leggere nell'inconscio di una persona  e conoscerne il futuro con una semplice stretta di mano.  Sarà un tormento per lui ma la salvezza per il mondo intero.  Il protagonista viene sconvolto da questa capacità perché ora nessuno vuole più avere rapporti con lui e comincia a pensare che è stato maledetto da Dio, ma al momento giusto saprà cambiare la sua convinzione e sacrificarsi per il bene di tutti.

Uno dei messaggi di questo romanzo è che il mostro non è il «diverso» ma chi lo umilia, chi lo fa diventare un fenomeno da baraccone, -

Lo stile di questo libro è abbastanza scorrevole, con poche ma accurate descrizioni che lo rendono piacevole.  Quel geniaccio di King riesce ad appassionarci dalla prima all'ultima pagina con accelerazioni e rallentamenti improvvisi, cambi di scena, di personaggi e così via.

Uno dei punti di forza maggiori di questo romanzo sono appunto i personaggi molto ben costruiti e ve ne accorgerete quando entrerà in scena l'assassino di Castle Rock, magistralmente caratterizzato da King.  Odierete questo personaggio. E avrete paura di lui.

Comunque in questa storia vengono toccate tematiche di scottante attualità: dall'estrema facilità discutibile e immorale, all'importanza dell'educazione impartita da un genitore per il futuro del figlio.

Bello, veramente bello e avvincente.

Stephen King mette a segno un altro colpo vincente dopo «Shining» e «Le notti di Salem».  Se avete qualche soldo da spendere per un libro, vi consiglio caldamente questo con un'ultima raccomandazione: tenete a portata di mano i fazzoletti.  Possibilità di qualche lacrimuccia nei momenti in cui c'è di mezzo l'amore o in cui Johnny si comporta da eroe disperato e solitario.

 

Analizzando il testo appena letto, potrai individuarne le principali caratteristiche. Queste ti vengono comunque presentate e precisate qui di seguito, con alcuni suggerimenti.

Nelle recensioni per lo più troviamo:

1. una parte informativa, che ha la funzione di far conoscere in modo molto sintetico: 

  • gli elementi essenziali della vicenda, cioè la trama, e il genere a cui l'opera appartiene (giallo, avventura, realistico ecc.);

  • la fisionomia dei personaggi principali;

  • la struttura e lo stile;

  • i temi, cioè le questioni che tocca, gli

  • spunti di riflessione che fornisce ecc.;

  • eventualmente, notizie sull'autore;

 

2. una parte valutativa, in cui chi scrive esprime il proprio parere dicendo: 

  • se ha trovato interessante, bella, gustosa ecc. l'opera per i contenuti, per il modo in cui vengono presentati, per certe atmosfere, per la simpatia di un personaggio e così via;

  • se vi sono delle critiche da fare (l'argomento poco stimolante, qualche parte noiosa per le troppe descrizioni, un linguaggio poco piacevole o troppo complesso, una conclusione banale ecc.);

 

3. tendenzialmente uno stile vivace (perché si possa interessare e catturare l'attenzione di chi legge), che si ottiene evitando le espressioni più banali e ripetitive (ad esempio «Questo è un libro di Conan Doyle.  Questo libro di Conan Doyie racconta una storia gialla ... »), selezionando con cura il lessico, eventualmente usando qualche frase nominale (non «La vicenda è ambientata a Milano nel dopoguerra», ma «Milano, dopoguerra») e qualche interrogativa retorica (invece che «il libro è molto interessante e va letto», «Perché dobbiamo leggere questo libro?  Perché è molto interessante»), ed eliminando le osservazioni inutili, in modo che il discorso sia agile e essenziale.

L'ordine delle parti non è obbligatorio: si può iniziare con un proprio commento, con l'enunciazione dei temi, con l'indicazione dei genere, o anche, se particolarmente significative, con le caratteristiche dei protagonista; nei procedere l'informazione e la valutazione si possono tenere separate o possono essere intrecciate.  Si tratta di scelte personali, tuttavia probabilmente all'inizio ti sarà più utile costruire la recensione come proposto, ovvero prima informando e poi esprimendo i tuoi giudizi.

Quattro ultimi consigli: 

  • ricorda che chi legge una recensione non conosce necessariamente il testo di cui scrivi e che perciò non devi dare per scontate informazioni essenziali (anche il tuo insegnante leggerà la tua recensione come se non conoscesse il testo in questione o effettivamente non conoscendolo);

  • non dimenticare che in certi casi non bisogna raccontare la conclusione in modo troppo esplicito, perché lo stesso autore ha giocato sull’originalità e sulla sorpresa dei finale (pensa in particolare ai gialli); perciò devi trovare il modo per dire il necessario senza rovinare la lettura agli altri (potrai scrivere: «Assolutamente imprevedibile la soluzione alla quale l'investigatore arriva», ma non «Aperto il testamento dei padrone di casa si scopre che è lui l'assassino»);

  • è meglio usare i verbi al tempo presente: non è obbligatorio, ma rende l'esposizione più immediata e più agile e ti permette di evitare qualche errore sintattico (osserva la differenza tra «Due uomini si incontrano e decidono di fare una rapina: il giorno successivo rubano una macchina e partono per l'impresa» e «Due uomini si incontrarono e decisero di fare una rapina: il giorno successivo, dopo che ebbero rubato una macchina, partirono per l'impresa»); - evita di «appiccicare» particolari tecnici che non siano motivati e che da soli non aggiungono niente di significativo al tuo discorso (non scrivere soltanto «Nel racconto ci sono molti dialoghi», ma «il racconto è costruito quasi esclusivamente sui dialoghi, perché così possiamo sentire i personaggi più vicini a noi»). 

  • Attento infine a due questioni:

  • le tecniche indicate per fare una recensione valgono sia per la produzione scritta, sia per l'esposizione orale, per esempio durante un'interrogazione;

  • a volte può esserti richiesta solo una presentazione di un testo.  In questo caso la parte valutativa non dovrà comparire, ma dovrai limitarti a dare le informazioni nel modo più obiettivo possibile.


Eccoti l’esempio di una recensione 

Patricia D. Cornwell, Postmortem (rec. di R. Olivieri, dal «Corriere della sera», 3 febbraio 1994). 

Un paio di anni fa i lettori italiani scoprirono una giovane scrittrice americana di thriller, Patricia D. Cornwell, che con Oggetti di reato si era imposta all'attenzione per l'asciuttezza dello stile e l'abilità con cui era riuscita a raccontare l'omicidio di una scrittrice e la scoperta del colpevole attraverso l'indagine accurata della protagonista del romanzo, la dottoressa Kay Scarpetta, capo dell'ufficio di medicina legale della Virginia.

A distanza di un anno, secondo successo, con Quel che rimane, fosca sequenza di delitti atroci commessi da un «serial killer».  E così Mondadori, per la traduzione di Marco Amante, ha dato alle stampe Postmortem, il romanzo di esordio (1990) della Cornwell, che a suo tempo vinse due premi prestigiosi, I'Edgar negli Stati Uniti e quello dell'Associazione inglese degli scrittori di polizieschi.

Postmortem, per chi conosce i due romanzi già pubblicati, confermerà l'abilità di Patricia D. Cornwell, la sua conoscenza dei mezzi tecnici e scientifici che gli investigatori americani hanno a disposizione durante le indagini.  Bisogna considerare che l'autrice - 37 anni - ha avuto due esperienze fondamentali: è stata cronista di nera e poi analista presso l'Ufficio di medicina legale della Virginia.  Forse è la dimestichezza con strumenti sofisticati e apparecchiatura elettroniche ad averle dato, da una parte, vantaggi indubitabili e, dall'altra, la tendenza a strafare.  Al punto che, in qualche circostanza, tende a oltrepassare il limite del lecito e soprattutto del credibile.

É il caso di Postmortem: quattro delitti orripilanti, quattro donne violentate, strangolate e seviziate con un coltello a lama lunga.  La dottoressa Scarpetta, come negli altri romanzi, è affiancata nelle indagini da un detective, Pete Marino, anche lui di origine italiana, brusco, inelegante, sospettoso.  Un particolare accomuna tutti gli omicidi: accadono di sabato, prima dell'alba, e il maniaco sanguinario penetra sempre nella casa delle vittime attraverso una finestra lasciata aperta.  C'è una parte del romanzo che il lettore non esperto di computer tenderà a sorvolare perché incomprensibile, tuttavia ne subirà il fascino, il fascino delle cose misteriose.

La storia scorre via senza intoppi, come un convoglio ad alta velocità su un binario rettilineo.  Anche se la conclusione ha qualcosa di artefatto, di voluto, chi legge starà con il fiato sospeso, come si dice, perché la stessa protagonista, alla fine, si troverà il volto incappucciato dell'omicida a un passo da lei, nella camera da letto, il coltello in mano, senza via di scampo. E la dottoressa Kay-Scarpetta sarebbe la quinta vittima, se...


Micro-recensioni

Anche delle presentazioni brevissime sono utili.  Eccone degli esempi (i primi cinque sono tratti da «la Repubblica» dei 17 giugno 1994, l'ultimo da «L'Espresso» dei 29 aprile 1994) .

 

Susanna Tamaro, Va' dove ti porta il cuore.

Tre generazioni di donne narrate nel diario di una ottantenne colpita da un ictus.  Gioie e dolori nel racconto alla lontana nipote.

 

Herman Hesse, Siddharta.

Il protagonista di questo notissimo romanzo è «uno che cerca» e intende dare un significato alla propria vita, passando di esperienza in esperienza.

 

Sveva Casati Modignani, Come vento selvaggio.

Un incidente sulla pista di Monza costringe in coma un pilota di Formula uno.  Da qui prende sviluppo un «romanzo di personaggi» legati alla vita dello sfortunato protagonista.

 

John Grìsham, L'appello.

Una bomba fa esplodere l'ufficio di un avvocato impegnato per la lotta in difesa dei diritti civili.  La colpa cade sul capo del Ku Klux Klan.  Dopo venti anni a Chicago un giovane avvocato fa riaprire il caso.

 

Niccolò Ammaniti, Branchie!

Questo romanzo (opera prima) che inaugura la collana «De-Generazione Novanta» è uno sfrenato percorso di iniziazione alla rovescia, in forma di parodia sfrenata di usi costumi miti e balle dei giovani di oggi, assai vivace nel linguaggio e nelle idee anche se a tratti un po' ansimante per voler correre troppo, ma sempre sorretto da una sana ironia di fondo.


Se vuoi leggere altre recensioni stilate da professionisti della penna, basta che sfogli una rivista qualsiasi. Voglio farti leggere, invece, i lavori svolti da alcune mie alunne in occasione di una verifica scritta (una verifica scritta di 150 minuti nella quale le ragazze dovevano recensire un romanzo letto di recente). Alla fine dovrai fare qualche piccolo esercizio. Buon lavoro.

 

ORGOGLIO E PREGIUDIZIO, di Jane Austen

Quando penso alla Signora Bennet capisco perché il mio prof. d’italiano ha inserito questo romanzo nel settore "Donne sull'orlo di una crisi di nervi".

Sembra, infatti, che l'unico scopo di vita della sciocca e invadente moglie del Signor Bennet sia quello di trovare "uno scapolo ben provvisto di mezzi" per ognuna delle sue cinque figlie.

L'impresa non sarebbe di per sé così difficile se non fosse per un ambiente dove "la vanità è una debolezza. Ma l'orgoglio, laddove si tratti di una mente davvero superiore, l'orgoglio ha sempre la possibilità di essere ben guidato".

Fra tutte le signorine Bennet l'unica su cui si sofferma l'interesse dell'autrice è la bella e intelligente secondogenita Elizabeth, la cui travagliate relazione con il superbo e aristocratico Darcy affascina e trascina il lettore per tutto il corso del romanzo. E' questo un effetto reso possibile dall'incredibile abilità della Austen di non prendere mai posizione e di lasciare che sia chi legge a scoprire a poco a poco la vera natura dei personaggi, il più delle volte ricca di contraddizioni.

E' poi l'ambiente domestico che fa da sfondo a balli, feste e cene che dà al lettore la possibilità di entrare nel vivo dell’atmosfera inglese dei primi anni dell'Ottocento e di sentirsi coinvolto, come in poche altre occasioni, in dialoghi basati, non solo su orgoglio e pregiudizio, ma soprattutto su quella sottile comicità tipicamente inglese. Per questo motivo la lettura del romanzo, se in lingua originale, risulta ancora più piacevole e divertente, tanto che Henry James giudicò i libri della Austen rassegnati in una immobile primavera.

Tutti questi ingredienti, uniti a una visione del mondo squisitamente femminile che permette alle lettrici di immedesimarsi in una delle tante sorelle Bennet, fanno di "Orgoglio e Pregiudizio" un romanzo assolutamente indimenticabile.

"Ho letto ancore, per la terza volta almeno, il romanzo di Jane Austen..., scritto meravigliosamente. Quella giovane donna ha, nel descrivere gli eventi, i sentimenti e i caratteri della vita quotidiana  il più meraviglioso talento che io abbia mai incontrato". Walter Scott.  (Alice Sabatini)


DUE DI DUE, di Andrea De Carlo

"Pensavo a quanto le nostre vite erano state diverse in questi anni, e anche simili in fondo, due di due possibili percorsi iniziati nello stesso bivio..."

Il libro è incentrato sulle infinite probabilità che ognuno ha nella sua vita e degli spazi neutri che collegano i momenti più importanti di essa. Ma è anche crisi adolescenziali, delusioni, ribellioni, amore, sesso, amicizia, dubbi, sogni, matrimonio, figli, libertà, lavoro. Vita. E' la storia di due ragazzi qualunque, in una città qualunque ma in un tempo ben preciso.

Guido Laremi "è uno sguardo da ospite non invitato che prende distanza dai suoi stessi lineamenti, dal suo stesso modo di girare la testa a destra e a sinistra..." Mario sembra esserne l'ombra; sempre alla ricerca di sé: "odio il mio aspetto in generale, odio i vestiti che ho addosso e l'idea di essere qui in questo momento...".

Guido sarà la sua musa ispiratrice finché i ruoli si capovolgeranno. Mario troverà la sua stabilità; capirà ciò che vuole dalla vita, mentre Guido, inizialmente più sicuro di sé, tenderà all'autodistruzione ottenendo tutto ciò che non avrebbe mai voluto.

Ragazzi del '68, contestano tutto.

"Doveva essere nato allora il suo odio per i materiali e le forme innaturali, le gabbie architettoniche e le alterazioni chimiche degli elementi. Secondo lui l'origine di quasi tutto l'orrore del mondo era nella civiltà industriale, che aveva brutalizzato lo spazio e distrutto i ritmi e gli equilibri complessi della vita per adottarli a quelli delle macchine".

Non sopportano l'istituzione scolastica perché edificio chiuso nelle sue vecchie idee, vecchi professori e vecchi, vecchissimi programmi, e non il luogo dell'apertura mentale.

Tutti i giovani, o perlomeno quelli "skazzati" sono stati programmati a una certa insofferenza cronica verso la scuola. Alex e Holden si sentono oppressi dai voti ( "i cazzi di sette e sette e mezzo che da semplici strumenti sono diventati una specie di fine ultimo ?" ).

E noi, i ragazzi del '96? Cosa ne pensiamo? Rifiutiamo le stesse cose di Guido e Mario? in concreto cosa facciamo? Organizziamo pseudo-scioperi e autogestioni fantasma (durata massima tre giorni): ovviamente solo se il Preside vuole! Io per tre anni ho accettato passivamente tutti ciò, ma ripromettendomi che quest'anno non farò così (gli altri la pensano come me, o se ne fregano?).

Non dico che siamo del tutto stupidi o acritici, ma in concreto facciamo ben poco. Però siamo più realisti di Guido che proponeva di vivere in villaggi senza l'uso della moneta! Criticavano troppo.

Ah, dimenticavo, qualcosa sono riusciti ad ottenerlo: la riforma dell'esame di maturità! Sarà un bel traguardo? DIPENDE.

Ma adesso i tanti "Guido di quel tempo" sono al potere e cosa stanno cambiando? Per ora nulla. "Usavano la scuola come un contenitore di grandi discorsi e la lasciavano agonizzare tra i suoi relitti". Anche ora. (Francesca Tinti)


JACK FRUSCIANTE E' USCITO DAL GRUPPO, di enrico Brizzi

Alex, uno "skazzato tardoadolescente", "naufrago emerso da un fiume di Jolly Invicta  e Mandarina Duck con giovani e foruncolose vite annesse, che ha imparato a cogliere i particolari e a difendersene" in un mondo in cui "non c'è niente che distingua il bugiardo che giura di essere sincero dal sincero del puro".

Aidi, "non una ragazza, ma un intero disco di Baglioni...". "Più di una persona, quasi un'idea  come Jonathan Livingstone, ma anche vera, che arriva tardi agli appuntamenti e mette il maglione verde anche in Giugno...".

Una telefonata, un incontro davanti alla Feltrinelli e via... con la "pisquama sensazione che fosse cominciato qualcosa d'infinito".

Ad Alex "sembrava di conoscere Aidi da sempre, poiché quando si dice il sentimento, ragazzi".

Aidi - Per certi versi siamo ben oltre lo stare insieme, ti sento dentro Alex, ti capisco e mi piace...

"Due pirati sdraiati a letto, vestiti di tutto punto, abbracciati forte senza parlare; oppure lui solito roccioso, che la guarda mentre suona la chitarra con aria assorta, o loro due che intagliano le iniziali dei loro nomi, le friggono e la mangiano insieme.  ... Colavano lenti e densi i pomeriggi di Maggio". "Quattro mesi d'amore senza baci e senza sesso" e poi, e poi... IL GRANDE VOLO di Aidi: "È la prima grande cosa che faccio io". "E' come mettere le basi per addomesticarti un po' di più. Farai più fatica a dimenticarti di me, così. Resteremo più attaccati ogni cosa in più che faremo. Io ho paura per l'anno prossimo. Bacerò cento ragazze, andrò a letto con gente di cui non m'importa, ma non sarà come uscire con te e non dirsi niente per tutto il pomeriggio. Io so già che l'anno prossimo farò le cose più facili più banali"; e uno dei due pirati se n'è andato: " e, adesso, qualcosa è come se stesse andando un po' via per sempre". Eppure anche Richard Bach in "Nessun luogo è lontano", dice:" Nessun posto è lontano. Se desiderate essere accanto a qualcuno che amate, forse non ci siete già?" 

E' questo il libro dei giovani 1996!

La mutter che dice:" Pensi di vivere in un albergo?"

Tu che pigli e te ne vai. Cerchi, cerchi, ma forse "l'equilibrio interiore non è da cercare. Forse ce l'abbiamo già, e più ci muoviamo o agitiamo o altro, e più ce ne allontaniamo".

Alex ed Aidi l'hanno capito, hanno capito che bisogna uscire dal gruppo per restare in noi, ma non per tutti è così, per Martino no.

Neanche per Guido in "Due di due" è così. Loro non hanno saputo vivere senza il gruppo, ma nemmeno con, hanno invece scelto di vivere senza loro stessi, cioè NON VIVERE.

Eppure anche nel Piccolo Principe si dice che l'essenziale è invisibile agli occhi": bisogna saper vivere con ciò che si ha dentro.

Qui non c'è bisogno di "uscire dal libro" per dare un giudizio personale, perché qui il libro siamo noi, noi ragazzi con le nostre realtà quotidiane , i nostri "casini", le nostre storie, le nostre voglie di USCIRE...

Cosa dire del libro?

E' come guardare allo specchio la mia vita e allora, se non l'amassi, forse non sarei qui. (Federica Scaglioni)


LA MONACA, di Diderot 

Se la mia vita fosse già stata decisa e tutte le mie mosse calcolate dalla nascita non potrei scegliere. Diventerei insofferente e come...

Per non parlare, a te Susanne, di maggiorascato e di nascite adulterine: la società ti ha emarginato e quel che è peggio la tua famiglia ti ha esclusa mandandoti in convento.

Bel posto il convento, “POPOLATO DA DONNE CHE SANNO VENDICARSI DI TUTTE LE SECCATURE DI CUI SEI LA CAUSA, DONNE CHE RECITANO PARTI SCIOCCHE, IPOCRITE”.

Si potesse comprare al supermercato la fede... se non sei illuminato impazzisci, se “TI OPPONI ALL’INCLINAZIONE DELLA TUA NATURA”.

Possono seminare cocci di vetro sul tuo cammino, flagellarti, “MA NON APPASSIRANNO MAI I GERMI DELLA TUA PASSIONE”, vero Suzanne!

E’ stata dura con te la società, non ti ha lasciato scegliere, ma non credere che fuori dal convento la vita sia facile...

Prendi le tue decisioni, sbagli e ti senti “UN POZZO DENTRO AL PETTO COME UN BUCONERO CHE POTREBBE RISUCCHIARTI” e intorno a te “TUTTO E’ TRISTE COME LA BIRRA SENZ’ALCOL”.

Pozzo... “QUANTE VOLTE NEL TUMULTO DEI TUOI PENSIERI TI SEI ALZATA BRUSCAMENTE DECISA A PORRE UN TERMINE ALLE TUE ANGUSTIE!”

Buttarti nel pozzo sarebbe stata una sconfitta, invece tu hai lottato con tutte le tue forze convinta che la tua situazione potesse migliorare...

Anche Madame Bovary voleva cambiare e aspettava invano di essere folgorata dall’amore che “COME UN URAGANO PIOMBA DAL CIELO SULLA TUA VITA”.

Non era in un convento ma la sua vita le appariva “FREDDA COME UNA SOFFITTA CON IL FINESTRINO A SETTENTRIONE”.

Sai Suzanne non sei l’unica a soffrire, anche “QUELLO SKAZZATO TARDOADOLESCENZIALE” del vecchio Alex D. innamorato di Aidi “PER CUI NON BASTA NESSUNA CANZONE, NESSUNA DEFINIZIONE”. Si sente vittima della società.

La sua società è quella in cui vivo io “A QUARANT’ANNI TI TROVI CALVO E SOVRAPPESO... CON DUE FIGLI GEMELLI CON I CAPELLI A CASCHETTO IDENTICI IN TUTTO AI BAMBINI NAZISTI DELLA KINDER”.

Mi piacerebbe Suzanne se tu vivessi nella mia epoca e fossi mia amica. Sicuramente non saresti finita in convento: non sai quanti figli di padri cornuti ci sono... e poi scopriresti com’è difficile vivere potendo scegliere!

Nel tuo racconto mi sembrava che la tua cella fosse la mia camera quando devo studiare, le tue punizioni assomigliassero al divieto di andare in montagna quest’inverno con i miei amici. Così divento lagnosa e capricciosa come Emma che spennava suo marito con le sue

Chissà se Madame Bovary usava “VALIGIE PIU’ A BUON MERCATO” di quelle del Signor Alex D.?(Serena Labia)


IL VECCHIO E IL MARE, di Ernest Hemingway      

 “Insistente è il movimento delle onde trasparenti che avanzano con la corrente. E’ un continuo combattimento con l’altalena delle onde e il disperdersi dell’infinito. Anche il mare può apparire monotono, come la scrittura. In entrambi i casi l’elemento è primordiale la liquidità dell’acqua e dell’inchiostro che gioca tra le gamme di blu e di nero frastagliate di mutevoli sfumature”. Ammiro molto l’autrice di queste parole Barbara Boschi, perché è con la semplicità delle sue parole che riesce a trasmettermi la sua grande passione per il mare. “Il vecchio e il mare”, come “Maree”, è riuscito a colpirmi nel profondo, a risvegliare in me la voglia di sentirmi parte dell’elemento più magico e affascinante della natura.

Ernest Hemingway racconta la vicenda di un vecchio pescatore, appassionato di baseball, che abitualmente si recava a pesca in compagnia di un ragazzo, al quale era molto affezionato. La fortuna non era dalla loro parte e i genitori del ragazzo hanno spinto il figlio ad allontanarsi dal vecchio. Così l’uomo, una mattina, si reca in mare ed è qui che si svolge tutta la vicenda.

Trovo che la convinzione, il coraggio e la forza d’animo del vecchio siano qualcosa di straordinario. Il protagonista dà animo e corpo per riuscire a catturare l’enorme pesce:

“Tenterò di nuovo, promise il vecchio, nonostante adesso le mani fossero molli e gli occhi vedessero soltanto tra i lampi. Raccolse tutto il dolore e ciò che gli restava della sua forza e dell’orgoglio da tanto tempo sopito e lo pose contro l’agonia del pesce...”. Per catturare e poi salvare il meraviglioso animale dai pescicani stava distruggendo il suo corpo, ma nello stesso tempo stava fortificando in modo inspiegabile l’anima: “Mi stai uccidendo pesce, pensò il vecchio. Ma hai il diritto di farlo. Non ho mai visto nulla di grande e bello e nobile come te, fratello. Vieni a uccidermi. Non m’importa chi sarà a uccidere l’altro”.

Il vecchio voleva bene al pesce: “Non gli piaceva più guardare il pesce da quando questo era stato mutilato. Quando il pesce era stato colpito era come se fosse stato colpito lui stesso”.

Ho letto questo libro prima in inglese e poi in italiano e ho trovato che sia nella lingua originale che nella traduzione il lessico è molto semplice, caratterizzato da frasi brevi e aggettivi chiari. Un aspetto molto significativo è che l’esperienza del vecchio non è solo fisica, ma anche e soprattutto introspettiva: è un discorso trasmesso in una prosa calma e incalzante nello stesso tempo.

“Il vecchio e il mare” ha suscitato in me molto interesse, ma una cosa mi ha colpito in particolare: il fatto che Santiago ( il protagonista ) consideri il mare come una donna, che a volte concede grandi favori e altre volte no.

Non ho mai pensato al mare come ad una persona, ma l’ho sempre amato e non ho mai visto in esso alcuna avversità: non credo di aver mai temuto il mare.

Per me il mare non è solo sinonimo di estate, vacanze, amici... ma è anche motivo di riflessione: “semplicità, solitudine, intermittenze... ecco quel che il mare ci può insegnare”. (B. Boschi)

“Les marées des septembres sont là. La mer est là, folle, folle de folie, de chaos, elle se débat dans una nuit continue.” (M. Duras)

(Nadine Pepe)


MOLL FLANDERS, di Daniel Defoe       

Sono in libreria, devo prendere un libro, la copertina del romanzo di Daniel Defoe, “Moll Flanders”, mi affascina. C’è un’elegante dama d’altri tempi che si fa vento mentre un’altra le bisbiglia maliziosamente in un orecchio. Lo compro: cosa avranno mai da dirsi? 

Il romanzo si snoda nella prima metà del 1600 e la protagonista, Moll, narra di prima persona le sue vicissitudini. Nasce a Newgate, è per dodici anni una prostituta, cinque volte moglie, per sua sfortuna al suo stesso fratello, dodici anni una ladra, per otto una deportata criminale e alla fine diventa la ricca proprietaria di una piantagione in Virginia.

E’ una donna concreta, forte, che resiste all’abbrutimento e al dolore, non si piega agli avvenimenti negativi, come un mercante programma e pianifica il suo futuro.

“E’ per necessità” che lei dice di dover compiere azioni non proprio corrette, e su questo sono perfettamente d’accordo.

In una società londinese, discriminante e ipocrita è ammirevole che una DONNA, e per di più POVERA, riesca a provvedere a se stessa come un uomo. 

Com’è diversa dalla Lucia manzoniana, pia, casta, devota fino alla fine, ... ma anche pitocca!

La valigia che porta con sé nel suo viaggio di ottanta anni, è carica del carattere di Jane Eyre, dell’orgoglio e dell’ostinazione di Hester Prynce (Lettera Scarlatta), dell’intelligenza di Marian, personaggio secondario di “Una donna in bianco”.

Sembra però essere stata dimenticata da qualche parte quando Moll viene imprigionata a Newgate, carcere modello e alienante stile lager nazista.

“... il chiasso infernale, le grida, le bestemmie, il frastuono, il puzzo e la sporcizia si univano facendo di quel luogo quasi un simbolo dell’inferno, oltre che la porta per entrarci”.

“Forse l’autore per ispirarsi ha letto il terzo canto della “Divina Commedia”: “il gelo..., le grida..., van per l’aere senza stalle...”. 

Come la protagoniste di “C’è un punto della terra...” si tramuta in sasso, prima divenne stupida e incosciente, poi abbruttita e indifferente... alla fine le venne spontaneo trovarsi bene e a suo agio in quel luogo. Trattengo il fiato fino a quando non sono certa che la sua condanna a morte è stata revocata. Tifo per lei, è la protagonista del primo libro che leggo e vivo dalla parte del “cattivo”, del “peccatore” che giudica sé stesso.

Si utilizza un linguaggio scorrevole, concreto, senza sfumature; niente metafore o similitudini ma attenti e abili spaccati di famiglie altolocate. Trovo splendide le parole utilizzate da Moll per descrivere le liti tra i componenti della famiglia del primo marito: “Tutti si stavano prendendo per i capelli... erano furibonde e scalmanate...”.

Trovo, inoltre, che il linguaggio riesca a vivificare l’atmosfera di cui è permeato il romanzo: tetra e opprimente; sembra che il colore predominante sia il grigio e che l’aria sia satura di nebbie londinesi e del puzzo delle fogne a cielo aperto.

Un libro ottimo che consiglio a chi, come me, crede che una donna riesca a cavarsela in tutte le situazioni. (Giovanelli Giorgia)


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A cura di Agati Mario – agtmultim@libero.it – www.agatimario.it