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Il più bello dei mari

è quello che non abbiamo ancora navigato.

(Nazim Hikmet)

 

 

 

 

Ragzzo che legge - disegno in bianco e nero

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ragzza che legge - disegno in bianco e nero

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il regista multimediale a scuola


Quando leggo tutte queste belle cose (web content manager, web writer, regista multimediale…) mi monto alquanto la testa e sono quasi fiero di sentirmi un poco parte di questo bel mondo. Ma temo che simili attacchi di etilismo digitale siano dovuti soprattutto al fatto che mi immergo in tali studi nei momenti di vacanza: con montagne di libri adagiate sul prato, il portatile sulle ginocchia e un fondale dipinto da pini marittimi è più facile sognare.

Quando si torna a scuola, la sbornia svanisce: ricomincia la quotidiana lotta con stampanti che non stampano, reti che non comunicano, tecnici privi di tecnica e con l’impero della didattica monomediale. Ma siccome in questo momento sono, appunto, in vacanza -  con la pila dei libri sulla sedia, il portatile sulle ginocchia ed un bucolico orizzonte alla finestra - perché negarci un po’ di ottimismo? In fin dei conti: perché non credere al nostro Ministro che ha promesso all’opinione pubblica una scuola al passo con i tempi, insegnanti superinformatizzati (vedi Piano Nazionale di Formazione, CM 55 eccetera), cablaggio di ogni plesso, computer in ogni aula, rapporti con le famiglie per via telematica, eccetera? L’ottimismo del ministro pare tra l’altro suffragato da decine di monitoraggi più o meno istituzionali (talvolta ho l’impressione che esistano più addetti ai monitoraggi che elementi da monitorare!) che disegnano una scuola tutto sommato ricca di nuove tecnologie, con reti in ogni dove e insegnanti ormai definitivamente alfabetizzati.

Se questo è (o sarà) vero, il problema di ogni singola scuola non è tanto quello di formare nuovi pionieri dell’era digitale, ma di far emergere figure (referenti informatici!) in grado di inventariare, organizzare, ottimizzare, coordinare, gestire le risorse tecniche ed umane già presenti  (o, comunque, in formazione).

Io stesso, per conto del CDE del Comune di Modena, coordino le attività di formazione e di aggiornamento dei referenti informatici di Circolo e di Plesso delle Direzioni Didattiche di Modena. A loro volta i singoli referenti devono coordinare i colleghi che nelle singole scuole svolgono attività inerenti alle nuove tecnologie.

Proviamo allora a rovesciare la piramide e focalizziamoci sulla singola scuola (o sul singolo plesso).

Immaginiamo che in questa scuola esistano vari strumenti informatici (laboratori, aule multimediali, intranet, Internet…) e un certo numero di persone che operano a vario titolo con le nuove tecnologie: insegnanti, ovviamente, ma anche studenti (in molti settori la collaborazione dei ragazzi è vitale), tecnici, bidelli (ad esempio Luca, uno dei bidelli della mia scuola, se la cava assai bene con il computer, Internet e soprattutto la digitalizzazione della musica, anche dal vivo), personale di segreteria, collaboratori esterni (alle materne ed alle elementari, ad esempio, l’aiuto di alcuni genitori esperti può essere fondamentale), eccetera. Immaginiamo che qualcuno di questi attori abbia maturato interessi o competenze specifiche: nel campo della musica (campionatura, MP3, composizione con la tastiera, collegamento di strumenti musicali al computer, eccetera), della fotografia digitale, dell’animazione (Macromedia Flash…), dell’editing video, della grafica, del desktop publishing, della programmazione (VB, PHP, Java…), della videoscrittura, dei programmi autore, della progettazione ipermediale, delle pagine web, eccetera.

Bene: il referente informatico di cotanta scuola ha il compito precipuo di coltivare con amore tutte queste specificità, di orientarle, organizzarle, ottimizzarle… L’ideale è quello di formare un team con progetti (finalità, obiettivi, strategie…) comuni. Un importante momento di aggregazione del team potrebbe essere rappresentato, ad esempio, dal sito della scuola.

Il team dovrebbe riunirsi per ideare, progettare, realizzare, testare, pubblicare, gestire il sito. All’interno del progetto, quindi, ogni attore reciterà al meglio la sua parte: il patito di programmazione si occuperà degli script e delle pagine dinamiche; il musicologo degli effetti speciali; il grafico della creazione, ricerca ed ottimizzazione delle immagini; l’aspirante web writer riscriverà il POF secondo le regole dettate dal web (vedi prossimi paragrafi); l’esperto di desktop publishing coordinerà i ragazzi impegnati nella realizzazione del loro giornalino; l’amante delle chat animerà il forum e gestirà le bacheche elettroniche; l’applicata appassionata di computer aggiornerà con rapida efficacia le informazioni utili per gli utenti; eccetera, eccetera.

È solo un “piccolo” esempio di attività scolastiche legate alle nuove tecnologie. Perché questo fervore digitale dovrebbe investire anche il quotidiano lavoro d’aula e la miriade di attività extracurricolari che ruotano attorno ad ogni scuola (il laboratorio musicale, il corso di fotografia e di cinema, il giornalino scolastico, i corsi di recupero, i progetti di gemellaggio, l’organizzazione dei viaggi di istruzione, eccetera, eccetera).

Si capisce allora come tutto questo lavorio col digitale abbia assoluto bisogno di un regista all’altezza: il nostro referente informatico!

Il nuovo volto del prof. di informatica

Scusate l’ennesima digressione personale per giustificare un titolo politicamente scorretto. Da quando insegno quella pseudodisciplina (cfr. il mio saggio Multimedialità e dintorni in appendice) dall’improbabile nome (Linguaggi non verbali e multimediali) che fa capolino nel curricolo del nuovo Liceo delle Scienze Sociali, vengo troppo spesso scambiato per un prof. di informatica.

Non ci sarebbe nulla di male se buona parte dell’immaginario collettivo non facesse corrispondere all’insegnamento dell’informatica immagini fatte da grigi laboratori, con grigie macchine allineate sollecitate da studenti ammaestrati a fare calcoli, redigere stringhe di programmi, riempire database e fogli elettronici… E che fatica spiegare che anche un prof. di lettere può avere una qualche competenza seria sull’universo digitale. E che sforzo scindere il binomio fra informatica e matematica. E quanto sudore per far capire che io non insegno il computer, ma sfrutto le potenzialità del computer per…

Insomma: non vorrei che questi pregiudizi duri a morire spingessero qualche dirigente scolastico a selezionare il referente di informatica – il nostro regista multimediale – sempre e solo fra le schiere di informatici e matematici. Anzi: credo proprio che il referente ideale sia l’opposto dell’ingegnere informatico tipico (adesso sono io a nutrire pregiudizi?).

Proviamo, allora, a fare un ritratto ideale di questo referente informatico (meglio: regista multimediale)? Perché no, visto che stiamo parlando di una scuola ideale?

Ecco: il mio regista ideale assomiglia molto al già citato identikit del web content manager tracciato dalla simpatica Monica Aliprandi (M. Aliprandi, Identikit del web content manager, in A. Lucchini e altri, Content managemente, Apogeo)…

  • Umanista e letterato.

  • Appassionato di lingue straniere, anche se il latino resta un mito a cui rifarsi più ancora che l’inglese.

  • Padroneggia la lingua italiana in modo eccellente e si esprime correttamente.

  • Ha buone capacità di analisi e di scrittura.

  • Conosce perfettamente tecniche e strategie comunicative.

  • Non disdegna nozioni di marketing, di psicologia, di sociologia.

  • Ha acquisito notevoli competenze di carattere informatico utilizzando correntemente gli strumenti di office automation ed i più diffusi applicativi. La conoscenza dei linguaggi di web editing gli consente la precisa valutazione delle potenzialità espressive della rete.

  • Quando elabora un progetto personale o coordina le attività del team, mette sempre in primo piano le componenti creative e le esigenze pedagogiche.

  • Vanta un percorso formativo ricco ed in costante aggiornamento. È curioso, dinamico, aperto.

  • Studia, ama e cerca la bellezza. Mostre, musei, musica, cinema, teatro sono fonti di ispirazione perenne nella vita e nella professione.

  • Non ha pregiudizi estetici ed è tendenzialmente melting-pot (e melting-pop): può ascoltare Chopin e Keith Jarret, Kitaro e Clapton; può amare Dante e Céline, Proust e Kerouac; può ammirare i codici miniati e Warhol, Telemaco Signorini e Duchamp…

  • Per lui dischi, libri e riviste sono un investimento, mai una spesa.

  • Ama la sfida della pagina bianca. Non è mai stanco di imparare.

  • Se fosse un calciatore avrebbe la maglia numero 10.

  • Lavora in jeans e abbigliamento informale, anche se cura maniacalmente i dettagli e gli accostamenti cromatici. Il suo obiettivo non è apparire, ma piacersi.

  • Ama la buona cucina italiana, accompagnata da vino. Ottimo vino.