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Il più bello dei mari

è quello che non abbiamo ancora navigato.

(Nazim Hikmet)

 

 

 

 

Ragzzo che legge - disegno in bianco e nero

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ragzza che legge - disegno in bianco e nero

 

 

 

 

 

 

Piacere PC: incontri ravvicinati con il Personal Computer


Torniamo ora a consigli più buonisti.

Coloro che magari si avvicinano per la prima volta all’universo informatico – e/o che hanno una visione più edulcorata della scuola italiana - possono trarre grande giovamento dalla lettura di un libro non recentissimo (1998: quattro anni sono un’epoca per l’informatica!) – ed ovviamente in parte superato per quanto riguarda i consigli tecnici che dispensa nella seconda parte -, ma sicuramente ancora molto utile, incisivo, interessante:

Marco Gasperetti, Computer e scuola, Apogeo, 1998

Il testo è semplice, agile, simpatico e rappresenta un buon viatico per avere un approccio soft con il PC multimediale. Il risvolto di copertina lo fotografa piuttosto bene:

Gasperetti suggerisce i punti di partenza per l’utilizzo equilibrato del computer, ben sapendo che il computer è uno “scatolone vuoto” che va riempito con fantasia e creatività e integrato con i mezzi più tradizionali della scuola, il libro, la matita, il foglio da disegno.

Quando si parla di computer e scuola. infatti, è facile cadere in affermazioni scontate e indimostrabili. Tutti abbiamo ascoltato le previsioni sugli effetti dei computer a scuola, sulla rivoluzione dei metodi di studio di Internet e su come la multimedialità avrà effetto sul programmi didattici.

In realtà l’universo delle tecnologie dell’istruzione è ancora in divenire ed è difficile prevedere il futuro. Oggi però è possibile tentare un’analisi del fenomeni in corso, spesso frutto di sperimentazioni autonome, per evidenziare i tratti comuni e tracciare un primo breve bilancio del risultati finora ottenuti.

Il moltiplicarsi delle fonti e delle forme di informazione deve perciò essere salutato come un nuovo e potente strumento in grado di rivoluzionare completamente la comunicazione e la didattica.

Computer e scuola non vuole essere un manuale tecnico per addetti al lavori: anche chi si avvicina per la prima volta al mondo dell’informatica potrà trovare in questa agile guida una risposta alle domande e ai luoghi comuni più diffusi.

La fatica di Gasperetti è veramente un modo equilibrato per avvicinarsi senza pregiudizi alla problematica insita nel rapporto fra scuola e nuove tecnologie; un modo non urlato per cominciare a riflettere serenamente su quesiti non sempre pacifici e pacificanti:

  • Il computer è una creatura mitica dotata di potere trascendente?

  • L’informatica è dunque una rivoluzione liberatoria?

  • Internet rappresenta la nuova democrazia o è invece il “grande fratello”?

  • Apocalittici e apologisti hanno una qualche ragione per disputare sul futuro del pianeta?

  • Come uti­lizzare il computer, in quali settori, con quali finalità?

  • Serve l’ipertesto? Qual è il rap­porto fra gioco e computer?

  • Quali devono essere i requisiti per­ché un CD-ROM sia un valido sussidio didattico?

  • Un computer può cambiare la personalità di un bambino e il suo linguaggio senza che lui se ne accorga? I media sono freddi o provano emozioni?

  • Il computer cambierà la scuola?


“Senza ideologismi o fumisterie, Gasperetti dichiara la sua convinzione che il computer possa con­tribuire a cambiare la scuola, ma nello stesso tempo confessa di non avere strumenti scientifici per dimostrarla. Coerentemente, il libro non si propone di portare dimostrazioni: il suo scopo e sem­mai di convincere il lettore (maestro, professore, allievo, genitore) a sperimentare nella pratica se effettivamente quella macchina è di aiuto nel processo formativo.

Gasperetti non perora una causa, ma affida alla concretezza e alla chiarezza espositiva delle sue indicazioni di lavoro il compito di convincere. Partendo dalla constatazione che il computer è un medium vuoto, da riempire di contenuti, i capitoli di questo libro illustrano sia il linguaggio e le tecniche specifiche che il medium richiede per essere riempito, sia il tipo di contenuti e di operazioni che meglio rispondono a esigenze didattiche sperimentate o sperimentabili.

Agli eccessi di certo pedagogismo che finisce per fare del computer un “semidio automatico”, capace di chissà quali diavolerie didattiche, questo libro contrappone la pacata certezza che quella macchina assolve già a un importante ruolo formativo nell’atto stesso in cui l’utente si familiarizza con lei, la piega alle sue necessità conoscitive, la introduce nel circolo della comunicazione docenti-discenti.

Ne esce delineata una didattica del “fare”, del comunicare, dell’imparare con gioia alla quale il libro non porta sostegni teorici esibiti, ma porta soprattutto il sussidio di nozioni, indicazioni, suggerimenti ora in forma di racconto e di aneddoto, ora di analisi tecnica, ora di glossario o di scheda riassuntiva.

Il computer deve essere un oggetto amichevole. Fra i risultati che esso consegue sottolineerei in modo particolare quelli di avere spogliato il computer dell’aura di mistero che lo circonda, di avere moderato l’eccesso di aspettativa che esso produce e, sopra ogni altra cosa, di averlo restituito alla sua funzione di oggetto amichevole.

Così come amichevole è l’immagine della scuola che questo libro dipinge: non la scuola ludica e “leggera” di certa pedagogia, ma una scuola serena, fattiva, collaborativa, segnata dal piacere dell’apprendere.” (dall’introduzione di Marco Santagata).