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agati mario Avviso ai
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Il più bello dei mari è quello che non abbiamo ancora navigato. (Nazim Hikmet)
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A.A.V.V., Linguaggi non verbali e multimediali: un curriculum di comunicazione e multimedialità, M.I.U.R., 2001 Il libro è brutto perché ha un brutto titolo (che peraltro riprende il brutto nome della “disciplina” che io insegno), una brutta copertina (bianca, marroncina e gialla…), brutte pagine (fogli semipatinati che scatenano riflessi scostanti), brutta impaginazione, brutto apparato iconografico (immagini grigiastre dalla definizione talvolta approssimativa)… Essendo la somma dei materiali prodotti in un seminario residenziale, il libro presenta pure i canonici interventi paludati delle autorità e qualche intervento non proprio da professionista della comunicazione. Ed è questo che mi lascia perplesso: un testo sulla comunicazione multimediale così multimedialmente poco comunicativo. Un po’ come quando ad un convegno ti arriva Pinco dall’università di Pallino per spiegarti le grandi strategie comunicative e dopo tre minuti sei già lì che dormi. Comunque il volumetto ha anche i suoi pregi: intanto è gratis (basta richiederlo al Ministero o al Liceo “Maffei” di Verona che ha organizzato il seminario), è per forza di cose più vicino al mondo della scuola e presenta alcuni interventi veramente interessanti. A cominciare dal primo, quello di Luca Toschi dal titolo: Scuola e linguaggi: educare alla comunicazione. Con la sua prosa simpatica e ricercata Toschi scopre qualche piaga della scuola italiana. A cominciare dal fatto che da noi si insegna poco a comunicare con gli strumenti e le strategie adeguate al mondo in cui viviamo. “A scuola si è confuso l’uso della multimedialità per insegnare questa o quella materia con la didattica del linguaggio e della comunicazione multimediale; praticamente assente. Nelle migliori delle ipotesi l’esperienza multimediale si è tradotta in esercitazioni sui software, spesso di bassissimo profilo. I contenuti ridotti a poco più che pretesti per imparare/insegnare a usare il computer.” Partorire dopo mesi di lavoro qualche performances dal contenuto scialbo non aiuta più di tanto ad impadronirsi criticamente delle attuali strategie mediatiche. Un altro pericoloso abbaglio deriva dal possedere “una macchina che fa tante cose che prima facevano tante macchine diverse” (il registratore, la telecamera, la macchina da scrivere, la fotocopiatrice, il tornio tipografico, eccetera). “Ciò ha alimentato un grave fraintendimento: l’idea di un progressivo appiattimento delle differenze fra le varie professionalità e i vari ruoli, a favore di una nuova figura di factotum. Sempre inadeguata, però, quando si deve andare a fondo delle competenze. Né potrebbe essere diversamente. La realizzazione di un multimedia che sia portatore di significati, necessita invece di professionalità specifiche e non interscambiabili, e di un ottimo lavoro di équipe: dall’esperto della materia al programmatore”. Abbiamo così assistito nella scuola a sempre più impietose “sbronze di onnipotenza”. L’avvento di Flash, poi, ha amplificato il delirio. Dopo qualche settimana di training con il nuovo software della Macromedia, alcuni insegnati si lanciano in ambiziose creature multimediali come se qualche clic ammaestrato e qualche riga di script possano improvvisamente tramutare un comune mortale in un abile grafico, ottimo musicista, bravo artista, seducente scrittore, efficace programmatore, eccetera. “Il progresso tecnologico ha dunque diffuso sollecitazioni diverse e spesso contraddittorie: SOLLECITAZIONE A: il “fai da te” oggi è possibile più che mai; si assiste ad una sempre maggiore convergenza nelle mani del singolo di strumenti di lavoro diverso. SOLLECITAZIONE B: però non è pensabile di lavorare da soli: si ha bisogno di far parte di un’équipe con cui confortarsi; però il lavoro di équipe necessita di specializzazioni. In questo scenario sembrano dunque configgere due forze contrastanti, appunto: FORZA A, che spinge alla formazione di una competenza professionale trasversale che riassuma in sé un know how prima distribuito (oggi fare bene significa saper fare un po’ di tutto). FORZA B che valorizza la differenza e la specializzazione ma in una prospettiva di lavoro in équipe. Il contrasto sembra però attenuarsi se quanto sopra viene così ridefinito: Si avverte l’esigenza di una forte regia, che guidi il lavoro di gruppo, QUINDI è fondamentale che si rafforzi un linguaggio di servizio interno al gruppo stesso – la sceneggiatura -, facendo riferimento al quale il singolo possa operare in autonomia sì ma coordinata”. Insomma: per poter lavorare in chiave finalmente multimediale anche nella scuola si devono formare competenze specifiche (esperto di programmazione, esperto di grafica per il web, esperto di musica per il web, esperto di animazioni per il web, esperto di scrittura per il web, eccetera) disposte a lavorare in sinergia sotto la guida di un regista (il content manager di cui sopra?) e secondo una precisa sceneggiatura concordata a priori. E qui bisogna per forza prevedere qualche visita guidata ad un altro bel libro che dovreste avere sempre a portata di mano sullo scaffale di casa o nella biblioteca della scuola: Toschi L. (a cura di), Il linguaggio dei nuovi media, Apogeo, 2001 Nel capitolo introduttivo (La comunicazione multimediale) – dopo un’ampia disanima degli aspetti più curiosi e significativi della comunicazione attuale – Toschi affronta subito il problema del regista multimediale. In internet è oggi più che mai necessaria “una strategia di comunicazione (la grande assente di questi anni sul web), e di una figura che la interpreti, dirigendo l’orchestra delle competenze necessarie per dare vita ad un sito web (dal committente allo sceneggiatore, dall’informatico al sistemista, dal grafico all’utenza), progettando il rapporto fra il web e gli altri media (televisione, radio, giornali, eccetera): insomma, il regista multimediale. La cui assenza nella stragrande maggioranza dei progetti multimediali la dice lunga sulle ragioni di una crisi che è prima di tutto culturale. Quella della borsa viene dopo.” Per poter comunicare efficacemente fra di loro, gli attori della comunicazione multimediale hanno bisogno di un linguaggio comune e soprattutto di una buona sceneggiatura (non è infatti la sceneggiatura che nel cinema armonizza gli apporti dei vari specialisti: attori, fotografi, operatori, scenografi, montatori, eccetera?). Nel secondo capitolo Tommaso Tozzi affronta appunto il problema della sceneggiatura per i nuovi media. Il testo è prezioso perché offre consigli per una metodologia di lavoro che può essere adottata proficuamente anche a scuola. La sceneggiatura nasce essenzialmente nelle riunioni preliminari a cui “devono sicuramente partecipare il regista (e l’eventuale committente), il produttore, l’esperto di contenuti, il redattore, il soggettista e lo sceneggiatore (qualora queste ultime due funzioni non siano già coperte dal regista e dal redattore); talvolta potrebbe essere necessaria la presenza di altri esperti, quali il programmatore, il grafico, l’esperto audio e video. In seguito a tali riunioni è buona norma produrre un report dei risultati ottenuti che funga da guida nella realizzazione dell’organizzazione dei contenuti e della sceneggiatura: un soggetto di poche cartelle che sintetizzi le suddette scelte in modo chiaro e preciso”. Tozzi riproduce quindi una puntuale lista di domande da porsi in queste riunioni per essere certi di progettare una sceneggiatura efficace (le pagine 2-5 dovresti proprio memorizzarle!) e poi distribuisce utilissimi consigli per organizzare al meglio i contenuti, per strutturarli (struttura lineare, struttura lineare con approfondimenti, struttura parallela o a enciclopedia, struttura ad albero, struttura circolare, struttura aperta, eccetera) e per realizzare appunto la sceneggiatura. Il testo curato da Toschi, poi, sviluppa negli altri capitoli argomenti fondamentali per chi vuole muoversi nell’ambiente dei nuovi media:
Un manuale insomma completo e ricco di suggerimenti operativi. È evidente, però, che il capitolo più organico all’argomento che stiamo trattando è il secondo, quello dedicato alla scrittura e curato dalla brava Alesssandra Anichini. Le sue sono ottanta pagine (da pagina 91 a pagina 171) piacevoli (fra le citazioni più intriganti: M. Vargas Llosa, R. Barthes, i “carmina figurata”, G. Apollinaire, Leonardo da Vinci, Gregorio Magno, M. Butor, S. Chatman e, ovviamente, I. Calvino) e dense di consigli pratici utilissimi. Alcuni dei suoi ammaestramenti verranno preziosi nei prossimi paragrafi. |