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Il più bello dei mari

è quello che non abbiamo ancora navigato.

(Nazim Hikmet)

 

 

 

 

Ragzzo che legge - disegno in bianco e nero

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ragzza che legge - disegno in bianco e nero

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il computer dà lezioni


Un altro intrigante dibattito che investe da tempo il mondo della formazione è quello della Formazione a Distanza (FAD). Non è un dibattito nuovo. Ma certamente le possibilità offerte dalla telematica amplificano vertiginosamente opportunità e rischi di questa strategia educativa.

“La FAD di terza generazione utilizza per definizione in modo intensivo le opportunità offerte dalla telematica. Quello che la distingue dalla FAD di prima generazione (gio­cata sostanzialmente per vie postali) e dalla FAD di seconda generazione (già in grado di utilizzare strumenti multimediali e strategie di telecomunicazione, queste ultime non ancora informatizzate) non è soltanto la qualificazione delle relazioni (velocizzazione, intensificazione) e la quantità/qualità dei materiali informativi messi in rete, bensì la possibilità di adottare modalità di apprendimento di tipo costruttivista e di consentire la costruzione sociale delle conoscenze attraverso forme telematiche di lavoro collabora­tivo tra gli studenti.

La FAD di terza generazione, nelle sue ipotesi teoriche più avanzate, definisce in parti­colare il proprio progetto secondo i nuovi scenari offerti dagli ambienti di apprendi­mento.” (Luigi Guerra, Educazione e tecnologie, cit.). “Il soggetto che apprende secondo la logica degli ambienti di apprendimento si trova nelle condizioni di essere egli stesso il ‘costruttore’ della propria conoscenza. Il modello costruttivista, che rappresenta un riferimento importante e forse addirittura essenziale nell’applicazione delle infotecnologie alla didattica, vede, infatti, il soggetto impegnato in prima persona nel difficile compito di costruire il proprio edificio del sapere e per fare questo egli si avvale di supporti di vario tipo: degli strumenti (le tec­nologie nella loro natura hardware), dei metodi — che scaturiscono dall’incontro tra tec­nologie e didattica — e delle interazioni attraverso i circuiti infotelematici — tra i sogget­ti — e con le infotecnologie (rapporto uomo/macchina)” (Bruschi B., Tecnologie dell’istruzione e nuove didattiche, Tirrenia stampatori, Torino, 2002 – citato da  Guerra, Educazione e tecnologie, cit.).


L’antico regno della formazione in presenza (la nostra scuola) non può quindi ignorare l’avanzata minacciosa (?) della galassia FAD. Meglio conoscere presto e bene il nemico (o futuro alleato?). Cominciamo allora da uno volumetto, edito da Carocci e curato da Valerio Eletti, che ha un titolo semplice quanto intrigante: Che cos’è l’e­learning.

Valerio E. (a cura di), Che cos’è l’e-learning, Carocci, 2002

La parola a Eletti: “Possiamo vedere un bambino di quattro o cinque anni che impara a leggere e a scrivere giocando con un Cd-Rom che gira sul computer di casa; e un ragazzo che naviga in un videogame ambientato nel medioevo e che per vincere deve superare prove e muoversi in ambienti rigorosamente storicizzati, memorizzando senza quasi accorgersene le regole politiche e sociali della vita medievale così come le hanno ricostruite i maggiori studiosi internazionali; e ancora, un laureato sottoccupato o disoccupato che si collega un paio d’ore al giorno a un sito Internet per seguire le lezioni in autoapprendimento o in aula virtuale erogate da una prestigiosa università americana che, alla fine degli studi, gli rilascerà il master in business administration... oppure un operaio che indossati guanti e casco interattivi si immerge nella realtà virtuale per simulare un pericoloso lavoro su un pilone dell’alta tensione, fiscalisti che seguono corsi d’aggiornamento e così via”.

Tutto questo e molto altro è l’universo in espansione dell’electronic learning, dell’insegnamento e dell’apprendimento attraverso macchine digitali, «qualcosa di importante, forse di rivoluzionario, nei meccanismi di ap­prendimento dell’essere umano».

L’agile testo, scritto da Paolo Chigine, Carmen Pisani e Antonella Giulia Pizzaleo, ripercorre la storia, le tecniche, le teorie, il mer­cato, i trend dell’e-learning, offrendo un quadro completo ed esauriente di un mon­do in veloce evoluzione. Ed è un ottimo punto di partenza per scandagliare il territorio della multimedialità legata all’istruzione, la formazione online, il computer based training, cose che ora sembrano strane e che invece in tempi relativamente brevi diventeranno d’uso comune.

In Italia, nelle aziende le tecniche dell’e-learning si stanno facendo strada abbastanza rapidamente, mentre nel mondo della scuola e dell’università si sono andate moltiplicando le sperimentazioni, spes­so con risultati eccellenti ma, come sottolinea Eletti, «non c’è alcun organo centrale in grado di raccogliere i risultati e disseminare le esperienze di successo sul territorio, né di standardizzare le linee guida più efficaci rispetto al contesto e agli obiettivi didattici di ogni livello e grado della pubblica istruzione».

Si potrebbe dire, con un pizzico di ottimismo, che la situazione in Italia, insomma, è fluida, divisa tra punte di qualità elevata e forti resistenze verso il nuovo, caratterizzate dalla «paura da parte di chi detiene il potere burocratico di perderlo con l’arrivo di nuovi strumenti».

Quello dell’e-learning, insomma, è un territorio di frontiera, ricco, affascinante, inquietante… con il quale i docenti devono forzatamente familiarizzare sia per il loro percorso di aggiornamento (vedi le ultime tendenze ministeriali che tendono a privilegiare le FAD per la formazione degli insegnanti) sia, soprattutto, per la loro progettualità ddidattica. Credo infatti che i modelli costruttivisti disegnati da strategie di FAD intelligenti possano integrarsi con il quotidiano lavoro in classe e rendere più attivo, partecipe ed efficace il dialogo educativo.

Se hai ancora sottomano il bel libro di Guerra (Luigi Guerra, Educazione e tecnologie, cit.), leggi le sue illuminanti riflessioni in proposito (pp. 17-20). Sull’argomento puoi vedere anche i lavori di Trentin (in particolare: Trentin G., Insegnare e apprendere in rete, Zanichelli, 1998) e di Calvani (in particolare: Calvani A., Educazione, comunicazione e nuovi media: sfide pedagogiche e cyberspazio, UTET, 2001).