Rivolgendomi a colleghi che hanno già un discreto livello di
alfabetizzazione informatica, le poche note che seguono rischiano di essere
eccessivamente scontate, ma…
Il corso ci metterà dunque in grado di elaborare presentazioni multimediali (ipermediali) anche abbastanza complesse. La realizzazione di un ipermedia passa attraverso diverse fasi di lavoro.
Intanto… ci vuole l’idea! Per cui… datevi da fare a scovare l’idea
giusta: un “ipertesto” sull’Europa? Sulle regioni italiane? Sugli animali?
Sugli alberi? Sui sensi? Sulle parole? Sull’eccetera?
Nella scelta
tenete conto dello strumento: PowerPoint è adatto alle
presentazioni (testo sintetico, mappe, grafici, scalette, rapidi appunti,
slogan…) e quindi meglio evitare idee che implicano l’uso di testi troppo
lunghi (potrebbe andar bene per brevi poesie, filastrocche, ecc, ma non per
fiabe, favole, racconti, eccetera).
Una mia classe, ad
esempio, ha pensato di realizzare un lavoro sul tema del viaggio; un’altra
sugli adolescenti; un’altra sulla disciplina centrale della nostra scuola: Scienze sociali. Le mie
esemplificazioni saranno mutuate su quest’ultima esperienza.
Scelto l’argomento
bisogna cominciare coltivare il progetto. Per questo si fanno alcune riunioni
dove ognuno esprime il suo parere sui possibili destinatari del lavoro, sugli
obiettivi da raggiungere, sulle
strategie da adottare, sui metodi di lavoro, eccetera, eccetera. Alla fine si
raccolgono le idee migliori e ci si divide i compiti.
I ragazzi che
hanno realizzato il lavoro sulle Scienze Sociali, ad esempio, si sono divisi in
6 gruppi di lavoro. Il primo gruppo si è occupato della presentazione generale
dell’ipermedia; gli altri gruppi si sono preoccupati delle principali aree di
interesse delle Scienze sociali: Psicologia, Sociologia, Etologia, Antropologia
Culturale, Geografia antropica.
A questo punto,
però, il progetto deve diventare più dettagliato. Gli strumenti più efficaci
per organizzare puntualmente il lavoro sono le mappe concettuali (o flowchart,
diagramma di flusso…), da cui si evince facilmente la rete di collegamenti tra
le informazioni. Ecco un possibile esempio:

Elaborata la mappa
principale, ogni gruppo poi è relativamente libero di rielaborare la parte di
mappa che riguarda la propria area di lavoro.
La scelta del
programma da utilizzare è fondamentale. Noi, pensando di presentare il nostro
lavoro al pubblico con l’ausilio di un videoproiettore, abbiamo optato appunto
per Microsoft
PowerPoint, il programma leader nel campo delle presentazioni
elettroniche grazie probabilmente al fatto di far parte del pacchetto integrato
Microsoft
Office.
Per rendere il più
omogeneo possibile il lavoro, ci si mette quindi d’accordo sugli elementi
formali che ogni gruppo di lavoro deve rispettare: tipi di carattere, sfondi,
animazioni, eccetera, eccetera. In questa fase diventa vitale accordarsi
sugli strumenti di navigazione da fornire al nostro ipermedia: noi abbiamo
optato per i consueti pulsanti di
azione (vai alla diapositiva successiva, torna alla diapositiva precedente,
torna alla home page) senza rinunciare a diversi collegamenti ipertestuali. In
alcuni momenti della presentazione, poi, è prevista la transizione automatica
delle diapositive.
Chiariti i
contenuti, individuati i nodi, stabiliti i link principali, scelta
l’interfaccia grafica, delineata la struttura dell’applicazione… bisogna
procurarsi il materiale: testi, immagini, suoni, musiche, filmati… che faranno
parte dell’ipermedia. I materiali devono ovviamente essere in formato digitale.
Se alcuni materiali da inserire nell’ipermedia non sono reperibili in formato
digitale, occorre crearli con gli appositi programmi. Se un’immagine
interessante, ad esempio, si trova su una rivista cartacea, la si digitalizza con uno scanner e la si
salva in formato idoneo (per PowerPoint vanno bene non solo i
tradizionali formati dell’ambiente Windows - .BMP, .TIF, .PCX… - ma vanno
ancora meglio – per ovvi motivi di leggerezza - i formati nati per la rete:
.GIF, .JPG, .PNG); se vogliamo invece utilizzare un brano musicale che abbiamo
su CD, dobbiamo prima registrarlo col PC e trasformarlo in file WAVE ; i
filmati devono essere in formato AVI; eccetera, eccetera . In questa fase ogni
gruppo organizza il lavoro con una certa autonomia: ci sarà chi si occupa di
digitare i testi, chi studia il layout, chi si occupa di digitalizzare le
immagini (con lo scanner), chi campiona le musiche… In laboratorio ognuno può
lavorare sul suo computer perché i diversi file possono essere tranquillamente
condivisi tramite rete.

Una
raccomandazione: il computer non deve sostituire in tutto e per tutto carta e
penne (reali, non virtuali): è buona abitudine sistemare il materiale cartaceo
(appunti, schemi, mappe, immagini…) in un apposito raccoglitore.
Di mano in mano
poi che si digitalizzano i documenti e si memorizzano nel disco rigido, occorre
procedere con uguale ordine e precisione. Si può, ad esempio, predisporre
un’apposita cartella (directory) con altrettanto apposite sottocartelle
(sottodirectory), come mostrato dalla figura qui di fianco.
A questo punto
sarebbe assai utile stendere una sceneggiatura (uno story board) più o
meno dettagliata di quello che dovrebbe essere il risultato finale. Si possono
predisporre delle schede (fogli in formato A4) numerate con uno spazio per lo
schizzo della diapositiva (con indicazione dello sfondo, dei pulsanti, delle
immagini, ecc.) ed uno per le note (sulle animazioni da applicare, i suoni da
inserire, ecc.).

La fase di implementazione
consiste nell’assemblaggio del materiale reperito nella fase di ricerca,
secondo l’organizzazione stabilita nel progetto e dalla sceneggiatura.
L’implementazione si fa direttamente sul computer. Attraverso il programma
prescelto (nel nostro caso Microsoft PowerPoint) si organizzano
le pagine (nel nostro caso le diapositive) con relativi sfondi; si inseriscono
titoli, testi, immagini, animazioni…; si inseriscono i pulsanti di azione, le
parole o le aree calde…
Quando ogni gruppo
ha finito la sua parte di lavoro, le varie sezioni dell’ipermedia vengono
salvate su un unico PC (nel senso che i vari lavori si inseriscono in un’unica
cartella). Quindi si fanno gli ultimi collegamenti ipertestuali (dalla
introduzione alle varie sezioni e viceversa).
A questo punto è
necessario verificare che tutti i collegamenti ipertestuali funzionino
perfettamente e che le varie parti siano effettivamente omogenee (che non ci siano,
ad esempio, troppi sfondi e/o caratteri diversi; che i pulsanti di azione siano
collocati tutti – più o meno – nella stessa posizione; eccetera, eccetera).
Quindi si pubblica l’ipermedia su un supporto magnetico (l’ideale, per il
momento è il CD-ROM).
Attenzione:
·
evitare i nodi ciechi (tutti i nodi – le
diapositive - devono avere almeno un collegamento ad un altro nodo);
·
evitare pagine di solo testo (le pagine di
testo devono essere vivacizzate con immagini appropriate);
·
evitate l’uso di caratteri magari carini, ma
poco leggibili;
·
non esagerate usando troppi caratteri
diversi;
·
evitate di mettere del testo sopra immagini
complesse (il testo deve essere facilmente leggibile per non spazientire chi
legge);
·
non sbizzarritevi troppo con gli sfondi:
cercate sfondi omogenei e decisi, soprattutto se avete molto testo in primo
piano (usate sfondi scuri e testo chiaro o viceversa);
·
usate colori, font e WordArt con parsimonia
ed equilibrio: la semplicità è quasi sempre una crta vincente;
·
non esagerate con gli effetti speciali (le
animazioni, i rumori, ecc. vanno usati con parsimonia perché rischiano di
oscurare i contenuti del documento);
·
non esagerate con le transizioni
automatiche: chi guarda il documento potrebbe annoiarsi e deve avere la possibilità
di interagire con la presentazione e di navigare più o meno liberamente fra i
vari nodi.
E, finalmente…
arriva il momento della presentazione. Si stabilisce chi e quando deve parlare,
chi deve manovrare il PC, chi deve distribuire le bibite e i pop-corn… Si
invita il pubblico, si fanno i debiti scongiuri affinché nel momento clou non
salti il cavetto dell’impianto audio (sic!) e… comunque vada, sarà un successo!
