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agati mario Avviso ai
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Il più bello dei mari è quello che non abbiamo ancora navigato. (Nazim Hikmet)
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Eppure molti di noi lo fanno ancora con passione e con ottimi risultati. Sentirsi dire quasi ad ogni pagina che è tutto sbagliato e tutto da rifare da un Bartali virtuale che ha letto più libri di quello reale, ma che di quello reale non ha la casalinga ironia, non è esattamente una libidine pazzesca. Il serioso Bartali in questione è Domenico Parisi, ed il libro che vi invito a leggere è: Domenico Parisi, Scuol@.it, come il computer cambierà il modo di studiare dei nostri figli, Monadori, 2000 Perché vi suggerisco questa neanche tanto sottile autoflagellazione psicologica? Intanto perché è comunque importante conoscere l’idea che della scuola hanno alcuni grandi boss della tecnocrazia emergente. E poi perché, al di là della facile ironia, il testo getta uno sguardo finalmente e veramente aggiornato sulle prospettive aperte dalle nuove tecnologie. In questo libro Domenico Parisi mostra (e in qualche modo dimostra) come sia necessario rivoluzionare il modo di apprendere mediante un uso intelligente e dinamico delle tecnologie. Un libro che farà discutere. E se vogliamo cominciare a discuterne assieme, leggiamolo. Intanto vi scannerizzo le due pagine introduttive che dovrebbero darvi almeno l’idea del contenuto del libro. "Della scuola si discute ogni giorno. La ragione è molto semplice. I suoi problemi interessano personalmente un gran numero di persone, cioè gli studenti, i loro genitori, gli insegnanti. Interessano anche i pedagogisti e gli intellettuali, che ne discutono sui giornali e nei libri, e i politici, che ne fanno oggetto di interventi e riforme. Eppure, nonostante tutto questo discutere e intervenire, la società oggi dimostra una singolare impotenza a risolvere i «problemi della scuola», tanto che essa sembra in una sorta di crisi perenne da cui non riesce a uscire, una crisi che si manifesta in primo luogo come un malessere in chiunque abbia a che fare con la scuola. Una delle ragioni fondamentali che spiegano tale impotenza è che i problemi della scuola di cui si discute, e che si cerca in qualche modo di risolvere, non toccano la sostanza delle cose, le ragioni profonde del disagio, mentre dei problemi veri, quelli che stanno alla radice della crisi storica dell’istituzione scuola nelle società moderne economicamente avanzate, c’è scarsa consapevolezza, in particolare di quanto siano profondi e radicali. I problemi veri della scuola non sono la riorganizzazione dei cicli scolastici, il modo in cui vengono fatti gli esami, la formazione degli insegnanti, i loro stipendi, l’autonomia didattica, l’introduzione di un sistema di valutazione dei ragazzi oggettivo e valido su tutto il piano nazionale, l’incentivazione della produttività delle scuole e l’incentivazione allo studio per gli studenti «capaci e meritevoli». Anche quando questi problemi venissero risolti tutti, non si sarebbe fatto nulla per portare la scuola fuori dalla crisi strutturale che sta attraversando. E lo stesso vale per problemi più «politici» come il finanziamento della scuola privata o il fatto che il successo scolastico è ancora legato al livello socioculturale della famiglia. Quali sono allora i veri problemi della scuola? I veri problemi della scuola non sono i problemi della scuola ma sono i problemi della società. Interessano, o dovrebbero interessare, tutti: genitori, cittadini, chiunque voglia capire cosa sta succedendo nella società e cosa si deve fare individualmente e collettivamente. Le discussioni e gli interventi sulla scuola non riescono a uscire dal cerchio dei problemi superficiali che abbiamo elencato perché il sistema scuola guarda al suo interno quando invece dovrebbe guardare fuori di sé, nella società. Secondo lo storico Eric Hobsbawm «le fondamenta stesse della nostra società sono state terremotate dalla rivoluzione economica, sociale e culturale dell’ultima parte del XX secolo». La scuola sembra muoversi ancora in una società pre-terremoto. Tutti i problemi della scuola sono difficili da risolvere, anche quelli che abbiamo definito superficiali, figuriamoci quelli veri. Questi ultimi lo sono molto di più:
Una nuova didattica multimedialeLeggermente più sofferto questo consiglio: Nicola Maragliano, Nuova didattica multimediale, Laterza, 1998 Perché più sofferto? Un po’ per certe argomentazioni (forse stranianti allora -1998! - ma più scontate oggi) molto per il CD-ROM allegato (piuttosto lontano dagli standard grafici attuali). Ma Maragliano è ormai un’autorità nel campo delle nuove tecnologie, ha giocato un ruolo di primo piano nella diffusione dell’informatica nella scuola, e questo suo comunque vivace lavoro aiuta a riflettere su pregi e difetti del nostro sistema scolastico in vista di una possibile (probabile?) rivoluzione didattica. Un testo dunque acuto e a tratti divertente. Un viaggio nel pianeta della multimedialità per definire le funzioni, gli strumenti, gli obiettivi che la didattica più avanzata può oggi porsi con l’aiuto delle nuove tecnologie. A Maragliano sono riconoscente soprattutto per le acute osservazioni a proposito dell’importanza della musica per avvicinarsi al modo di comunicare dei ragazzi. |