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agati mario Avviso ai
naviganti del Wild Web School
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avanti
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Il più bello dei mari è quello che non abbiamo ancora navigato. (Nazim Hikmet)
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Su Internet c’è di tutto e di più. Usare Internet è facile. Usare bene Internet può essere un’impresa frustrante e suicida. Il naufragio è più probabile di un approdo. Si può navigare sotto costa, al riparo di portali generosi quanto interessati. Ci si può abbandonare all’avventura, come improbabili hackers in cerca di tesori. Ci si può affidare a guide più o meno sagge, più o meno affidabili. Com’è noto, infatti, ci sono diverse tecniche di navigazione.Si può puntare direttamente al sito desiderato digitando correttamente l’URL (indirizzo) nell’apposito spazio dei browser. Se volete conoscere la mia storia, ad esempio, basta digitare: http://www.agatimario.it; se volete fare una visita guidata al mio Liceo, l’indirizzo che dovete digitare è: http://www.sigonio.it; volete invece conoscere le scuole elementari della mia città? Digitate: http://www.comune.modena.it/scuole/direzionididattiche; eccetera. Dove recuperiamo gli indirizzi esatti? Col passaparola (magari via chat o e-mail), sulle riviste cartacee, sui quotidiani, nella pubblicità… Senza contare che in edicola, in libreria o in biblioteca trovate ormai diverse guide divise per argomenti che ci mettono disposizione elenchi più o meno ragionati di indirizzi Internet. Un’altra abituale tecnica di navigazione è quella che si affida a portali: si approda nel portale di riferimento e poi si scivola da link a link (dal generale al particolare: sport > calcio > campionato italiano > Inter – Juve…) fino alla pagina desiderata. Portali e vortaliPortali si nasce o si diventa. Nel primo caso rientrano i portali commerciali che offrono una marea di servizi: motori di ricerca integrati nel sito, e-mail, chat, SMS, giochi, forum, notizie ed ovviamente tanti link suddivisi per temi: moda, spettacolo, sport, turismo, tempo libero… Nel secondo caso rientrano quei siti web che nel tempo hanno assunto importanza ed autorevolezza tanto da diventare punti di riferimento per molti navigatori. Un portale, insomma, è un sito ricco di collegamenti e di riferimenti ad altri siti che opera come punto di accesso ad Internet per molti utenti che iniziano da lì la loro navigazione. Esistono portali orizzontali (generalisti) che spaziano su diversi argomenti. Ed esistono portali verticali – detti anche vortali – che forniscono accesso a risorse relative ad campo specifico: la cucina, i francobolli, i cellulari, la salute, gli anziani, eccetera. Spesso, nelle mie navigazioni scolastiche alla ricerca di materiali per affrontare e confrontare in classe alcuni argomenti di attualità, si parte proprio da un portale (più spesso da un vortale) o dai siti di qualche autorevole rivista (culturale, scientifica, politica, di costume, eccetera). Molto utili – soprattutto per percorsi comparati – i siti dei quotidiani online. Un altro modo intelligente per sfruttare la rete è quello di utilizzare con raziocinio l’e-mail, le newsletter, le mailing list, i newsgroup e tutti i programi di messaggistica istantanea (ICQ, Windows messenger, eccetera). Sfruttando la posta elettronica (o programmi di messaggistica istantanea) potremmo ad esempio procurare ai nostri alunni tanti mouse-friend (l’equivalente digitale del pen-friend) di lingua inglese, potremmo avere notizie sul sistema scolastico finlandese direttamente da alunni e/o insegnanti finlandesi, potremmo instaurare gemellaggi con scuole islandesi, potremmo discutere di tolleranza con alunni arabi e israeliani, eccetera. Motori di ricercaIl futuro presente della navigazione virtuale, comunque, sono i motori di ricerca grazie ai quali possiamo recuperare informazioni attraverso parole-chiave o per indici tematici. Gli indici tematici classificano le pagine dei siti web per categorie. Lavorano, insomma, in maniera analoga agli indici tematici delle biblioteche. L’organizzazione è gerarchica. All’interno di ogni categoria sono presenti varie sottocategorie. Procedendo per successivi affinamenti si giunge al nodo desiderato. La classificazione più comune è per soggetto, ma esistono anche indici cronologici, geografici, alfabetici, eccetera. Attualmente gli indici tematici più ricchi ed efficaci sono quelli messi a disposizione dal mitico yahoo.com. Con un po’ di allenamento (non sempre il criterio delle classificazioni è intuitivo) troverete tutte le informazioni che desiderate (almeno in lingua inglese). Altri motori di ricerca lavorano invece per parole-chiave. La selezione delle pagine non è più mediata da indici gerarchici, ma avviene automaticamente su una massa enorme di siti. Una volta indicate nell’apposito spazio le keyword, il motore restituisce una lista di indirizzi in cui tale parola è stata rinvenuta. Per aggiornare i loro database i motori utilizzano programmi (spider, robot, eccetera) che setacciano automaticamente Internet, analizzano milioni di pagine web e indicizzano tutte le parole in esse contenute secondo precisi algoritmi. Attualmente gli algoritmi più intelligenti appartengono indubbiamente a google.com, un motore che sorprende per la rapidità e la precisione delle ricerche. Ma anche un motore potente come Google, riesce ad analizzare “solo” un miliardo e mezzo di pagine web. Il sommerso ammonta almeno a tre volte tanto. Un oceano caotico di informazioni senza un indice neppure vago degli argomenti contenuti. La strada in questo campo è ancora lunga, anche se le prospettive del web semantico sognato dall’inventore stesso del web, Tim Barnes-Lee, non sembrano affatto una chimera (Tim Barnes-Lee, L’architettura del nuovo web, Feltrinelli, 2001). Il progetto di Tim – attuale direttore del prestigioso 3WC – è considerato il punto di partenza per rendere Internet una sola enorme banca dati dove reperire informazioni con estrema rapidità e facilità. Secondo questo progetto tutti i documenti online dovrebbero essere corredati da metainformazioni in forma standardizzata con il compito di descrivere con precisione il contenuto stesso del documento. In questo modo i motori potrebbero condurre ricerche più mirate e finalmente sensibili al contesto di significato della pagina o della parola richiesta. Nell’attesa che ancora una volta i sogni di Tim diventino realtà, noi insegnanti dovremo forzatamente familiarizzare con gli attuali motori di ricerca. Senza dimenticare, però, che il primo e più importante motore di ricerca è l’insegnante stesso. Poche settimane fa mio figlio Alex è tornato a casa dalla scuola media con una consegna carina: - Papy, la prof. di… vuole che faccia una ricerca in Internet: devo trovare delle notizie sull’Asia, ed in particolare sull’India, la Cina, il Giappone… Ho provato a spiegare ad Alex che simile ricerca ci avrebbe portato semplicemente a farci sommergere da una mole incredibile di materiali eterogenei e che… Ma lui, evidentemente timoroso di un eventuale rimbrotto da parte della docente, ha voluto provarci lo stesso. Ovvio che il ragazzo sia tornato a chiedermi aiuto dopo che Google gli aveva vomitato addosso migliaia di pagine… Ed alla fine, giusto per non mandarlo a scuola a mani vuote (o, meglio: a mani troppo piene), abbiamo ripiegato sulla meritoria Enciclopedia Encarta (ed anche così le pagine erano inutilmente troppe). La collega, in questo caso, è riuscita ad ottenere i due piccioni con una fava: ha frustrato sia ragazzini (e sono ancora molti) che non avendo Internet (né una qualche biblioteca domestica) hanno difficoltà a trovare materiale documentario, sia i ragazzini (e soprattutto i loro genitori!) che, avendo a disposizione gli attuali mezzi di comunicazione, devono invece combattere con la troppa informazione. Anche i miei colleghi di Liceo, spesso, si ricordano delle nuove tecnologie solo quando, a proposito di un qualche argomento affrontato in classe, dicono semplicemente ai ragazzi: “Provate a cercare qualcosa su Internet”. Talvolta li vedo questi ragazzi alle prese con una consegna apparentemente così innocua e semplice: arrivano in laboratorio entusiasti, cominciano a smanettare, si fanno fuorviare da qualche pop-up pubblicitario, e poi finalmente si concentrano sull’obbiettivo e cliccano più o meno a casaccio sui vari link esternati dal motore… Dopo decine di minuti l’entusiasmo scema, l’incertezza domina e, se va bene, scaricano su dischetto o stampano una qualche ricerca fatta da un qualche loro compagno di una qualche scuola italiana… Senza, ovviamente, un rigoroso controllo delle fonti, senza un progetto didattico ben preciso, senza un qualche contributo soggettivo. Cui prodest? Potrei veramente tediarvi all’infinito sull’uso stupido e controproducente delle nuove tecnologie. Ma… Per i nostri alunni, dobbiamo essere noi Virgilio (o, al limite, Beatrice!). E se non abbiamo abbastanza competenze dell’oltretomba virtuale, continuiamo pure a fare gli scout del mondo reale… Soprattutto a certi livelli, un’indicazione precisa per andare a reperire informazioni sull’eroe del paese presso la Biblioteca Comunale è più intelligente e potenzialmente assai meno dannosa che indirizzare il ragazzo nei vischiosi meandri del cyberspazio senza fornirgli le opportune coordinate spazio-culturali. Se invece vogliamo diventare delle cyberguide, non ci resta che studiare, allenarci, studiare, allenarci… Intanto bisogna studiare a fondo tecniche e strategie dei più potenti motori di ricerca. Qui non me la sento di consigliarvi qualche manuale di riferimento, perché la materia è veramente in frenetica e poco lineare evoluzione. Fate un salto in libreria e chiedete se in proposito è stato pubblicato qualcosa da pochi giorni. Meglio ancora: guardate in edicola e sfogliate le riviste di informatica per scoprire le ultime novità. Aggiornamento in edicolaCredetemi: l’idea di un aggiornamento in edicola non è affatto peregrina. Per noi addetti ai lavori, anzi, le riviste specializzate sono il modo più rapido e sicuro per rimanere al passo coi tempi. Potreste orientarvi su pubblicazioni serie, ma dai contenuti tutto sommato abbordabili (io leggo regolarmente PC Idea); potreste preferire riviste un po’ più impegnative, ma ugualmente leggibili (io sfoglio regolarmente PC Open, PC Word e PC Magazine); potreste ricorrere a periodici più tosti (come PC Professionale). Sempre in edicola si trovano inoltre pubblicazioni dedicate esclusivamente al web che potrebbero fare al caso vostro. Dalla teoria alla pratica. Sperimentate i vari motori di ricerca fino a quando troverete quello che vi darà le migliori soddisfazioni (in questo momento io mi affido quasi esclusivamente a Google; mia moglie, ad esempio, non potrebbe fare a meno degli indici tematici di Yahoo). Sfruttate al meglio tutte le funzioni avanzate, sperimentate gli operatori logici, provate ad invertire l’ordine delle keyword, eccetera, eccetera. Affrontate la classe solo quando vi sentite sicuri: meglio non improvvisare davanti ai ragazzi: gli incidenti di percorso possono capitare anche alle guide più esperte, ma bisogna avere almeno la competenza sufficiente per rimediare con prontezza ad eventuali falle del sistema. Proprio come una brava guida alpina, l’insegnante-Virgilio non deve preoccuparsi solo di trovare il sentiero più efficace e/o più panoramico per raggiungere la meta, ma deve occuparsi professionalmente anche di sicurezza. Il docente, infatti, deve prevenire e contrastare gli attacchi esterni che possono contaminare pericolosamente l’ambiente di studio (virus, troyan, worm… spywear, dyaler, cookie… pop-up, spamming…). Ma deve soprattutto preoccuparsi dell’incolumità psicofisica degli studenti. Lungi da me, naturalmente, l’idea di demonizzare Internet. Ma è inutile nascondere che siti indecenti, diseducativi e comunque non consoni al percorso didattico possono celarsi dietro qualsiasi clic del mouse. L’insegnate-guida, specialmente dei cicli scolastici inferiori, dovrà fare in modo che gli alunni compiano le loro escursioni solo su terreni che lui ha preventivamente esplorato. Anche così l’incidente di percorso è sempre in agguato. Per questo è necessario che il piccolo esploratore si muova sotto l’occhio vigile ed allenato del docente che, in caso di necessità, può intervenire con prontezza e competenza per circoscrivere i danni e minimizzare le conseguenze. Peccato queste limitazioni! Perché così siamo costretti, almeno a scuola, a rinunciare ad una delle tecniche di navigazione più intriganti: il vagabondaggio. I vagabondi della reteFare i flaneur, navigare senza meta, vagabondare nel cyberspazio è un modo estemporaneo ma utilissimo per conoscere, fare esperienze, crescere. È la tecnica, insomma, della serendipità: trovare una cosa utile e/o piacevole mentre se ne sta cercando un’altra; scovare idee, avere intuizioni, fare scoperte mentre si passeggia indolenti e in modo casuale in un mondo sconosciuto e stimolante. Come quando abbandonate gli itinerari turistici tipici di una grande città e vi addentrate nei vicoli più scuri e nascosti per cercare idee, siti e contatti inaspettati e fecondi. Navigare è dunque necessario. Ma un insegnante ha il dovere di prendere il brevetto da nostromo, prima di condurre la ciurma su acque agitate. E visto che questa vuole comunque essere una bibliografia, anche se come più volte asserito ci troviamo di fronte a materiale facilmente deteriorabile, concludo il paragrafo con qualche consiglio per gli acquisti. Fra le recenti iniziative editoriali volte ad inventariare per noi le risorse di Internet per scopi professionali merita una particolare menzione quella della casa editrice Alpha Test che ha licenziato una serie di volumetti decisamente accattivanti. Ogni libro, attraverso un percorso mirato, seleziona e presenta i siti di maggiore interesse ed affidabilità, propone percorsi tematici esemplificativi, non disdegna riflessioni profonde su strumenti e contenuti proposti. Ecco i testi che si integrano meglio con il nostro percorso: Carobene, A., Internet per gli insegnanti, Alpha Test, 2002 Amaducci G. e Guigoni A., Internet per gli umanisti, Alpha Test, 2002 Carobene, A., Studiare on line, Alpha Test, 2002 Passiamo ora a qualche testo un po’ stagionato ma ugualmente utile come quelli partoriti dalla meritoria iniziativa editoriale della Mondadori che ha licenziato una serie di guide pratiche di buon livello a prezzi da supermercato. Mi riferisco alla collana I miti dell’informatica che contempla anche un agile manualetto sulla rete: Gilles Fouchard, Ricercare su Internet, Mondadori, 2000 Il libretto, molto chiaro e ricco di illustrazioni esemplificative, si configura come una guida sostanzialmente completa su come ricercare in Internet informazioni, immagini ed oggetti di ogni tipo. È adatto soprattutto ai principianti, ma può dire qualcosa di utile anche agli esperti. Va da sé che alcuni siti segnalati sono ormai superati… ma… Un classico della ricerca in Internet, poi, è l’utile testo di Metiteri e Ridi: Fabio Metitieri e Riccardo Ridi, Ricerche bibliografiche in Internet, Apogeo, 2000 Per preparare una tesi di laurea o qualsiasi altro lavoro di ricerca, Internet offre l'accesso a banche dati e cataloghi con milioni di schede da sfogliare in pochi secondi, selezionando autori, titoli, soggetti, date e lingue. Se per individuare un libro in una biblioteca tradizionale occorre sapere almeno che cos'è una biblioteca e come è organizzata, per eseguire una ricerca bibliografica in Internet è necessario avere anche qualche nozione sul funzionamento della rete e sulle caratteristiche delle sue risorse. Questo libro si rivolge appunto a chiunque abbia la necessità di individuare o leggere dei documenti e voglia servirsi di Internet per consultare bibliografie, cataloghi, banche dati e pubblicazioni elettroniche. In questo settore, comunque, dovrete veramente imparare a navigare da soli. Prima – se preferite – fra gli scaffali delle librerie e delle edicole. Poi, fra i meandri del World Wide Web. Attenti al lupoConcludiamo questa parte del nostro itinerario citando un piccolo libro che potrebbe essere particolarmente utile per gli insegnanti delle scuole materne ed elementari: Stefania Garassini e Giuseppe Romano, Digital kids; siti web, CD-Rom e videogiochi per bambini e ragazzi, Raffaello Cortina, 2001 Il testo vuole è di facile e talvolta simpatica consultazione e vi aiuterà certamente orientarvi nella foresta dei prodotti multimediali per ragazzi. Il libro, tra l’altro, mi offre il pretesto di tornare sul problema della sicurezza dei nostri ragazzi. Non c’è corso, conferenza o seminario nei quali qualche collega non mi chieda se esiste la possibilità di fare in modo che i ragazzi navighino autonomamente senza correre il rischio di incappare in siti poco raccomandabili. “Quando si considera Internet come un mezzo rivolto ai bambini non si può omettere di soffermarsi sul problema della selezione dei contenuti online, ovvero delle metodologie per fare in modo che i piccoli navigatori non si imbattano in contenuti inadatti a loro: violenti, pornografici, razzisti o non rispettosi della loro età. Si tratta di un problema particolarmente sentito in una rete in cui, secondo un recente studio di Eurispes, navigano attualmente 25 milioni di bambini e uno su cinque ha ricevuto proposte sessuali. Sempre secondo la stessa ricerca, 1175% dei genitori nutrirebbe serie preoccupazioni riguardo alle incursioni su Internet dei propri figli. Sono inquietanti i dati, di una ricerca di Jupiter Communications, sullo scarso rispetto per la privacy da parte dei siti per bambini. Solo il 20% avvisa i piccoli prima di lasciare che inseriscano i propri dati. Mentre uno studio dell’americano National Center for Exploited Children rivela che il 25% dei bambini in rete sarebbe esposto a materiali di tipo sessuale contro la sua volontà. Sono due essenzialmente gli approcci a questo problema: i programmi-filtro, che si installano sul pc dell’utente o su un server proxy (un computer che funge da snodo per il collegamento a Internet di un gruppo di utenti, come ad esempio all’interno di una scuola o di un’azienda, ma può essere installato anche presso un fornitore di connessione alla rete) e impediscono l’accesso a siti predefiniti, e le reti private, ovvero ambienti paralleli a Internet che includono soltanto contenuti adatti ai più piccoli. Accanto a questi due approcci tecnologici è da segnalare la strada seguita da alcuni motori di ricerca, che svolgono le loro indagini soltanto all’interno di una serie di siti selezionati. Lycos offre ad esempio la funzione Searchguard, che consente di escludere automaticamente dai risultati della ricerca una serie di siti considerati inappropriati, mentre Altavista ha introdotto il comando Family Filter, che agisce sulle pagine web o sulle immagini ricercate. In ambito italiano, Girotondo.it svolge le ricerche in un “serbatoio parallelo” di siti protetti, mentre Virgilio.it ha attivato, per i propri utenti registrati, la funzione Protezione familiare, che consente di escludere dai risultati pagine giudicate inadatte.” Il testo prosegue prendendo in considerazione le diverse metodologie di protezione a disposizione degli utenti (molte in negli USA, qualcuna in Europa, poche in Italia) e conclude questa parte con un appello al buon senso. “Premettiamo che tutte le soluzioni elencate presentano vantaggi e svantaggi. Resta ai genitori e agli educatori la responsabilità di valutarle e di operare una scelta, tenendo conto che nel rapporto con Internet non si tratta semplicemente di addomesticare un nuovo strumento elettronico ma di apprendere una logica completamente medita di ragionamento e di approccio alla realtà. Le basi di questa logica sono concetti quali l’ipertestualità e l’interattività: non semplici procedure tecnologiche, ma tendenze profonde che segnano tutta la cultura contemporanea. È possibile che su questo fronte siano i bambini a insegnare qualcosa agli adulti, come ipotizza lo studioso americano Douglas Rushkoff, che ha coniato la definizione di screenagers per la nuova generazione digitale. Occorre dunque, per un genitore e per un insegnante, mettersi nell’ottica di avere molto da imparare. Il che è sempre un ottimo punto di partenza.”
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