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Il più bello dei mari

è quello che non abbiamo ancora navigato.

(Nazim Hikmet)

 

 

 

 

Ragzzo che legge - disegno in bianco e nero

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ragzza che legge - disegno in bianco e nero

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL nuovo Golem


Cominciamo ora a navigare un po’ oltre le reti di protezione del cantiere scolastico. Ed un bel modo di prendere una boccata d’aria ce lo offre l’affabile libro di Giuseppe Longo:

Giuseppe O. Longo, Il nuovo Golem. Come il computer cambia la nostra cultura, Laterza, 1998

Simpatico, ironico, grande affabulatore, Longo offre una sintesi stimolante della rivoluzione informatica, con i suoi vantaggi ed i suoi rischi, la sua storia e l’impatto sulla società e sullo sviluppo delle altre scienze.

Leggero ed intrigante, il primo capitolo (La rivoluzione informatica) disquisisce elegantemente di etilismo tecnologico, metatecnologia, dell’interessante ossimoro delle realtà artificiali, della (con)fusione tra reale e virtuale, di come la tecnologia modifichi la nostra ontologia, del mito dell’onniscienza, eccetera. Impedibile il quarto capitolo (Società, senso e storia) che dedica ampio spazio all’informatica e la scuola.

Senza integralismi né particolari recriminazioni, Longo invita la scuola a prendere atto della nuova rivoluzione informatica (“Le decisioni vanno prese e anche non prendere decisioni, in fondo, è una decisione”), a cercare un incontro proficuo fra lingua tradizionale e lingua iconica senza però rinunciare ad un rapporto comunicativo interpersonale.

“In questo rapporto sono importanti i messaggi scambiati, ma anche le emozioni e le coloriture affettive, che gli insegnanti, come i bambini, sanno cogliere e apprezzare perché sono, prima di ogni altra cosa, esseri umani e quindi posseggono un bagaglio innato di capacità comunicative che, tranne nei casi patologici, dopo la nascita viene esercitato e affinato nelle interazioni con l’ambiente e con gli altri.” (p. 93).


Dal libro stampato al libro multimediale

Il passaggio di testimone da un affabile affabulatore (del resto Longo è anche un affermato autore di opere narrative) ad un altro fine conversatore mi giunge naturale. Sto parlando di Antonio Calvani, vera eminenza a colori della multimedialità italica. Profondo ricercatore ed abile intrattenitore, Antonio lavora da un buon decennio per difendere e diffondere nella nostra scuola la cultura ipertestuale. Molti di voi lo conosceranno, tra l’altro, come uno degli artefici del fenomeno Amico Tessitore (il popolare software per ipertesti) o come autore (o coautore) di saggi didattici di taglio operativo (Informatica per educatori, Garamond 1994; Multimedialità nella scuola, Garamond 1996; ecc.).  Di suo, però, vale la pena di ricordare soprattutto un classico:

Antonio Calvani, Dal libro stampato al libro multimediale, la Nuova Italia1990

Il saggio- al di là della patina rétro di alcune esemplificazioni -  è ricco di riflessioni acute che reggono la patina del tempo.

Entrato nel mondo giovanile dal versante del gioco (videogames), il computer estende adesso la sua influenza su attività “serie” che si svolgono nei luoghi tradizionalmente preposti alla formazione cognitiva: scrivere, consultare, studiare. Se scrivere con il computer è ormai un’attività sempre più accettata, in ambito educativo stanno per entrare massicciamente anche libri ed enciclopedie elettroniche: nei prossimi anni vedremo sempre più i giovani “studiare” con il computer. In cosa sarà diverso l’impie­go di un libro elettronico da quello stampato? Che influenza eserciteranno le nuove tecnologie sulle forme del pensiero individuale? Siamo dinanzi alla fine della “civiltà Gutenberg” e con essa di quelle forme di riflessione e interiorizzazione che la diffusio­ne della stampa ha decisamente valorizzato?

Questo libro esamina i rapporti tra media e mente ricercando gli spazi e le opportunità che soprattutto i nuovi media elettronici offrono per la crescita cognitiva. La tesi principale è che proprio a fianco delle operazioni di scrittura, consultazione e studio che le nuove tecnologie permettono, va ricercato il potenziale formativo più promet­tente, consentito dall’avvento dei moderni sistemi informatici (word processor, data base, ipertesti).

In questo senso il computer può essere visto in un’ottica di continuità storica nei riguardi della scrittura e della stampa e dei correlati noetici che a queste innovazioni si sono storicamente accompagnati; inserendosi in tale processo, esso può valorizzare ancor meglio ambiti cognitivi preesistenti e aprire nuovi spazi collaterali per lo svilup­po di forme elevate di pensiero.


Non posso però abbandonare il paragrafo dedicato a Calvani, senza consigliarvi di avere sottomano anche una delle ultime fatiche che il docente fiorentino ha condiviso con l’amico ed esperto di Internet Mario Rotta:

Antonio Calvani e Mario Rotta, Comunicazione e apprendimento in Internet. Didattica costruttivistica in rete., Erikson, 1999

Il volume, denso di riflessioni acute e coinvolgenti, indica a noi educatori le competenze e gli atteggiamenti necessari per creare ambienti di apprendimento in rete. Gli autori  classificano il rapporto tra la rete e l’apprendimento secondo quattro modalità: accesso all’informazione, costruttivismo in rete, comunicazione e organizzazione. Sono queste, a loro avviso, le architravi in grado di sorreggere le azioni didattiche in rete. Oltre alle analisi critiche ed suggerimenti operativi, il manuale è fondamentale per tutti coloro che vogliono usare la rete a scopi didattici grazie alle numerose esemplificazioni pratiche, alla ricca bibliografia, ai numerosi indirizzi Internet che mette a disposizione per sperimentazioni guidate.


Schiavi del computer?

Potremmo ora uscire dallo specifico scolastico con un classico (nell’era dell’informatica tre anni sono lunghi un secolo, perlomeno!) della cyberletteratura:

Gregory J. E. Rawlins, Schiavi del computer? Laterza, 1999

Grazie a questo libro ho passato un intrigante pomeriggio e credo che lo stesso potrebbe accadere a molti di voi, ludisti o luddisti del computer. Rawlins propone “un’indagine sulle macchine, sui computer, sulla vita e sulla natura umana, scritta in uno stile scintillante. Pieno di metafore e di analogie di grande originalità, questo libro è allo stesso tempo leggero e profondo. Ogni essere pensante, prendendolo in mano, lo troverà coinvolgente, spiazzante, inquietante e deliziosamente provocatorio” (D. Hofstaedter).