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Le avventure di un letterato smanettone


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La scuola, per sua necessità formale e tradizionalista, ha contribuito spessissimo a pietrificare il sapere
e a ritardare con testardi ostruzionismi le più urgenti rivoluzioni e riforme intellettuali.

 La scuola non inventa le conoscenze, ma si vanta di trasmetterle…

La scuola insegna male perché insegna a tutti le stesse cose nello stesso modo e nella stessa quantità non tenendo conto delle infinite diversità d’ingegno, di razza, di provenienza sociale, di età, di bisogni...

La scuola è così essenzialmente antigeniale che non ristupidisce solamente gli scolari ma anche i maestri... (vuoi sapere chi l'ha detto? >>>>)

 


Quando leggo tutte queste belle cose
(web content manager, web writer, regista multimediale…) mi monto alquanto la testa e sono quasi fiero di sentirmi un poco parte di questo bel mondo.

Ma temo che simili attacchi di etilismo digitale siano dovuti soprattutto al fatto che mi immergo in tali studi nei momenti di vacanza: con montagne di libri adagiate sul prato, il portatile sulle ginocchia e un fondale dipinto da pini marittimi è più facile sognare.

Quando si torna a scuola, la sbornia svanisce: ricomincia la quotidiana lotta con stampanti che non stampano, reti che non comunicano, tecnici privi di tecnica e con l’impero della didattica monomediale.

 

Per inciso: non sono così sprovveduto da pensare che basti introdurre un computer in classe per rigenerare la didattica: può essere più rivoluzionario un nuovo modo di usare la lavagna che un modo qualsiasi di usare Internet.

E non sono nemmeno così integralista da ritenere che le nuove tecnologie siano sempre e comunque più efficaci e meritorie di quelle tradizionali: prendo appunti con la penna, mi faccio la barba con la lametta, amo i pizzoccheri valtellinesi e preferisco il Morellino di Scansano con il caro vecchio tappo di sughero.

Ritengo però che nuovi strumenti e nuove tecniche possano comunque suggerire nuove e più efficaci strategie per perseguire il successo formativo.

O no?


L’essenza della nostra scuola è ancora incarnata da lunghi corridoi sui quali si affacciano fughe di aule con file rigorose di banchetti e… una lavagna.

L’abituale tecnologia della quotidiana prassi didattica è infatti ancora l’abecedario, il sussidiario, la penna e la cara, vecchia lavagna sulla quale vestali e sacerdoti della parola rinnovano il rito dello stilo e della tavoletta d’argilla.

E dove il vecchio insegnante di lettere patito di computer e bicicletta naviga bonariamente tollerato.

Come lo scemo del villaggio.