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agati mario Avviso ai
naviganti del Wild Web School
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avanti
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Il più bello dei mari è quello che non abbiamo ancora navigato. (Nazim Hikmet)
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Sarà un capitolo lungo. Del resto è quello più inerente al mio primo – nel senso anche di principale - mestiere: l’insegnante di italiano. E un insegnante di italiano dovrebbe insegnare soprattutto a comunicare ed in particolare a scrivere. Non datelo troppo per scontato. Conosco decine di colleghi bravissimi con Dante, Petrarca, Manzoni e Leopardi, ma che confinano il laboratorio di scrittura ai 4-6 temini annui da somministrare, correggere e valutare. Alchimisti, maghi e apprendisti stregoniParlo di scrittura quindi con orgoglio, entusiasmo ed un pizzico di rivalsa. Come ho ricordato infatti nella premessa noi “informatici” di cultura umanistica, siamo stati sempre considerati dei parvenues nella società digitale. Per anni siamo stati in balia di tecnici informatici dal pallido spessore culturale solo perché loro maneggiavano meglio DOS, RAM, BIOS e qualche alfabeto di programmazione. Poi è giunta l’ora dei web designers, dei maghi della grafica che volteggiavano tronfi sopra di noi solo perché manipolavano un po’ meglio GIF, JPEG, CRT, LCD, ICM, RGB, CMYK, anti-alias, banding, canale alfa… Ho ammirato e ammiro i veri maghi del design, il cui spessore culturale di solito è di assoluto rispetto. Il problema è che il web ed i laboratori informatici di molte scuole sono stati fagocitati spesso da maghetti, da apprendisti stregoni, dai dilettanti di Adobe Photoshop e di Macromedia Flash convinti di partorire capolavori facendo piroettare qualche palla colorata nella home del sito. E a latitare sono sempre stati contenuti e cultura. Poi ci si è finalmente accorti che la cultura non è un optional. Che siti belli ma vuoti, che filmati rutilanti ma fini a se stessi, che testi ammiccanti ma dalla sintassi approssimativa… conducono sempre e comunque ad un cul de sac comunicativo. Ho visto il sito di una scuola tecnologicamente all’avanguardia della mia città, dove per sapere l’orario di apertura della segreteria bisognava rincorrere una pallina e cliccarla al volo (naturalmente dopo aver “intuito” quale delle palline andava braccata) e dove, per sapere gli indirizzi di studio, bisognava attendere che una foto – peraltro malamente sfuocata - dell’istituto facesse un lentissimo girotondo attorno ad un branco di lettere scomposte che - magia! - si ricomponevano in una utilissima scritta: clicca qui! La rivincita di Barthes e CalvinoInsomma: un sito, per essere un buon sito, deve avere buoni contenuti. E in attesa della banda larga che renderà immediati e fluidi i contenuti multimediali, anche nel web lo strumento di comunicazione ancora più usato, economico ed efficace è certamente la cara e vecchia parola. Anche nel rutilante mondo di Internet occorre saper scrivere. E scrivere bene. E per scrivere bene bisogna avere qualcosa di intelligente, di interessante, di seducente da dire. Devono essere i depositari della cultura umanistica (quelli che hanno passato anni a leggere Proust, Musil, Kafka, Baudelaire, Benjamin, Leopardi, Svevo…) e gli esperti della poetica e della retorica (quelli che hanno messo in pratica i suggerimenti di Tasso, Barthes, Chatman, Propp, Genette, Calvino…) ad appropriarsi criticamente dei nuovi strumenti mediatici (con le relative nuove poetiche e retoriche) e a guidare l’immediato futuro della comunicazione digitale. Tecnici e ingegneri (programmatori, amministratori di rete, grafici…) dei nuovi media devono mettersi al servizio dell’editore digitale, il content manager, colui che progetta, produce e gestisce i contenuti per il Web. Alcune precisazioni, però, prima di affrontare di petto la questione del content management:
Riprendiamo allora il nostro viaggio bibliografico con una escursione dalle parti degli esploratori e manipolatori di contenuti per il web. |