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Il più bello dei mari

è quello che non abbiamo ancora navigato.

(Nazim Hikmet)

 

 

 

 

Ragzzo che legge - disegno in bianco e nero

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ragzza che legge - disegno in bianco e nero

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La realtà del virtuale


Se ora volete continuare la navigazione nel mondo delle nuove tecnologie viste in un’ottica filosofica (etica, politica, antropologica…) dovrete penetrare i labirinti mentali degli studiosi di cybercultura, cyberspazio, realtà virtuale. In questo campo il dibattito “fin du siècle” è stato accesissimo, talvolta feroce. E la relativa bibliografia comincia ad essere assai consistente, ramificata, labirintica. Dal basso del mio osservatorio di manovale del computer, mi limito a suggerirvi alcuni punti di partenza.

Se siete affettivamente vicini al popolo di Seattle e vedete nella globalizzazione imperante un grande mostro tentacolare pronto a soffocare ogni autonomia ed ogni afflato liberale; se pensate che la realtà virtuale – per la sua natura di falso e di illusione – provochi irreversibili e catastrofiche trasformazioni dei comportamenti e dei valori umani; se insomma vedete nel trionfo del cyberspazio una nuova – e forse definitiva – forma di imperialismo totalizzante… allora potreste apprezzare l’ultimo appassionato lavoro dell’urbanista e filosofo Paul Virilio:

P. Virilio, La bomba informatica, Raffaello Cortina Editore, 2000

Il testo, attraverso una serie di analisi ed argomentazioni comunque affascinanti - ed in larga misura condivisibili anche dai meno pessimisti -  approda alla convinzione che “le catastrofi antropologiche di fine millennio affondano le radici nel progressivo appiattimento dell’esperienza umana sulla dimensione puramente ottica dei fenomeni”.


Se invece volete conoscere la cybercultura attraverso un’ottica – sempre problematica, ma – più ottimistica, uno dei punti di partenza ideali è il testo, forse, principe di Pierre Lévy:

P. Lévy, Il virtuale, Raffaello Cortina Editore, 1997

Per il filosofo francese, il processo di virtualizzazione non inizia oggi, ma ha sempre ac­compagnato lo sviluppo storico della cultura umana, dai primi graf­fiti all’invenzione della scrittura, fino ad arrivare alla stampa e al­l’avvento delle moderne tecnologie. In questo senso, che non è im­proprio definire filosofico, il virtuale agisce come germe di un di­verso modo di essere del reale, non rappresentandone una fuga ma costituendone un potenziamento.

Molto interessante – e per certi aspetti anche più agile, leggero, leggibile pure in spiaggia – l’altro classico di questo ormai famoso pensatore d’oltralpe:

P. Lévy, Cybercultura. Gli studi sociali delle nuove tecnologie, Feltrinelli, 1999

Il testo può essere considerato una sorta di manuale “sintetico”, ma completo dei fenomeni legati appunto alle nuove tecnologie e al loro uso sociale: dal digitale alla navigazione in rete, passando per la memoria, la programmazione, la musica techno, la realtà virtuale, il multimedia, l’interattività… In maniera sistematica e con linguaggio accessibile anche ai non specialisti, Lévy rispone a domande quali:

  • Cosa si intende per cybercultura?

  • Quale movimento sociale e culturale si nasconde dietro questo fenomeno tecnologico?

  • Si può parlare di un nuovo rapporto col sapere?

  • Quali mutazioni comporta nel campo educativo e della formazione?

  • Quali sono le nuove forme artistiche legate al computer ed alle reti informatiche?

  • Come interverrà sull’organizzazione del territorio e dello spazio urbano lo sviluppo del cyberspazio?

  • Quali sono, in sintesi, le implicazioni culturali e sul linguaggio delle nuove tecnologie?


Se ancora non sapete se propendere per un punto di vista più leggero o più pesante, più nero o più edulcorato, potreste cominciare ad esplorare criticamente la dimensione digitale attraverso gli occhiali attenti ed ironici di Carlo Formenti:

Carlo Formenti, Incantati dalla rete. Immagini, utopie e conflitti nell’epoca di Internet, Raffaello Cortina Editore, 2000

L’utile testo di Formenti parte in buona misura proprio dalla diatriba fra le due scuole di pensiero…

"Da un lato, il virtuale come liberazione di energie creative, leggerezza, emancipazione dal peso della realtà attuale, dall’altro, il vir­tuale come derealizzazione, espropriazione della fisicità del territorio e del corpo.

Da un lato, la possibilità di oltrepassa­re i vincoli del qui e ora, che avevano finora limitato l’agire umano, viene interpretata come una chance per trascendere la geografia e la storia ed elevare il processo di ominazione a un livello superiore, dall’altro, l’illusione del tempo reale vie­ne denunciata come un dispositivo che annienta il territorio e racchiude l’umanità in un eterno presente che toglie senso al tempo vissuto.

Chi ha ragione? Più avanti avremo modo di verificare co­me sia le tesi dei “pessimisti” che quelle degli “ottimisti” contengano elementi di verità.

Qui, finché l’attenzione resta concentrata sull’immaginario, ci interessa analizzare le meta­fore che vengono impugnate come armi dai protagonisti di questo dibattito teorico. Da questo punto di vista, si resta colpiti da un’evidenza: lo scontro si gioca principalmente sul terreno dell’opposizione peso/leggerezza.

Così, mentre Lévy esalta la natura fluida e volatile del di­gitale, si entusiasma per la leggerezza che il virtuale introdu­ce nel mondo, Fiorani paventa la fuga dalle cose terrestri e corporali con la loro grazia e la loro pesantezza…"

E andando avanti il libro disegna infatti un castello interpretativo tutto sommato equilibrato ed ampiamente condivisibile dell’attuale stato delle rivoluzioni in atto.

Formenti ci dimostra che, paradossalmente, per comprendere la radicalità dei mutamenti che stiamo vivendo, occorre in primo luogo demistificarli: non per negarne la realtà, ma per dissipare l’aura mitica che li circonda.

Quando viene presentata come una mostruosa piovra che fagocita il reale o, al contrario, come un nuovo paradiso terrestre, la rete rischia di apparire come un insensato labirinto di specchi.

Se con distacco ed ironia riusciamo per un attimo ad allontanare da noi terrori e speranze, la rete ci apparirà qual è: non una dispensatrice di paradisi artificiali, né la sabbia mobile che ci trascina verso l’ineludibile apocalisse, ma “semplicemente” l’amplificazione di una serie di trasformazioni rivoluzionarie. Rivoluzioni dall’esito imprevedibile perché nella rete non è inscritto alcun destino, ma solo rischi potenziali e prosaiche opportunità.

Il libro di Formenti, infine, ci regala (p. 289) una bella opportunità di continuare la nostra avventura cyberculturale grazie ad una ricca ed ordinata serie di consigli per libri, siti e film.


Ora un signore alla moda: Jeremy Rifkin. È uno dei più attenti e conosciuti studiosi della globalizzazione, osannato dagli antigiottini, ma apprezzato anche dai sostenitori del libero mercato mondiale. Le sue analisi sono lucide. Le sue riflessioni sono profonde e spesso inquietanti. Fra i suoi bestsellers consiglio:

Jeremy Rifkin, L’era dell’accesso. Mondatori, 2001

Con la sua prosa ampia e convincente, Rifkin disegna con dovizia di particolari l’inizio del terzo millennio pervaso dalle nuove tecnologie che stanno appunto cambiando radicalmente la struttu­ra della società e il nostro modo di vivere. Egli ci spiega con lucida passione perché in un imminente futuro la proprietà sarà sostitui­ta dall’accesso a pagamento a ogni genere di bene o servizio o esperienza culturale, perché pa­gheremo di più e possederemo sempre dì meno, perché il fossato tra chi è connesso alla rete e chi non lo è sarà sempre più profondo e perché i più grandi provider internazionali, che avranno le chiavi dell accesso, sono destinati a controllare la vita di ciascuno di noi. Ma suggerisce anche la possibilità di una maggiore diffusione della cono­scienza, della democrazia e del benessere e ipo­tizza l’affrancamento dalla schiavitù del lavoro.


Se avete un po’ di tempo e vi avanza qualche spicciolo, procuratevi questo tascabile: vi aiuterà ad affrontare con qualche anticorpo in più l’onda d’urto del nuovo capitalismo culturale e a vivere meglio e con maggiore consapevolezza nell’era di Internet e della New Economy.

Se, infine, per il momento non volete impantanarvi in letture comunque impegnative, potete avere una discreta idea del dibattito in corso sul virtuale attraverso un’antologia tascabile di ottimo livello:

Jader Jacobelli (a cura di), La realtà del virtuale, Laterza, 1998

Il libro – che registra una trentina di interventi di autori diversi (Arcidiacono, Ferrarotti, Fini, Nicoletti, Parisi, Zecchi…) – presenta i rischi e le opportunità di ogni varietà: qualcosa piace, qualcosa meno. Ma si può scegliere.